Esteri

Alluvioni in Pakistan, un milione di sfollati

 ISLAMABAD. Un altro milione circa di persone è sfollato nelle ultime 48 ore nel Sindh, nel Pakistan meridionale, mentre le inondazioni continuano a devastare il Paese. Lo hanno reso noto le Nazioni Unite a Islamabad.

“C’erano persone che stavano così male che sono morte sulla strada verso l’ospedale”. Li hanno trovati, pochi giorni fa. A Dera Murad Jamali, nel Baluchistan, nel nord-ovest del Pakistan, al confine con Iran e Afghanistan. I corpi erano nelle vicinanze delle strutture allestite per curare la gente che, dopo la fuga dagli allagamenti di villaggi e città, ora deve fare i conti con i rischi di epidemie. “Sono morti nel tentativo di raggiungerci. E noi non li abbiamo neppure incontrati, è terribile”. Comincia così il racconto di James Kambaki, medico e coordinatore del progetto sanitario e umanitario di Medici senza frontiere (Msf) in Balauchistan. “Abbiamo allestito un sistema di cliniche mobili presso il canale di Fadfedar, nella zona tra Manjoshori e Khabula, dove una delle tante comunità rimaste isolate è stata raggiunta con fatica”, racconta il dottore. “Qui, a Dera Murad Jamali, stiamo trattando molti casi di diarrea e supportiamo il reparto di ostetricia in ospedale. Aumentano le gravidanze con complicazioni, incluse le minacce d’aborto. E il numero di donne che necessitano di visite e cure cresce ogni giorno. Le persone arrivate in città complicano le cose”.

Dera Murad Jamali, la cittadina dove lo scorso 19 giugno una bicicletta-bomba aveva fatto saltare 15 persone, ha una popolazione di circa 50 mila abitanti. L’alluvione ha portato decine di migliaia di persone, dalle campagne circostanti e da zone distanti centinaia di chilometri. La cifra ufficiale è di 60mila sfollati. “Basta guardarsi intorno per constatare che sono molti di più”, dice James Kambaki. Medici senza frontiere è attualmente in Pakistan con 110 operatori internazionali e 1.200 pakistani. James Kambaki è uno di loro. E quella gente che si è accalcata in città, l’ha vista arrivare sin dall’inizio. Su trattori, su carri trainati da buoi, o da asini, in moto, in tuk-tuk, a piedi. “Arrivavano senza nulla con cui coprirsi, nonostante le piogge monsoniche”, racconta. “Tenevano i bambini in braccio e sulla testa avevano caricato le poche cose che erano riusciti a prendere. Gli animali morivano lungo la strada, mentre la gente marciava con fatica per il caldo intenso”.

ACQUE AVVELENATE – L’acqua è ancora il grande pericolo per il Pakistan. Gli sfollati sono sotto la costante minaccia di dissenteria e colera perché manca l’acqua potabile e le acque delle inondazioni trasportano ogni sorta di microbi e germi. Chi aveva piccole pompe nelle case ha ricominciato a usarle, aumentando i rischi di focolai. “Ci sono canali e bacini contaminati che vengono utilizzati per bere”, dice Kambaki. “Le persone afflitte da diarrea aumentano. I nostri sforzi si stanno concentrando nella cura delle infezioni gastrointestinali e nella distribuzione di acqua potabile. Abbiamo un certo numero di serbatoi d’acqua che utilizziamo per la distribuzione, ma non è ancora sufficiente. Tra qualche giorno dovrebbe essere operativo un sistema di depurazione dell’acqua. Ci aiuterà a far fronte alla situazione”.

MINACCE DEI TALEBANI.Rabbia e disperazione sono contagiosi come le malattie. “Tra sovraffollamento, fughe e spostamenti, le persone sono molto tese”, racconta il dottore. “Durante le distribuzioni, la situazione diventa più dura. C’è chi si lamenta di non aver ricevuto cibo, altri di non avere un riparo. Ho incontrato un uomo che aveva viaggiato con la famiglia per oltre 200 km. Non aveva nulla ed era alla disperata ricerca di cibo e di un posto per dormire. Era nervoso. Davvero molto arrabbiato. Non potevo dargli torto anche se per le nostre equipe le giornate sono interminabili. Lavoriamo senza sosta”. Ma l’emergenza non dà tregua. Da una parte i talebani minacciano gli stranieri, colpevoli di “invadere” senza portare sufficiente aiuto. E dall’altra, “migliaia di persone sono ancora escluse da ogni tipo di assistenza”, come denuncia Msf che, per affrontare la malnutrizione già allarmante prima delle alluvioni, sta potenziando i programmi nutrizionali per i bambini già esistenti e ha avviato nuove missioni esplorative per identificare bisogni e aree isolate. E sono ancora molte.

ALLARME MALATTIE.A Dera Murad Jamali ha installato un centro per il trattamento della diarrea con 20 posti letto. Altrettanti sono stati montati creando un reparto per l’isolamento a Swat, nel Khyber Pakhtunkhwa, nell’ospedale di Mingora dove una tensostruttura è adibita alla reidratazione e alla promozione delle pratiche igieniche. A Kot Addu, nel Punjab, 70 posti letto sono stati aggiunti ai 30 già esistenti. Sono sei i centri per la cura della diarree allestiti da Msf. In un mese hanno effettuato oltre 16.600 visite mediche e curato 1.600 casi di diarrea acuta. I media pakistani cominciano a fare la conta dell’emergenza sanitaria. Il 24 agosto in uno dei distretti del Baluchistan, il Jaffarabad, si contavano 8 morti di colera. Due bambini, secondo il canale Geo tv. Mentre il quotidiano Dawn registrava diversi casi di infezioni gastrointestinali che hanno ucciso oltre 40 persone, secondo i dati delle autorità locali.

MEDICI SENZA FRONTIERE.Nelle zone alluvionate Msf porta acqua e kit di emergenza. Tra quelli distribuiti nel Baluchistan e nel Khyber Pakhtunkhwa, più a nord, dove dallo scorso anno vivono 300 mila rifugiati del conflitto afghano, i kit distribuiti sono circa 15 mila. Contengono secchi, taniche, oggetti per l’igiene personale, asciugamani, utensili da cucina, teli di plastica, coperte materassi e pasticche per la depurazione dell’acqua. Un sostegno per circa 103 mila persone, vale a dire oltre 14.600 famiglie. L’approvvigionamento d’acqua viene fatto due volte al giorno. Ogni 10-15 tende ce ne vorrebbero 250 litri, così i camion dell’organizzazione medico-umanitaria passano al mattino a riempire le taniche. E ripassano al pomeriggio. Circa 540 mila litri d’acqua pulita viene distribuita ogni giorno. “Ci sono tende e rifugi temporanei ovunque, nello stadio, nei cortili delle scuole, nei collegi”, continua il dottor Kambaki. “In un unico collegio sono state allestite circa 200 tende. Però nemmeno una latrina. Ne sono in preparazione 250. Dovrebbero essere pronte nei prossimi giorni, saranno dislocate lì e in altri campi. In situazioni come questa, dove le malattie trasmesse con l’acqua sono una minaccia continua, la prevenzione è di vitale importanza”.

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