Italia

Fiat, Marchionne: “Accordo rischia di saltare”

Sergio MarchionneTORINO. L’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, annuncia che l’azienda è pronta a “disdettare il contratto alla scadenza” e ritiene che “il trasferimento in Serbia non danneggia Mirafiori”.

Confermando, tra l’altro, il piano “Fabbrica Italia”, Marchionne afferma che la Fiat è “l’unica aziendaad investire 20 miliardi nel Paese. Le nostre non sono minacce, ma non siamo disposti a mettere a rischio la sopravvivenza dell’azienda. Dobbiamo avere garanzie che gli stabilimenti possano funzionare”. Parole proferite nella sala della Giunta regionale, in Piazza Castello, a Torino, durante il tavolo tra governo, azienda, sindacati ed enti locali per discutere del futuro degli investimenti del Lingotto, dopo la decisione di trasferire la produzione della monovolume in Serbia.

La questione, secondo Marchionne, è semplice: “Ci sono solo due parole che al punto in cui siamo richiedono di essere pronunciate: una è sì, l’altra è no. ‘Sì’ vuol dire modernizzare la rete produttiva italiana,’No’ vuol dire lasciare le cose come stanno, accettando che il sistema industriale continui ad essere inefficiente e inadeguato a produrre utile e quindi a conservare o aumentare i posti di lavoro. Se si tratta solo di pretesti per lasciare le cose come stanno è bene che ognuno si assuma la propria responsabilità, sapendo che il progetto ‘Fabbrica Italia’ non può andare avanti e che tutti i piani e gli investimenti per l’Italia verranno ridimensionati”.

Fiat, dunque, potrebbe lasciare Confindustria e disdettare il contratto di lavoro dei metalmeccanici, però solo alla sua scadenza fissata al 2012. “Si parla molto della possibilità che Fiat decida la disdetta dalla Confindustria e – ha detto Marchionne – quindi dal contratto dei metalmeccanici alla sua scadenza. Sono tutte strade praticabili, di cui si discuterà al nuovo tavolo convocato con il sindacato nazionale”. L’ad del Lingotto ha aggiunto che “se è necessario siamo disposti anche a seguire queste strade ma – ha concluso – non è questa la sede per entrare nei dettagli”.

Alla riunione hanno partecipato, oltre a Marchionne, il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi,i leader di Cgil, Cisl e Uil, Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, i segretari generali di Fiom, Fim, Uilm, Fismic e Ugl. Presenti anche i rappresentanti delle istituzioni locali, il presidente della Regione Roberto Cota, della Provincia Antonio Saitta e il sindaco di Torino Sergio Chiamparino.

Dalla Cisl, il segretario Bonanni fa sapere a Marchionne che la risposta è ‘Sì’. “Noi diciamo sì, senza se e senza ma. E questo vale anche per l’accordo su Pomigliano”, ha detto Bonanni, sottolineando però: “Vogliamo che Marchionne faccia chiarezza sul fatto che le modalità dell’investimento rimarranno nel perimetro delle regole del nuovo sistema contrattuale che abbiamo costruito”.

Per Angeletti, leader Uil, “noi oggi vogliamo riconquistare certezza e tranquillità che la produzione resti in Italia. A Mirafiori si devono fare vetture paragonabili alla ‘LO’ o, meglio, anche di gamma più alta”. Epifani torna anche su Pomigliano: “La cosa migliore prima di avventurarci su strade che non si sa dove possano portare è andare al confronto con la Fiom e lavorare per trovare una mediazione”. Il leader della Cisl Bonanni ha invece invitato Fiat “a non perdere di vista che ‘Fabbrica Italia’ non deve essere fatta a mo’ di caserma ma deve essere fatta in una realtà dove c’è coesione sociale, partecipazione e serenità: chi si pone fuori da questo si pone fuori da solo”.

La Cgil non vuole conflitti permanenti ed è assolutamente interessata agli investimenti di Fiat in Italia. Come ha spiegato il suo leader Epifani. “Serve lavorare insieme a questo obiettivo senza carri armati riprendendo il confronto e gestendo l’eventuale dissenso. Non abbiamo avuto mai problemi a saturare gli impianti i Italia”, ha commentato Epifani, chesi chiede però il perché della delocalizzazione in Serbia. Sarà, a suo avviso,”per convenienza economica, perché a Mirafiori non c’è un problema di gestione dell’azienda”. “Nessuno vuole una conflittualità permanente – aggiunge – e il sindacato ha contribuito a salvare il gruppo. Se fosse stato riconosciuto il premio di risultato, questo sarebbe stato un segnale positivo”.

Da parte sua, il sindaco Chiamparino ritiene che “il piano industriale sarebbe insostenibile se dovesse venire meno Mirafiori dal punto di vista sociale ed economico”.

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