Carinaro

E’ morto Giacinto Carafa, il padre del teatro carinarese

Giacinto Carafa CARINARO. Il giorno 25 settembre è giunta la notizia della morte di Giacinto Carafa avvenuta a Racalmuto, provincia di Agrigento, in Sicilia, dove si era trasferito alla fine degli anni ‘90 a seguito della primogenita li congiuntasi in matrimonio.

Carafa nasce nel 1936 a Carinaro partecipa attivamente alla vita sociale del paese. Dapprima giovanissimo appassionato di calcio memorabili restano le sue amicizie ed affinità con Armando Orabona ed altri sportivi a cavallo degli i anni 50/ 60. Poi inizia la sua passione per la recitazione e il teatro,qui si cimentò con Ciccio Affinito, altra figura mitica carinarese, nella sacra rappresentazione della vita di S.Antonio da Padova. Ma la sua creatura è stata l’aver fondato, insieme ad altri cittadini di Carinaro, la Compagnia del Teatro Stabile Meridionale di cui ne è stato il Regista, oltre che Segretario Generale per oltre un ventennio lasciando il tutto a Giovanni Truosolo, suo degno successore e reggente fino ad oggi.

E’ stato membro del collegio sindacale del Consiglio Nazionale della Fita Federazione Italiana Teatro Amatori), cui la sua compagnia era affiliata sin dal 1980. Nel 1990 scrisse una raccolta di poesie e scenette dal titolo ”Pensieri ‘90”, scrisse pure “Te Voglio ‘bben”, una commedia in tre atti. E’ stato l’ideatore e realizzatore di alcuni spettacoli per i bambini di Carinaro, quali “Lo scudo d’oro” e “La torre d’oro”. Partecipò al concorso letterario Internazionale “Premio Augusta Perugia” promosso dall’Associazione Culturale “Amici dell’Umbria” di Perugia aggiudicandosi un primo premio per la poesia in vernacolo “’A vacanza”, secondo premio per la poesia di argomento sportivo “Maradona” e quarto per il tema libero “Testamento”.

Nella vita è stato dipendente del ministero delle Poste e Telecomunicazioni, a lungo nell’ufficio postale di Carinaro e dalla fine degli anni 90 era andato in pensione. A Racalmuto negli anni ha continuato la sua passione per il teatro fondando la Compagnia Teatrale Piccolo Teatro Città di Racalmuto riscuotendo molti successi in tutta la provincia di Agrigento e non solo tanto da partecipare anche al festival del Teatro Popolare Siciliano e da divenire presidente provinciale della Fita.

“Giacinto ha rappresentato per Carinaro – ci dice Giuseppe Barbato, amministratore del Comune di Carinaro ed amico personale del Carafa – certamente un punto di riferimento per noi ragazzi di quell’epoca anch’io sono stato ingaggiato 23 volte per interpretare qualche personaggio nelle sue rappresentazioni. Come non ricordare dal palco della nostra dell’Azione Cattolica la rappresentazione di ‘Filumena Marturano’ interpretata dai mitici Lilina Affinito e Armando Orabona e poi da Virginia Iavarone e Franco Griffo; oppure ‘Natale in casa Cupiello’ e ‘Non ti pago’ interpretate da amici quali Raffaele Capace, Bruno Capoluogo, Pinuccio Mauriello, Marianna Sardo, Lina Palmieri, Marianna Di Santo e tanti altri, intere generazioni insomma che siamo cresciuti sotto la sua guida. Anche le sacre rappresentazioni de ‘Il Presepe Vivente’, la Passione e Morte di Gesu’ erano dirette da lui. E come non ricordare la Tragedia di sant’Eufemia in una ascetica interpretazione della figlia Carla e il sottoscritto nel ruolo del proconsole Prisco. Tante cose abbiamo fatto per Carinaro come pure nel 2001 il gemellaggio con Racalmuto, città dove risiedeva e che ha dato i natali a Leonardo Sciascia, io allora ero vicesindaco e ricordo la gioia e l’entusiasmo quando ci presentava ai racalmutesi, l’onoranze che faceva e le belle cose, aneddoti che a loro raccontava. A me personalmente – conclude Barbato – subito dopo quella visita inviò una toccante lettera in cui mi scrisse espressioni davvero toccanti per come era andata tutta la visita e di come lo avevamo accolto. Ci mancherà. Carinaro perde in un mese dopo il Prefetto Angelo Barbato un altro dei sui figli migliori. Alla moglie Carmelina, ai figli Carla, Giuseppe e Renato, ai congiunti tutti le sentite condoglianze per la grave perdita del loro e nostro caro Giacinto”.

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