Aversa

Pietro e Roberta, una semplice e bella storia d’amore spezzata per sempre

Roberta Pizzo e Pietro Capone con in braccio il figlio di due anniAVERSA. Emergono ora dopo ora gli inquietanti particolari sulla morte di Pietro Capone, il 23enne di via Belvedere barbaramente ucciso per difendere la moglie dalle insidie di un ragazzino.

Una storia d’amore come tante quella tra Pietro e Roberta Pizzo, 21 anni. Si erano conosciuti in piazza, come succede a tanti ragazzi, ed era scoppiato il colpo di fulmine. Poco dopo avevano comunicato alle famiglie la volontà di sposarsi, anche se lei, unica figlia femmina con tre fratelli maschi, era considerata la piccola di casa. Si sposavano il 23 febbraio del 2008 e poco dopo nasceva un figlio, il dono più bello ed atteso. Ma quella che poteva essere una lunga e felice vita insieme è stata interrotta bruscamente nella serata di giovedì 14 ottobre, quando il diciottenne Mario Borrata, detto “Mario ‘o romano”, uccideva con due coltellate alla gola il suo “rivale in amore”. Si, perché il ragazzino così considerava il marito di Roberta, che da mesi molestava e voleva per sé. Poco importava se la ragazza lo respingeva, nascondendo anche al marito le continue attenzioni del diciottenne. un po’ per quel pudore che caratterizza le brave ragazze, un po’ per paura della reazione del ragazzino, considerando che è figlio di Vincenzo Borrata, ritenuto legato del clan dei casalesi – fazione Della Volpe (di estrazione “bidognettiana”), attualmente detenuto con l’accusa di tentata estorsione aggravata.

Alla fine, destino voleva che Pietro venisse a conoscenza delle insidie di Borrata nei confronti della moglie. Ecco che decideva di incontrarlo in Piazza Marconi, zona centralissima di Aversa e molto frequentata. Il giovane imbianchino arrivava in bici, voleva solo parlare con Borrata, dirgli di lasciar perdere la moglie. Lo trovava vicino al “Piazza”, locale situato nella zona nord della ex Piazza mercato, vicino alla sua minicar. Lo affrontava verbalmente ma la discussione degenerava. Borrata estraeva un coltello e feriva al collo Capone, che riusciva solo a fare pochi passi, fino ad accasciarsi a terra in un lago di sangue.

I soccorsi giungevano immediatamente, ma Pietro poco dopo il ricovero in ospedale. Il suo aggressore, invece, si dava alla fuga, con ancora gli abiti sporchi di sangue. Venivano rintracciato poco dopo a Capua, vicino al ponte della Dsm (ex Pierrel) ed arrestato dagli agenti del commissariato di Aversa guidati dal dirigente Luigi del Gaudio e dal vice Luigi Graziano, che lo conducevano nella casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere.

Durante l’interrogatorio di venerdì mattina, quando gli è stata notificata l’accusa di omicidio volontario aggravato e detenzione illegale di coltello, non ha battuto ciglio. Inoltre, non ha voluto rivelare dove ha nascosto l’arma del delitto, cercata tutta la notte nei cassonetti dell’immondizia dell’intero perimetro cittadino. Forse non ha neanche compreso di aver distrutto la vita di una giovane coppia e del loro bambino di 2 anni, e la propria.

Intanto, su Facebook sono numerosi i messaggi di solidarietà e anche di condanna per l’episodio. “Qui nessuno dice niente, tutto tace, sempre. Questa è la cosa più allucinante, così persone come Pietro Capone sono doppiamente vittime”. “Sto vivendo in un incubo, possibile che non si sia fatto vivo nessun rappresentante delle istituzioni, in particolar modo della città di Aversa, per dire qualche parola su quello che è accaduto a Pietro Capone? Vi prego se qualcuno avesse notizie in merito me le comunichi. Sto uscendo pazzo”. “Giustizia per Pietro Capone-Ergastolo”. Mentre l’associazione Libera e il Comitato Don Diana hanno annunciato una manifestazione.

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