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“Cavallo di ritorno” per trattori: arrestato albanese, altri due ricercati

Eduard TashaMACERATA CAMPANIA. A conclusione di un’articolata indagine, coordinata e diretta dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, …

… i carabinieri di Macerata Campania hanno proceduto all’esecuzione di tre ordinanze di misure cautelari personali nei confronti di tre cittadini di nazionalità albanese facenti parte di un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di delitti di furto in abitazione e di estorsione, dei quali solo uno di essi è stato rintracciato e tratto in arresto, precisamente: Eduard Tasha, 25 anni. Gli altri due destinatari del provvedimento restrittivo risultano al momento irreperibili ed attivamente ricercati.

La complessa attività delittuosa è consistita nel furto di alcuni trattori e nella successiva richiesta estorsiva ai proprietari ditali mezzi agricoli, per il pagamento di somme di denaro anche elevate in cambio della restituzione degli stessi. Tale richiesta veniva accompagnata dalla concreta minaccia che altrimenti i mezzi sottratti sarebbero stati incendiati o comunque mai restituiti.

Nell’ampia congerie di condotte simili – quanto mai diffuse nel territorio campano – il dato relativo alla natura dei veicoli rubati ed oggetto della richiesta estorsiva è tutt’ altro che irrilevante. A differenza delle automobili e dei motocicli, infatti, i trattori si caratterizzano per alcune peculiarità che ne renderebbero in astratto meno conveniente il furto, ma che di converso connotano di particolare appetibilità l’estorsione; i mezzi agricoli sono estremamente costosi e mantengono la loro utilità e capacità operativa anche per decenni ragion per cui, per gli agricoltori che ne sono proprietari, la loro sottrazione costituisce un danno economico notevole, il che rende dunque questi ultimi maggiormente sensibili alle richieste estorsive.

Risulta accertato, anche attraverso le operazioni di intercettazione telefonica, che i rischi e la scarsa remuneratività dei furti consumati, hanno indotto gli indagati a programmare la sottrazione dei trattori proprio in funzione della successiva richiesta, la quale dunque non costituisce un epilogo occasionale e casuale della vicenda ma si inserisce in un meccanismo unitario e preordinato.

L’organizzazione criminale prevedeva da un lato la commissione di più delitti funzionalmente collegati gli uni agli altri e dall’altro poteva contare sulla presenza stabile di sodali che fossero in grado di individuare il trattore da asportare e i suoi proprietari, compiere il furto, nascondere il mezzo agricolo, contattare i destinatari dell’estorsione e formulare loro le richieste e le minacce, per assicurarsi infine l’incasso della somma pattuita, provvedendo a far ritrovare il mezzo senza farsi scoprire né individuare. Tale complessa attività è alla base della contestazione dell’associazione a delinqueere.

Ultimo in ordine di tempo, ma non di importanza, è il caso del rifiuto da parte dell’estorto di pagare la somma pretesa, laddove era indispensabile fare sparire il mezzo attraverso un circuito di ricettatori, certo e prontamente attivabile, per liberarsi rapidamente dell’ingombrante refurtiva. Tutti i mezzi sottratti sono stati ritrovati e restituiti ai legittimi proprietari.

La vicenda risulta collegata ad altra condotta, su cui si è già pronunciato il Gip di Napoli che parimenti concedeva misura cautelare personale. Il solo Tasha, inoltre, risulta gravato da precedenti penali specifici per numerosissimi delitti di furto anche in abitazione e ricettazione.

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