Italia

Mafia, sequestrati 1,5 miliardi al “signore del vento”

Matteo Messina DenaroTRAPANI. Un miliardo e mezzo dieuro. E’ la cifra record sequestrata dalla Dia di Trapani all’imprenditore alcamese Vito Nicastri, 54 anni, considerato il “re dell’eolico” e prestanome del boss latitante della mafia Matteo Messina Denaro.

Le indagini, spigano gli inquirenti, “hanno confermato le relazioni con numerosi e qualificati esponenti mafiosi e con elementi legati a Cosa nostra”. Per la Dia Nicastri sarebbe legato non solo a Messina Denaro ma anche ”a consorterie criminali operanti nel messinese, nel catanese e alla ‘ndrangheta calabrese, in particolare con le ‘ndrine di Platì, San Luca ed Africo del reggino”.

Tra i beni ci sono 43 società di capitali, anche con partecipazioni estere, attivi nel settore eolico e fotovoltaico e intestatarie di centinaia di appezzamenti di terreno tra le province di Trapani, Palermo e Reggio Calabria, oltre a beni mobili, immobili e conti correnti, nel dettaglio terreni, palazzine, ville con piscina, magazzini, auto di grossa cilindrata, un lussuoso catamarano, depositi a risparmio, depositi titoli, polizze assicurative.

Nicastri aveva interessi anche all’estero e la sua attività consisteva principalmente nella realizzazione di parchi eolici e nella loro successiva vendita con la formula “chiavi in mano”, con ricavi milionari, considerato che ogni megawatt (MW) prodottoè venduto a circa 2 milioni di euro. Soprannominato “Il signore del vento”, l’imprenditore era già stato arrestato nel 2009 nell’ambito di un’inchiesta che aveva portato al sequestro per truffa di sette parchi eolici e dodici società nella zona di Avellino. Nove delle società sequestrate avevano sede ad Avellino, le altre tre in Sicilia. L’organizzazione, secondo gli inquirenti, avrebbe beneficiato di fondi pubblici producendo false attestazioni sulla titolarità dei terreni utilizzati per impiantare turbine e sulle disponibilità economiche presso istituti di credito. Il sistema messo a punto dall’organizzazione era basato su una rete di società, tutte riconducibili alle stesse persone, che detenevano la titolarità dei terreni e la disponibilità fittizia di capitali provenienti dall’estero, in particolare dall’Inghilterra, che corrispondevano all’importo del contributo già ottenuto dall’impresa.

L’attività investigativa, attraverso rogatorie internazionali, siè estesa anche in Olanda, Spagna e Inghilterra. I sigilli giudiziari erano scattati per alcuni parchi eolici realizzati dalle società indagate, in Sicilia, a Catania, Siracusa e Palermo e in Sardegna, a Sassari, pe un valore di 153 milioni di euro.

Secondo il generale Antonio Girone, direttore della Dia, il settore delle energie alternative sarebbe una delle attività economiche scelte da Cosa Nostra per il riciclaggio di denaro sporco. “E’ il più grande sequestro mai operato”, sottolinea il ministro dell’Interno Roberto Maroni.

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