Italia

Berlusconi chiede la fiducia: “Troppo odio, occorre coesione nazionale”

Silvio BerlusconiROMA. Per Silvio Berlusconi, che oggi compie 74 anni, è il momento più importante di questa legislatura. Il suo governo deve ottenere la fiducia che in mattinata ha chiesto alla Camera dei Deputati.

Lo scoglio è proprio l’Aula di Montecitorio, poiché, a differenza del Senato, bisogna racimolare la maggioranza per proseguire nell’azione di governo dopo la fuoriuscita dei deputati vicini al presidente della Camera Gianfranco Fini, riunitisi nel gruppo di Futuro e Libertà. Al momento, il premier ha conquistato sette voti “extra” per la sua coalizione, ossia quello dei sette deputati dell’Udc (i siciliani Calogero Mannino, Saverio Romano, Giuseppe Drago, Giuseppe Ruvolo ed il campano Michele Pisacane) e di due deputati dell’Api di Rutelli(Massimo Calearo e Bruno Cesario), che hanno lasciato i rispettivi gruppi parlamentari per aderire al gruppo misto. C’è bisogno di arrivare a quota 316 voti a favore.

Berlusconi ha parlato per un’ora alla Camera: nel suo intervento è tornato ad attaccare la magistratura “politicizzata”, rivolto caute aperture ai finiani e lanciato un appello ai moderati e alle forze responsabili dell’opposizione per un lavoro comune.

NESSUN ALTERNATIVA A QUESTO GOVERNO. “È assoluto interesse del nostro paese non rischiare in un periodo di instabilità una crisi. Occorre fare uno sforzo perchè ciò non accada e moltiplicare l’impegno comune per portare a termine legislatura” ha detto il premier.

TROPPO ODIO NEL PAESE, OCCORRE COESIONE. “C’è ancora troppo odio, un odio che può armare la mano dell’eversione. L’Italia è vittima di un passato che non passa”, ha detto il presidente del Consiglio, secondo il quale “i segnali si sono intensificati e tutti dobbiamo esserne preoccupati”. “Dobbiamo ripartire senza compromessi al ribasso. Ciascuno deve fare la sua parte, con senso di responsabilità e praticando il rispetto avversario al posto della faziosità. Lo dissi anche ad Onna: dobbiamo lasciarci alla spalle i residui della guerra fredda e degli schieramenti ideologici”, ha affermato ancora il premier.

CINQUE PUNTI. Berlusconi ha poi fatto un resoconto dell’attività governativa, iniziando dai temi economici, passando poi per la lotta alla criminalità organizzata e la poltica estera. Spazio poi ai cinque punti del documento annunciato le scorse settimane, a cominciare dal federalismo fiscale, grazie al quale, secondo il premier, “gli italiani potranno usufruire di servizi pubblici di uguale qualità in tutto il territorio nazionale” e non avrà aggravi per il bilancio dello Stato, assicura Berlusconi. Dopo il federalismo, il premier ha parlato dei temi fiscali in generale. Obiettivo è “il quoziente familiare, che già si sta sperimentando”.

GIUSTIZIA. “La giustizia è un pilastro fondamentale dello Stato di diritto. L’uso politico è un elemento di squilibrio”, ha poi aggiunto Berlusconi. Il presidente del Consiglio ha quindi sottolineato che il tema della giustizia “è una priorità del paese” ed è “uno dei pilastri dello stato di diritto”. Berlusconi ha sottolineato: “Alla politica spetta di fare le leggi, ai magistrati applicarle”. “Intendiamo completare tutti i punti di una riforma complessiva della giustizia sia civile che penale per dare efficienza al servizio ai cittadini affinché sia assicurata parità tra accusa e difesa e affichè in un processo ci sia la tutela per le vittime che la garanzia per gli indagati”, ha continuato. A proposito del tema della “ragionevole durata dei processi”, che rappresenta una “piaga” per troppi cittadini in attesa di un giudizio definitivo, “il governo presenterà a breve un piano straordinario per lo smaltimento dei processi” e la “delega” per la riforma della magistratura ordinaria. In questo contesto “riteniamo indifferibile un ulteriore aumento delle risorse della giustizia”.

FISCO. “L’obiettivo del governoè ridurre la pressione fiscale e disboscare un sistema fiscale rimasto invariato dagli anni 70”, ha detto Berlusconi. “Senza creare deficit, il governo intende intervenire entro la legislatura al varo di norme con revisione su famiglie lavoro, ricerca”.Inoltre: “Resta fondamentale l’obiettivo del quoziente familiare, che si sta parzialmente sperimentando in una rete di comuni tra cui la Capitale”.

SICUREZZA E MERIDIONE.“C’è una grande squadra che si chiama Stato”, rivendicando le operazioni svolte in sinergia con la magistratura e le forze dell’ordine e un profilo legislativo più duro nei confronti della criminalità organizzata. “Intendiamo continuare questa lotta” ha detto il premier, proseguendo nonostante le prime contestazioni di alcuni esponenti dell’opposizione. Berlusconi ha poi affrontato il tema legato allo sviluppo del Meridione, facendo un cenno al futuro completamento della autostrada Salerno-Reggio Calabria e alla progettazione del ponte sullo stretto di Messina, e ricevendo una bordata di fischi dall’opposizione. Berlusconi ha poi confermato la volontà del governo di andare avanti sulla reintroduzione del nucleare e ha ribadito la volontà dell’esecutivo di dare supporto e nuovi finanziamenti all’istruzione.

APERTURA A FLI. “Ho sempre sostenuto che ferma restando l’intangibilità del programma di governo tutto si può dibattere e migliorare”. È un passaggio dell’intervento del premier a proposito della nascita del gruppo di Fli. “Su problemi nuovi o sulla realizzazione del programma è necessario e legittimo il dibattito tra partiti della maggioranza per individuare la strategia più efficace alla risposta dei bisogni e per raccogliere maggiore consenso. La mia indiole personale è da sempre incline alla ricerca soluzioni nel confronto”, ha detto ancora il premier. In questi mesi “si è assistito a critiche aprioristiche al governo e a chi è stato chiamato a guidarlo dalla volontà popolare”, ha continuato il presidente del Consiglio. “Uno degli obiettivi più importanti che mi sono posto – aggiunge il premier – è stato quello di riunire i moderati italiani in una unica grande forza politica nel nascente bipolarismo”.

IL VOTO INTORNO ALLE 17. Dopo il discorso del presidente del Consiglio seguirà il dibattito parlamentare. Prevista per le 16.30 la replica del premier, seguita dalle dichiarazioni di voto.

I FINIANI DIRANNO “SI”. I finiani daranno un “sì condizionato”. La condizione è che il Cavaliere “riconosca il nostro ruolo”. Futuro e Libertà è convinto di essere determinante per la fiducia. Berlusconi mira invece a essere numericamente autonomo dai consensi dei finiani. Gianfranco Fini, di fronte alla scelta del governo di porre la fiducia, ha fatto sapere che votarà sì se “toni e contenuti” lo consentiranno. Se invece dovessero esserci passaggi indigesti, il presidente della Camera riunirà i suoi e si deciderà: “Mette la fiducia perché era all’angolo – dice uno dei dirigenti Fli – sa che non avrebbe toccato quota 316 e sarebbe stato costretto a dimettersi, se noi ci fossimo astenuti su una risoluzione non firmata anche da Fli. E allora cambia strategia. Resta il fatto che noi siamo determinanti”

BERSANI: “DISCORSO INCOMMENTABILE”. “È incommentabile, l’avete sentito anche voi. Non so in che Italia viva”. Èil commento a caldo del segretario del Pd, Pier Luigi Bersani.

L’INTERVENTO

DI BERLUSCONI

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