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P3, concessi i domiciliari a Martino

Arcangelo MartinoROMA.Il gip del tribunale di Roma, Giovanni De Donato, ha concesso gli arresti domiciliari ad Arcangelo Martino, arrestato nel luglio scorso perché coinvolto nell’inchiesta della procura di Roma sulla cosiddetta P3.

La decisione del giudice è giunta dopo che i legali dell’ex consigliere comunale di Napoli, gli avvocati Giuseppe De Angelis e Simone Ciotti, avevano presentato una nuova istanza dopo che nelle scorse settimane il Gip si era opposto alla scarcerazione nonostante il parere positivo espresso dai pm che conducono l’inchiesta.

Martino, una delle figure chiave dell’inchiesta sulla presunta loggia segreta, era stato ascoltato venerdì scorso dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal sostituto Rodolfo Sabelli.Nel corso dell’interrogatorio l’imprenditore napoletano avrebbe confermato quanto detto nell’interrogatorio del 18 agosto scorso, durante il quale fece alcune ammissioni sull’organizzazione, e in particolare sulle manovre in Cassazione per favorire la Mondadori e su pressioni verso membri della Consulta per il Lodo Alfano. Martino avrebbe fornito chiarimenti su alcune intercettazioni e sulla rete di contatti su cui la presunta loggia segreta poteva contare.

Ai magistrati, inoltre, avrebbe ribadito che “Cesare” era il nome in codice utilizzato nelle telefonato per indicare il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Degli arrestati dell’8 luglio scorso, restano dietro le sbarre l’imprenditore Flavio Carboni e Pasquale Lombardi.

Lo scorso 17 settembre alcuni quotidiani hanno diffuso la notizia di un tentativo di Martino di suicidarsi in carcere. “Un momento di sconforto dettato, – scriveva Repubblica – più che dalla tensione determinata complessa situazione giudiziaria di Martino, soprattutto dalla preoccupazione per la malattia della moglie aggravatasi fino alla scomparsa di una decina di giorni or sono. A metà agosto la donna aveva inviato un telegramma in carcere al marito per informarlo del suo stato salute e chiedendo di vederlo. Da quel momento il gip di Roma, preso atto della situazione apparsa subito molto difficile, ha più volte autorizzato Martino a vedere la consorte. Al ritorno da uno di questi incontri, i nervi dell’imprenditore hanno ceduto per un attimo e l’uomo ha provato a farla finita”.

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