Trentola Ducenta

Melillo (Verdi): “Inceneritori indispensabili? Esiste alternativa”

Salvatore MelilloTRENTOLA DUCENTA. “Il caso di Acerra ha dimostrato che l’incenerimento non è la soluzione al problema, ricordiamo che essi non eliminano le discariche ma producono ceneri tossiche che sono circa il 25% di ciò che viene bruciato”.

Lo afferma il responsabile dei Verdi di Trentola Ducenta, Salvatore Melillo, che interviene dopo le dichiarazioni del sindaco di Parete, Gino Verrengia, e dell’ex sindaco trentolese Michele Griffo, i quali hanno sponsorizzato la realizzazione di un inceneritore sul territorio.

“Per quanto riguarda l’inceneritore nelle vicinanze di Trentola Ducenta e Parete – dice Melillo – va fermato a tutti i costi. Condivido pienamenteil commento di un carissimo amico Tommaso Sodano, ex senatore: ‘La Provincia fa un altro regalo ai cittadini di Giugliano: per smaltire i milioni di ‘balle’ di rifiuti il presidente Cesaro promette la costruzione di un inceneritore. E’ una vera follia a cui ci opporremo con tutte le nostre forze’. I medici di famiglia hanno espresso la loro opinione sugli inceneritori, la riporto di seguito. E’ dedicata a tutti coloro che vivono, o vivranno, vicino ad un inceneritore”.

“Gli inceneritori di ultima generazione – continua Melilo – con le loro alte temperature nei forni contribuiscono grandemente alla immissione nell’ambiente di polveri finissime che costituiscono un rischio sanitario ben più grave delle note polveri PM10. L’incenerimento dei rifiuti, fra tutte le tecniche di smaltimento, è quella più dannosa per l’ambiente e per la salute umana. Gli inceneritori producono ceneri (sono un terzo del peso dei rifiuti in ingresso e si devono smaltire in discariche speciali) e immettono nell’atmosfera milioni di metri cubi al giorno di fumi inquinanti, contenenti polveri grossolane (PM10) e fini (PM2,5) costituite da nanoparticelle di metalli pesanti, idrocarburi policiclici, policlorobifenili, benzene, diossine, estremamente pericolose perché persistenti e accumulabili negli organismi viventi. Queste ‘nano polveri’, sfuggendo ai filtri dell’inceneritore, non vengono nemmeno rilevate dagli attuali sistemi di monitoraggio delle emissioni degli inceneritori e non sono previste dai limiti di legge cui gli impianti devono sottostare. Inoltre, a fronte di emissioni cancerogene identificate da tempo dai ricercatori (diossine, furani, metalli pesanti) gli inceneritori emettono centinaia di sostanze di cui è sconosciuto l’impatto sulla salute umana, così come risultano non ancora indagati gli effetti della combinazione di vari inquinanti. Ogni processo di combustione produce particolato. Se è vero che la natura è produttrice di queste polveri (vulcani), è pure vero che le polveri di origine naturale costituiscono una frazione minoritaria del totale che oggi si trova in atmosfera. È l’uomo il grande produttore di particolato, soprattutto quello più fine: più elevata è la temperatura alla quale un processo di combustione avviene, minore è la dimensione delle particelle che ne derivano. Si tratta di particelle inorganiche, non biodegradabili né biocompatibili. La combustione trasforma anche i rifiuti innocui, come imballaggi e scarti di cibo, in composti tossici e pericolosi, sotto forma di emissioni gassose, polveri fini, ceneri volatili e residue che richiedono costosi sistemi per la neutralizzazione e lo stoccaggio”.

“Perciò – sostiene Melillo – è opportuno che si incentivi una politica della produzione, raccolta differenziata, riciclaggio, recupero dei rifiuti. Le micro e nanoparticelle, prodotte in qualsiasi modo, una volta entrate nell’organismo innescano tutta una serie di reazioni che possono tramutarsi in malattie. Le forme patologiche più comuni sono le neoplasie, ma ci sono anche malformazioni fetali, malattie infiammatorie allergiche e perfino neurologiche. L’incenerimento dei rifiuti è inoltre il sistema più costoso per lo smaltimento dei rifiuti e tutti gli italiani, a loro insaputa, pagano generosi incentivi a suo sostegno. Il 7% dell’importo della bolletta elettrica che pagano è infatti devoluto, sotto forma di sussidi, anche alla costruzione degli inceneritori: basta prendere una fattura dell’Enel per leggere, sul retro, nella parte delle varie voci e costi: ‘Componente A3 – Costruzione impianti fonti rinnovabili’.La somma che compare a fianco viene devoluta ai gestori di inceneritori di rifiuti perché, la legge italiana assimila alle varie fonti energetiche rinnovabili non fossili, quali l’eolica ed il solare, quella ricavata dall’incenerimento di ogni tipologia di rifiuti urbani ed industriali. Oltre a questa fetta di incentivi prelevati dalle tasche degli utenti, i gestori degli inceneritori ricevono, da parte dello Stato, altri sussidi”.

“L’Italia – conclude Melillo – è quindi l’unico Stato europeo che finanzia l’incenerimento dei rifiuti. Tutti gli altri Stati membri (Austria, Belgio, Danimarca, Germania)impongono ai gestori di inceneritori di pagare una tassa per ogni tonnellata di rifiuti bruciati, disincentivando l’incenerimento dei rifiuti”.

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