Esteri

Golfo del Messico, scongiurata nuova marea nera

 Una striscia di petrolio lunga quasi due chilometri e larga trenta metri. Sono queste le dimensioni del nuovo allarme nel Golfo del Messico dove, circa 130 km a sud di Grand Isle, in Louisiana, di fronte a Vermilion Bay, …

…giovedì è esplosa un’altra piattaforma petrolifera e solo dopo ore i mezzi di soccorso sono riusciti a domare le fiamme. I tredici lavoratori coinvolti nell’incidente sono stati soccorsi dopo che si erano buttati in acqua con i giubbotti salvagente in attesa di aiuto. La Guardia costiera statunitense ha reso noto che sono stati tratti tutti in salvo a bordo di un’imbarcazione privata, senza precisare le condizioni di un uomo che secondo le prime notizie sarebbe rimasto ferito dalle fiamme.

Come nel caso della Deepwater Horizon della Bp, la compagnia proprietaria della piattaforma Vermilion Bay, la Mariner Energy, subito dopo l’incidente ha cercato di minimizzare. La Mariner aveva inzialmente affermato che non c’era stata “alcuna fuga di greggio” dall’impianto e che la struttura era in manutenzione e non risultava operativa. Il pozzo nell’ultima settimana di agosto a regime trattava in media 263 mila metri cubi di gas e 1.400 barili di greggio e condensato al giorno. Invece la Guardia costiera ha affermato che è stata notata una scia di petrolio in mare lunga quasi due chilometri e larga 30 metri ma di non poter confermare la provenienza dalla piattaforma, ma, come testimoniato da alcuni operai salvati, il pozzo era operativo e non in manutenzione.

La deflagrazione è avvenuta alle 9 locali (le 16 in Italia). La piattaforma si trova a oltre 300 chilometri da quella della Bp esplosa cinque mesi fa. A differenza di quella della Bp, che ha provocato il più grave disastro ambientale statunitense, questa si trova a minore profondità: poco più di 100 metri contro gli oltre 1.500 della Deepwater Horizon. “Stiamo raccogliendo tutte le informazioni – si legge in un comunicato della Guardia costiera – circa eventuale pericolo per l’ambiente. A ogni modo stiamo portando in zona tutte le attrezzature di primo intervento in caso dovessero servire”. Il giornale di New Orleans, Times Picayune, riferisce che gli operai sono riusciti ad avviare il meccanismo di emergenza che chiude il pozzo subito prima di lasciare la piattaforma avvolta dalle fiamme. Però non sono in grado di assicurare che il sistema sia riuscito a entrare in azione.

Robert Gibbs, portavoce della Casa Bianca, aveva detto che Washington stava monitorando la situazione e comunque era pronta a intervenire nel caso di fuoriuscite di petrolio. Il governatore della Louisiana, Bobby Jindal, ha annunciato che la produzione di greggio dalla piattaforma è stata interrotta. Il governatore ha anche chiarito che le fiamme, che stanno ancora bruciando, sono alimentate dal petrolio stoccato sulla piattaforma e non dal flusso proveniente dal pozzo.

Le prime notizie dell’incidente hanno fatto salire di 40 centesimi il costo del greggio alla Borsa di New York, raggiungendo i 74,53 dollari al barile, perché all’esplosione si sono aggiunti i problemi che l’uragano Earl porterà alle infrastrutture estrattive della costa della Carolina del nord. Le azioni della Mariner Energy sono invece scese del 2% a 22,93 dollari dopo le prime notizie dell’esplosione. Anche i titoli di Apache, che era in procinto di comprare la Mariner Energy, sono scivolate dell’1,3% a 91,18 dollari.

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