Italia

I finiani a Berlusconi: “Chiarisca su Arcore”. Di Pietro apre a governo tecnico

ArcoreROMA. Fuoco e fiamme tra finiani e Pdl, che ha chiesto le dimissioni di Gianfranco Fini da presidente della Camera alla luce dello scandalo della casa di An a Montecarlo.

In un’intervista a Repubblica, il capogruppo alla Camera di “Futuro e Libertà per l’Italia”, Italo Bocchino, ha ritenuto che anche Berlusconi, a questo punto, dovrebbe dimettersi visto che è sotto processo. Mentre il leader della Lega, Umberto Bossi, ha auspicato al più presto le elezioni visto che “siamo nella palude”. Poi le accuse dell’altro finiano Carmelo Briguglio sul fatto che i fedelissimi del presidente della Camera sarebbero stati pedinati da “servizi segreti deviati”.

“FACCIA CHIAREZZA SU CASA AD ARCORE”. E, a proposito di “case”, sempre Briguglio chiama in causa direttamente il premier Berlusconi, ritenendo che quest’ultimo abbia “il dovere di dire agli italiani come acquistò la villa di Arcore dove viveva insieme all’eroe Vittorio Mangano (il mafioso così definito da Berlusconi e Dell’Utri poiché non fece mai il loro nome ai giudici benché “sedotto” da eventuali benefici, ndr.), come riuscì ad assicurarsi per soli 500 milioni di lire questo immobile di 3500 metri quadri con terreni di circa un milione di metri quadri grazie al ruolo di Cesare Previti prima avvocato della venditrice e subito suo legale e uomo di fiducia”. “Fini -sottolinea Briguglio- ha dato risposte precise ed esaurienti sulla casa ereditata da An a Montecarlo. Attendiamo ora che altrettanto faccia il presidente del Consiglio. E dica anche se lui, la sua famiglia, il suo gruppo imprenditoriale fanno ricorso a società offshore con sede in paradisi fiscali e dia tutti i dettagli sugli intrecci fin dall’inizio della sua attività imprenditoriale con finanziarie svizzere. Aspettiamo sue dettagliate ed esaurienti risposte. Al punto in cui siamo – conclude il finiano – il primo a dimostrare il massimo della trasparenza deve essere il capo del governo”.

SCONTRO BOCCHINO-BONDI. Insomma, a quanto pare si va verso una crisi di governo. A gettare benzina sul fuoco le parole del coordinatore nazionale del Pdl e ministro della Cultura, Sandro Bondi, che attacca Bocchino: “Ho l’impressione che all’onorevole Bocchino sfugga, quantunque faccia sfoggio di baldante sicurezza, la durezza e al tempo stesso la complessità della politica. Chiedere, come fa oggi l’onorevole Bocchino, da una parte le dimissioni pressoché dell’intero governo e dall’altra parte la convocazione di un vertice con tanto di verifica, tradisce l’estremo stato di confusione e di smarrimento in cui si trova il capogruppo di Fli”. Non si è fatta attendere la replica del capogruppo dei finiani a Montecitorio: “Bondi – dice Bocchino – anziché aggredirmi verbalmente dicendo che sono in stato confusionale farebbe bene a dirci se nella scala dei suoi valori deve dimettersi prima un plurimputato come Berlusconi o il presidente Fini a cui la magistratura non ha niente da chiedere neanche come persona informata sui fatti. La differenza tra noi e Bondi – continua il finiano – è anche nella lealtà perché noi abbiamo sempre difeso Berlusconi dalle aggressioni esterne mentre loro si sono fatti promotori di un’aggressione contro Fini soltanto perché, e uso parole di Feltri, non si è voluto ‘mettere a cuccia’ nel ‘partito contorno’. Che Bondi provi piacere a stare a cuccia facendo il contorno di Berlusconi è comprensibile, così come è comprensibile – conclude Bocchino – che Fini con la sua storia e il suo consenso abbia scelto di non starci”.

DI PIETRO APRE A GOVERNO TECNICO. Intanto, pur ribadendo la tradizionale preferenza per un rapido ritorno alle urne, il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro,aprealla possibilità di un governo d’emergenza che elabori una nuova legge elettorale, ma con già inscritto nel dna una data di scadenza. Al tempo stesso il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, avverte: se il voto anticipato dovesse diventare l’unica strada percorribile, allora una strategia comune dell’opposizione diventerebbe necessaria. “Se la rottura del mitico predellino portasse ad una situazione tale da rendere inevitabili le elezioni e per giunta con questa vergognosa legge elettorale – ha spiegato il leader dei democratici – noi ci rivolgeremmo alle forze del centrosinistra e dell’opposizione per una strategia comune di cui siamo già pronti a proporre e a discutere le basi politiche e programmatiche”. Di Pietro dal canto suo ribadisce che “è inutile perdere tempo”. “È in atto – afferma in una nota l’ex pm – una gravissima crisi che investe il Paese, con lo sfaldamento di una maggioranza i cui componenti ormai giocano allo sfascio, rinfacciandosi vicende scabrose di cui sono protagonisti”. Auspicando che “si vada al più presto alle urne”, Di Pietro ammette poi: “Siamo disposti ad allearci perfino con il diavolo pur di ridare al Paese una speranza per il futuro”. Quindi l’apertura a un governo tecnico: “Siamo anche disponibili, semmai ciò fosse possibile, a lavorare affinchè il Parlamento dia al Paese una nuova legge elettorale e una legge che garantisca realmente il pluralismo e la correttezza dell’informazione. Ma, in questo caso, – avverte il leader Idv – vogliamo dal Presidente del Repubblica una data certa e un mandato chiaro per evitare che, come al solito, un governo tecnico di emergenza divenga governo di lunga durata, pur non avendo alcun consenso elettorale”.

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