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Berlusconi: “Disastro per immagine della politica”

Silvio BerlusconiROMA. “In questi giorni l’immagine che dà di sè la politica è davvero un disastro, è molto peggio del teatrino di sempre, del teatrino delle chiacchiere, degli insulti, delle falsità. Meglio lasciar perdere”.

Lo dice Silvio Berlusconi, in un audiomessaggio ai Promotori della libertà. “Fuori da questo teatrino, il nostro governo invece, il ‘governo del fare’, ha continuato a lavorare in silenzio su cose concrete, nell’interesse di tutti gli italiani”, ha aggiunto il presidente del Consiglio.

“Gli italiani hanno oggi un estremo bisogno di valori positivi, di valori etici e morali, hanno bisogno di ritrovare la fiducia nello Stato”, afferma ancora Berlusconi. “Il messaggio – aggiunge – che il lavoro straordinario dei nostri soldati in Afghanistan lancia agli italiani racchiude tutto questo e merita di essere conosciuto e considerato, merita di ricevere il plauso di tutto il Paese”.

Il messaggio integrale:

Care amiche e cari amici Promotori della libertà,
in questi giorni l’immagine che dà di sè la politica è davvero un disastro, è molto peggio del teatrino di sempre, del teatrino delle chiacchiere, degli insulti, delle falsità. Meglio lasciar perdere. Fuori da questo teatrino, il nostro governo invece, il “governo del fare”, ha continuato a lavorare in silenzio su cose concrete, nell’interesse di tutti gli italiani.
La missione che affido oggi a Voi e a tutti i militanti della Giovane Italia è di informare gli italiani, attraverso i gazebo e le iniziative sul territorio, su un aspetto particolare del nostro lavoro: sul ruolo dell’Italia e dei nostri soldati nelle missioni militari internazionali di pace. Un ruolo e un impegno che il nostro governo ha sempre considerato imprescindibile.
Il compito più impegnativo che stiamo svolgendo è di pacificare una vasta area dell’Afghanistan. E’ una missione non facile, che ci è costata il sacrificio di 30 nostri soldati, che sono degli autentici eroi del nostro tempo. A tutti i caduti e alle loro famiglie, che assistiamo in tutti i modi, confermiamo ancora una volta la nostra vicinanza e la nostra riconoscenza.
Il lavoro svolto dai nostri soldati riscuote l’apprezzamento unanime delle istituzioni internazionali che lavorano per la pace e per la sicurezza nel mondo, come mi ha confermato il Segretario Generale dell’Alleanza Atlantica, Anders Rasmussen, che ho incontrato pochi giorni fa a Palazzo Chigi.
Anche l’ex ambasciatore americano a Roma, Ronald Spogli, ha fatto un pubblico elogio della politica estera dell’Italia degli ultimi anni e ha affermato che grazie alle nostre missioni militari, prima in Kosovo e in Libano, e poi in Iraq e in Afghanistan, il nostro Paese non è più un “peso piuma” nello scacchiere internazionale, bensì un Paese protagonista, un Paese leader.
Ringrazio l’ambasciatore Spogli, che ha detto una verità molto semplice, e ci ha riconosciuto un ruolo che purtroppo la stampa italiana non vuol tenere in considerazione neppure come ipotesi, tanta e tale è la sua avversione pregiudiziale verso l’azione del nostro governo.
La verità è nei fatti. Sono 40 mila i nostri soldati che si alternano nelle missioni di pace. Oggi abbiamo più di 9 mila militari italiani schierati in 33 missioni internazionali in 21 Paesi. Il contingente maggiore opera in Afghanistan e si compone di 3.300 militari tra uomini e donne che entro la fine di quest’anno diventeranno quasi 4.000.
E’ una parte, un pezzo d’Italia, quello costituito dalle nostre ragazze e dai nostri ragazzi in missione, di cui siamo fieri e orgogliosi, anche se quasi nessuno ne conosce l’impegno e l’azione quotidiana, perché, lo sappiamo, il bene purtroppo non fa mai notizia.
I resoconti che mi pervengono giorno per giorno dall’Afghanistan parlano di un’azione che può a ragione essere considerata eroica, meritevole di essere conosciuta da tutti.
I nostri soldati che si occupano di ricostruzione percorrono migliaia di chilometri per incontrare ogni capo villaggio ed operano in modo efficiente, professionale ed onesto e si sono guadagnati così la fiducia di tutti gli alleati e in particolare degli Stati Uniti, che ora affidano proprio ai nostri soldati la gestione dei fondi per la ricostruzione.
Abbiamo riaperto molte scuole. Queste scuole hanno consentito in alcune aree di raggiungere, partendo da zero, percentuali di frequenza degli alunni simili a quelle europee.
Il lavoro di convincimento sui contadini è stato tale che molti hanno accettato, nella zona sotto il comando italiano, di convertire le coltivazioni di oppio in coltivazioni di zafferano.
Sul piano più strettamente militare, i nostri soldati – per conquistare la fiducia nei vari villaggi – dormono e mangiano tra la gente comune, ben sapendo che il rischio è molto elevato per possibili attacchi dei talebani.
Il duro compito di contrastare, quando occorre, con la giusta forza i talebani contribuisce a tenere il pericolo del terrorismo il più lontano possibile dalle nostre case, dalle nostre città e dalla nostra Patria.
A volte, lavorando sul terreno 24 ore su 24 sotto la minaccia armata dei talebani e sotto un sole che batte impietoso, i nostri soldati hanno costruito degli avamposti e strappato metro dopo metro il terreno ai talebani, consentendo così alle popolazioni afghane di ritornare nelle loro case e al lavoro nei loro campi. E’ accaduto così nella valle di Bala Murghab per settemila persone che erano state costrette alla fuga.
L’apprezzamento degli alleati nei confronti dei nostri militari che hanno il compito di addestrare le forze armate e soprattutto le forze di polizia afgane è altissimo. La specifica preparazione dei carabinieri in quest’ultimo compito è riconosciuta da tutti, e ci pone come leader indiscussi nell’addestramento che risulterà essenziale per raggiungere l’obiettivo di consegnare, progressivamente ed entro la fine del 2013, al governo afghano e alle sue forze armate e di polizia il controllo esclusivo del territorio, con il conseguente rientro in patria del nostro contingente.
Grazie a questo arduo lavoro, un lavoro che abbiamo svolto e stiamo svolgendo con grande impegno e con grande professionalità, senza clamore ma con la consapevolezza di servire bene il proprio Paese, i nostri militari si sono conquistati il consenso e la fiducia sia della popolazione afgana, sia, lo ripeto, dei nostri alleati internazionali.
Gli italiani hanno oggi un estremo bisogno di valori positivi, di valori etici e morali, hanno bisogno di ritrovare la fiducia nello Stato. Il messaggio che il lavoro straordinario dei nostri soldati in Afghanistan lancia agli italiani racchiude tutto questo, e merita di essere conosciuto e considerato, merita di ricevere il plauso di tutto il nostro Paese.
Un grazie di cuore va rivolto anche alle famiglie, ai padri, alle madri, ai figli che seguono con trepidazione questi nostri soldati impegnati nelle missioni internazionali, per il forte sostegno morale che hanno sempre assicurato ai loro ragazzi anche nei momenti più duri, a conferma del fatto che democrazia, libertà e solidarietà sono ideali e sono valori per i quali è giusto impegnarsi sempre e dovunque.

Care amiche e cari amici,
i nostri soldati in Afghanistan e negli altri 20 teatri operativi sono la parte più bella e più pulita dell’Italia.
Dovete raccontarlo e spiegarlo a tutti quelli che potete raggiungere.
Fatelo con lo stesso orgoglio che ho provato io leggendo i resoconti del loro lavoro quotidiano. E a questa loro azione all’estero voglio accomunare anche quella degli altri ragazzi e ragazze con le stellette che in Italia si prodigano sia per accrescere la sicurezza interna, sapete che sono migliaia i soldati impegnati nella sicurezza delle grandi città, sia per intervenire prontamente in tutte le occasioni di gravi calamità.
Quanto a Voi, Vi ringrazio tutti per il Vostro l’impegno costante ed efficace, e rivolgo a ciascuno di Voi un saluto affettuoso.
Che Dio benedica l’Italia e tutti i nostri soldati impegnati nelle missioni di pace.

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