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Approvato il piano di recupero del centro storico

Antonio Tartaglione MARCIANISE. L’amministrazione comunale ha approvato definitivamente il piano di recupero delle zone A1 ed A2, attraverso apposita delibera di giunta del 2 luglio.

Come da normativa vigente, l’atto sarà seguito da un decreto sindacale che, previa pubblicazione sul B.u.r.c. (Bollettino Ufficiale della Regione Campania), lo renderà esecutivo. Dieci sono stati i mesi necessari a portare a compimento un progetto, il cui iter procedurale durava ormai da quindici anni, traghettatosi attraverso ben quattro amministrazioni comunali senza trovare un approdo definitivo. L’atto di deliberazione della giunta è stato successivo al parere favorevole espresso dai progettisti,gli architettiDal Piaz Iannotta, con cui il sindaco Antonio Tartaglione fin dai mesi scorsi aveva avviato confronti tecnici sul tema.

L’approvazione del piano di recupero delle zone A1 ed A2 rappresenta un importante passo compiuto dall’amministrazione comunale, sostenuto dall’intera maggioranza, costituita da Pdl, Pl ed Udc, verso il fisiologico progresso del territorio, ed assunto a cavallo di battaglia del programma presentato agli elettori. Il progetto, così redatto, prevede lo sviluppo e la valorizzazione del centro storico cittadino in piena conformità con quanto previsto dal Piano Regolatore Generale (Prg).

Notevole la sua valenza culturale: con esso si preserva la memoria storica della città, salvaguardando dunque l’identità culturale dei suoi abitanti, mediante un intervento di riqualificazione che, interessando i singoli comparti, produrrà risultati sull’intera area. Il sindaco Tartaglione ha dichiarato: “Sono soddisfatto del lavoro svolto. Voglio ringraziare tutti coloro i quali hanno partecipato alla redazione di questo piano: gli amministratori che mi hanno preceduto, l’assessore alle Politiche Territoriali, Ciro Costagliola, i tecnici comunali nonché i progettisti Dal Piaz e Iannotta. Così facendo il territorio sarà ridisegnato nell’ottica di un sostanziale miglioramento della vivibilità collettiva, valorizzando però quel patrimonio rappresentativo della storia dei nostri avi, e di cui le generazioni future non possono fare a meno”.

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