Italia

Pdl, Berlusconi medita lo strappo con Fini

Silvio Berlusconi ROMA. “Ho trovato un po’ di ebollizione a casa, ma a partire da lunedì prenderò in mano la situazione con tutti i titoli dell’agenda politica: quelli della giustizia, delle intercettazioni, i temi della manovra economica e anche i temi che riguardano le correnti nei partiti”.

Silvio Berlusconi interviene così, al Giornale radio Rai, sull’accesa dialettica interna la partito degli ultimi giorni. Ma, avverte il premier, ”se qualcuno pensa che le correnti possono provocare un raffreddore, in questo caso sono certo di evitarlo, di sicuro”. Il premier poi si è lasciato andare anche a un milanesissimo “ghe pensi mi” (“Ci penso io”).

CICCHITTO. Ma nel Popolo delle Libertà c’è già chi parla di separazione. “Al punto in cui siamo – afferma il presidente dei deputati del Pdl Fabrizio Cicchitto – in un lasso ragionevole di tempo, o si definiscono in modo serio i termini di una convivenza fondata su atteggiamenti positivi e costruttivi, oppure sarà più ragionevole definire una separazione consensuale. In ogni caso i problemi serissimi che ci stanno davanti non consentono di passare il tempo in una dialettica basata sulle note d’agenzia”. “D’ora in avanti – incalza Cicchitto – ci dovremo concentrare sul sostegno all’iniziativa politica e di governo di Berlusconi e sulla definizione di un complesso di riforme sul quale sviluppare l’azione politica e parlamentare”.

BOCCHINO. Dal canto suo Italo Bocchino, vicecapogruppo del Pdl alla Camera e fedelissimo di Fini, avverte: ”L’unica cosa certa è che mai e poi mai lasceremo il partito politico che abbiamo immaginato prima di altri e costruito con passione ed entusiasmo conferendogli un grande patrimonio storico, politico, culturale, di classe dirigente e di elettori”. Bocchino accoglie poi con fiducia ”la notizia che il presidente Berlusconi in persona prenderà in mano da lunedì l’agenda delle questioni spinose di cui si sta dibattendo” definendola ”positiva” e, afferma, ”ci rende ottimisti circa l’accoglimento delle nostre proposte di modifica sulle intercettazioni e sulla manovra”.

BRANCHER.

Ma nel Pdl è in corso una riflessione sul ruolo di Aldo Brancher nel governo. L’obiettivo è evitare il voto di sfiducia richiesto da Pd e Idv e in calendario l’8 luglio alla Camera. Ed è per questo motivo che il partito potrebbe chiedere al neoministro del Federalismo di fare un passo indietro. Oppure potrebbe essere lo stesso Brancher a decidere in tal senso. L’ufficiale di collegamento con la Lega è stato a palazzo Grazioli e dovrebbe vedere il presidente del Consiglio anche nel weekend. “C’è una riflessione in atto, qualcosa potrebbe succedere. Non è stata presa ancora nessuna decisione”, dice qualcuno.A parlare però è stato anche lo stesso Brancher, che ha detto: “Non ho mai parlato di passo indietro non so da dove arrivi la notizia. Verificherò da quali fonti del PdL è venuta fuori questa storia”. Brancher ha quindi sottolineato che ha intenzione di confermare la sua presenza all’udienza del processo che lo vede imputato con la moglie. “Non so perché dovrei rimangiarmi quello che ho detto”.

GIORNALE: “POSSIAMO FARE A MENO DI FINI”. Se Berlusconi è tentato dallo strappo, questo desiderio si traduce oggi nell’editoriale di Vittorio Feltri su Il Giornale che titola “Possiamo fare a meno di Fini e Brancher anzi sarebbe meglio”. Feltri profila dunque l’addio all’irritante alleato Fini, e congeda già il ministro Brancher che venerdì ha incontrato il premier e, pare, offerto le sue dimissioni. Sulla stessa linea anche Libero che titola “Silvio sculaccia i suoi” e dettaglia: “Vertici Pdl e ministri processati per ore. Nell’aria rimpasto, addio di Brancher e un Predellino 2”.

PD: “IL GHE PENSI MI E’ CAUSA DEI PROBLEMI”.

Nella vicenda interviene anche il segretario del Pd Pier Luigi Bersani: “Il ‘ghe pensi mi’ di Berlusconi non è soluzione ma causa dei problemi”. “Il presidente del Consiglio – recita una nota dell’ufficio politico dei democratici – è diventato grottesco. Finge di non sapere che è proprio la politica del ‘ghe pensi mi’ che ha portato alla situazione attuale, con il suo governo e la sua maggioranza in pieno stato confusionale e il Paese in balia della più grave crisi economica dal ’29. Finorail ‘ghe pensi mi’ di Berlusconi si è tradotto nel penso a me, con le leggi ad personam, il bavaglio alle intercettazioni e alla libertà di stampa, gli attacchi alla magistratura e i ministri nominati per evitare i processi”. “Come mai, tra una battuta e l’altra, Berlusconi non ha detto una parola sul gravissimo dato della disoccupazione giovanile in Italia o sulla protesta delle Regioni? Come mai nei suoi slogan non risuonano più i ‘successi’ dell’Aquila? La verità – conclude la nota – è che la solita offensiva mediatica a reti unificate e compiacenti, questa volta, si è trasformata nella prova più lampante della grave empasse, dalla quale non si intravede via d’uscita, in cui si trovano lui e il suo governo”.

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