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Reggio Calabria, bomba della ‘Ndrangheta contro casa del procuratore

Salvatore Di LandroREGGIO CALABRIA. Un ordigno è stato fatto esplodere davanti al portone dell’abitazione del procuratore generale di Reggio Calabria, Salvatore Di Landro.

L’esplosione ha mandato in frantumi i vetri delle finestre della casa del magistrato, che abita in un condominio, e di altre abitazioni vicine. Al momento della deflagrazione, Di Landro si trovava in casa insieme alla moglie. Nessuno è rimasto ferito. L’edificio in cui abita Di Landro si affaccia su una via pubblica nella zona Parco Casoria: per arrivare al portone non bisogna superare alcun cancello. L’esplosione ha provocato danni gravi al portone dell’edificio, ma il palazzo non ha subìto danni strutturali.


Nell’edificio davanti al quale è stato fatto esplodere l’ordigno abitano, oltre a quella del magistrato, altre quattro famiglie, ma non c’è alcun dubbio, secondo gli investigatori, che l’intimidazione fosse diretta contro il procuratore generale. L’ordigno, collegato ad una miccia a lenta combustione, sarebbe stato confezionato con tritolo.

Il prefetto di Reggio Calabria, Luigi Varratta, ha convocato d’urgenza il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica per fare il punto sulle indagini relative all’attentato ed esaminare le misure di sicurezza cui è sottoposto attualmente il procuratore generale.

L’attentato contro la casa di Di Landro non rappresenta la prima intimidazione effettuata contro il magistrato. Nello scorso mese di giugno persone non identificate sabotarono l’automobile di servizio del procuratore, allentando i bulloni di una ruota. La vettura si trovava nel parcheggio del Centro direzionale, dove vengono lasciate le vetture di servizio dei magistrati della Dda e della Procura generale di Reggio Calabria. Un atto che, secondo gli investigatori, avrebbe potuto comportare gravi conseguenze per il magistrato, oggetto anche successivamente di minacce.

“Contro di me, a partire dall’attentato a gennaio contro la Procura generale, c’è stata una tensione malevola e delittuosa crescente, da parte della criminalità organizzata, che si è personalizzata. – ha detto Di Landro – Vogliono farmela pagare, evidentemente per il fatto che ho sempre e in ogni circostanza fatto il mio dovere di magistrato”. “Dall’attentato del tre gennaio – ha aggiunto Di Landro – l’attenzione negativa nei miei confronti è aumentata sempre più fino all’attentato della scorsa notte, che rappresenta il culmine di questa strategia. Evidentemente a qualcuno non sta bene che io abbia sempre agito senza infingimenti e sulla base di quella che ritenevo essere la verità, rispettandola fino in fondo. Sono sempre stato in buona fede e ho sempre agito col massimo scrupolo, pur comprendendo che posso sbagliare anch’io, come tutti, ma sempre in buona fede. Una linea di condotta che ha sempre caratterizzato la mia gestione della Procura generale di Reggio Calabria, di cui ho assunto la guida nel novembre del 2009. Sono grato a quanti, soprattutto colleghi, mi stanno chiamando per esprimermi la loro solidarietà. Il mio cellulare e il mio telefono di casa, da quando si è diffusa la notizia, non smettono un attimo di squillare”.

“Lo Stato è vicino al procuratore generale Di Landro e a tutta la magistratura reggina. Questo ultimo ennesimo vile atto intimidatorio conferma la bontà dell’impegno finora profuso nel contrasto all’Ndrangheta, ma ci impone di mantenere alto il livello di guardia”, il commento del ministro della Giustizia, Angelino Alfano.

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