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Dissequestrato lo zuccherificio Kerò dei Passarelli

Dante PassarelliPIGNATARO. I benidella famiglia Passarelli non sono il fruttodi capitali illeciti della camorra.

Lo hanno stabilito i giudici del tribunale del Riesame di Napoli, che hanno accolto le tesi dell’avvocato Giuseppe Garofalo e Mario Murone (docente di procedura penale alla Sapienza di Roma e già primo procuratore dello studio di Carlo Taormina) e disposto il dissequestro di tutti i beni degli eredi di Dante Passarelli: società, stabilimenti, una discoteca, vari plessi immobiliari, la Tenuta Agricola ex Cirio “La Balzana” di Santa Maria La Fossa e lo stabilimento sito a Pignataro Maggiore della Spa “Commerciale Europea” che impacchetta zucchero e commercializza con il marchio Kerò.

Nel giorno del dispositivo prodotto dal Riesame, Franco Passarelli, uno dei figli del defunto Dante Passarelli, è stato trasferito nell’istituto di pena di Reggio Calabria.

Il provvedimento traeva origine dalle indagini patrimoniali che si erano sviluppate nell’ambito dell’indagine “Nuova Calatia”, conclusasi il 17 marzo 2009 con 28 arresti. L’operazione colpì esponenti del clan Farina-Martino-Micilllo, operante a Maddaloni e comuni limitrofi, nonché affiliati al clan Belforte di Marcianise e dei Casalesi, fra cui anche Franco Passarelli. Era il 14 luglio quando i carabinieri del comando provinciale di Caserta diedero esecuzione al decreto di sequestro preventivo nei confronti degli eredi Passarelli, in particolare i figli Franco, Biagio, Davide e Gianluca. I primi due venivano accusati di essere anelli di congiunzione tra il clan Farina e quello dei Casalesi per una storia di estorsioni perpetrate a Maddaloni nei confronti del supermercato Alvi. Inoltre, tutti gli immobili erano stati sottoposti a sequestro preventivo sul presupposto che il loro padre Dante Passarelli era stato un affiliato al clan dei casalesi.

Di parere nettamente contrario i difensori, i quali hanno sostenuto che “il sequestro non aveva fondamenta né in fatto né in diritto e si rifaceva a fatti di 15 anni fa che davano per scontati quanto non lo erano. L’accusa partiva dal presupposto che il defunto Dante Passarelli, genitore degli attuali destinatari del sequestro, fosse un associato a delinquere e che tutti i suoi beni, tra cui ce ne erano alcuni acquistati oltre 30 anni fa, fossero proventi di delitto. Il presupposto era infondato – ha sostenuto l’avvocato Garofalo – perché Dante Passarelli era stato accusato di associazione a delinquere nel processo Spartacus ma non era stato condannato perché deceduto nelle more. In pratica, l’accusa pretendeva che il Tribunale facesse quello che non aveva potuto fare il processo. Chiedeva in pratica il processo ad un morto, laddove i morti possono essere giudicati solo dal giudice Supremo”.

“E’ una vera e propria persecuzione”, aggiunge l’avvocato Mario Murone. “Si può definire camorrista e appartenente al clan dei casalesi un imprenditore che ha pagato il pizzo?” E’ questa, secondo i legali della difesa,la realtà di Franco Passarelli, accusato di estorsione nei confronti di un supermercato Alvi di Maddaloni, laddove invece non avrebbe fatto altro che pagare la tangente che era stata richiesta ai titolari della Alvi. Oltre al danno ci sarebbeanche la beffa. L’Alvi, infatti, è fallita e ha lasciato un debito nei confronti della “Commerciale Europea” dei Passarellidi circa 750mila euro per forniture di zucchero.”Nessun pubblico ministero – aggiungono i legali – si è brigato di chiamare i Passarelli e confrontarfe le dichiarazioni di un pentito che ha raccontato per filo e per segno che Franco e Davide Passarelli sono stati sequestrati dal clan Setola e portati al cospetto del capo in un ristorante del lago Patria, dove sono stati minacciati di morte se non avessero sborsato subito 100 mila euro. Soldi che sono stati poi recapitati ai camorristi previa colletta tra usurai. Nessuno ha chiesto ai Passerelli come mai, il giorno precedente al loro sequestro, 120 colpi di kalashnikov avevano sfondato le vetrine del supermercato fittato alla Md. Nessuno ha chiesto a loro se avevano avuto minacce di morte perché non aveva sborsato le tangenti richieste. E si parla di famiglia camorrista? Ma se fossero stati tali non avrebbero subito botte da orbi da tutti i reggenti dei clan succedutisi alla guida della camorra”.

tratto dal blog di Prospero Cecere

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