Italia

P3, Dell’Ultri non risponde ai giudici. Indagato anche Caliendo

Marcello Dell’UtriROMA. Continuano gli interrogatori nell’inchiesta sulla cosiddetta P3, la società segreta che, secondo gli inquirenti, “era ed è in grado di interferire sulle scelte delle istituzioni”.

Dopo Denis Verdini martedì nella procura di Roma è stato il giorno di Marcello Dell’Utri. Il senatore del Pdl, già condannato in secondo grado a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa e ora indagato per violazione della legge Anselmi sulla costituzione di società segrete, ha deciso di avvalersi del diritto di non rispondere alle domande del Procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e del pubblico ministero Rodolfo Sabelli.

Ma uscendo dagli uffici di Piazzale Clodio il Senatore del Pdl ha deciso invece di parlare con i giornalisti: “A Palermo 15 anni fa ho parlato 17 ore e sono stato rinviato a giudizio sulla base delle mie dichiarazioni. Ho imparato da allora”.Tanto che, ha spiegato, è pronto a pubblicare “il decalogo dell’imputato provveduto”. Cosa c’è scritto? “Al primo punto avvalersi della facoltà di non rispondere, al secondo non patteggiare mai…”.

A entrare più nel dettaglio è l’avvocato di Dell’Utri, Pietro Federico: “Il senatore si è avvalso della facoltà di non rispondere perché avendo avuto parecchi processi la considera ormai una regola fondamentale per la fase delle indagini preliminari. E’ quindi il caso di dire che è un indagato provveduto”.

Proprio mentre il senatore Dell’Utri usciva dal tribunale della capitale le agenzie stampa battevano intanto la notizia che anche il sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo, è stato iscritto nel registro degli indagati per la cosiddetta inchiesta P3. Le ipotesi di reato sono associazione a delinquere e violazione della legge Anselmi, le stesse già contestate a Verdini, all’ex sottosegretario Nicola Cosentino, e a Dell’Utri. Ma il numero degli indagati è destinato a salire ancora. A rischiare di più sono il presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, il capo degli ispettori di via Arenula, Arcibaldo Miller, l’ex avvocato generale della Cassazione, Antonio Martone, e l’ex presidente della Suprema Corte, Vincenzo Carbone.

L’iscrizione di Caliendo era nell’aria da tempo. In un’informativa del 18 giugno i carabinieri scrivevano: “Il sodalizio si giova dell’appoggio di due referenti politici, i parlamentari Dell’Utri e Verdini. Altri personaggi vicini al gruppo, che prendono parte alle riunioni nel corso delle quali vengono impostate le principali operazioni o che paiono fornire il proprio contributo, sono i giudici Miller, Martone e il sottosegretario Caliendo”. Che è chiamato in causa per diversi episodi, dal pranzo del 23 settembre 2009 nella casa romana di Verdini, per decidere come intervenire sul lodo Alfano, alla nomina di Alfonso Marra a presidente della Corte d’Appello di Milano, passando per il ricorso in Cassazione di Cosentino contro il provvedimento cautelare emesso nei suoi confronti dai pm di Napoli, fino all’ispezione ministeriale al collegio che respinse il ricorso elettorale della lista di Formigoni. “Non ho mai contattato né fatto elenchi di giudici della Corte costituzionale favorevoli o contrari al lodo Alfano – ha commentato Caliendo – al pranzo da Verdini sono rimasto appena mezz’ora”.

Intanto, i giudici del riesame che hanno negato la scarcerazione a Carboni e Lombardi scrivono nelle motivazioni che il “gruppo” che secondo la magistratura faceva capo a Flavio Carboni, Arcangelo Martino e Pasquale Lombardi si interessò anche dell’esclusione della lista del Pdl provinciale dalle elezioni regionali del Lazio.

Efinisce sotto amministrazione straordinaria il Credito Cooperativo Fiorentino. Lo ha deliberato la Banca d’Italia. “In relazione ai risultati degli accertamenti ispettivi di vigilanza condotti presso il Credito Cooperativo Fiorentino-Campi Bisenzio-Societa’ Cooperativa, la Banca d’Italia, con delibera adottata all’unanimita’ dal Direttorio il 20 luglio scorso, ha proposto – informa Bankitalia – al Ministro dell’Economia e delle finanze la sottoposizione dell’azienda alla procedura di amministrazione straordinaria per gravi irregolarità nell’amministrazione e gravi violazioni normative, ai sensi dell’art. 70, comma 1, lett. a), del Testo Unico Bancario”.

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