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Zinzi: “Terra di Lavoro ha voglia di riscatto”

Domenico ZinziPIGNATARO. Il Presidente della Provincia di Caserta, Domenico Zinzi, ha partecipato a Pignataro Maggiore presso la Masseria Pratilli …

… alla conferenza stampa di presentazione dell’attività di mietitura del grano coltivato su questi terreni confiscati alla criminalità organizzata e della degustazione dei “Paccheri” di don Peppe Diana, la pasta artigianale di Gragnano prodotta con il grano mietuto l’anno scorso sulle stesse terre.

Alla Masseria Pratilli, un tempo proprietà del clan Nuvoletta-Lubrano, il Presidente Zinzi ha partecipato alla manifestazione insieme al sindaco di Pignataro Maggiore, Giorgio Magliocca, al Sindaco di Castel Volturno, Antonio Scalzone, agli Assessori Provinciali Ettore Corvino e Rosa Di Maio, al Presidente della Camera di Commercio, Tommaso De Simone, al Presidente di Confagricoltura Caserta, Antonio Marulli, a Davide Pati dell’Ufficio nazionale di Presidenza dell’Associazione Libera e a Valerio Taglione, coordinatore provinciale di Libera. In platea i 100 ragazzi provenienti da tutta Italia che in questi giorni stanno svolgendo il campo di volontariato a San Cipriano d’Aversa e a Castel Volturno sulle “Terre di don Peppe Diana”.

“Celebriamo oggi – ha detto il presidente Zinzi – la grande voglia di riscatto da parte dei cittadini della nostra terra. Il messaggio di don Peppe Diana oggi è più incisivo che mai e il nostro desiderio è che la voglia di reagire da parte della Provincia di Caserta arrivi ovunque. E’ bello che ci siano giovani provenienti da tutta Italia, gli ettari di terreno confiscati alla criminalità organizzata saranno sempre di più, grazie al lavoro di tutte le istituzioni locali, delle forze dell’ordine, della magistratura e di personaggi come don Ciotti e Roberto Saviano, che sono figure fondamentali nella lotta alla camorra”.

Zinzi, poi, ha sottolineato la necessità di uno sforzo comune per combattere le mafie: “E’ inutile nasconderlo: – ha proseguito – in Provincia di Caserta siamo in un cono d’ombra. L’obiettivo è uscire da questo cono d’ombra, puntando sulla forte reazione dei cittadini. Oggi su questa tavola a Pignataro c’è il grano, che rappresenta la vita, in contrapposizione a quella cultura di morte che è incarnata dalla camorra. Con la confisca dei beni alla criminalità organizzata si scoraggia chi aspira a diventare un camorrista, dimostrando che proprio il modello camorrista è sbagliato, perdente e non porta a nulla”.

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