Italia

Droga, chiusi due locali milanesi. Fra i testimoni Belen Rodriguez

 

MILANO. Giù le serrande di alcuni locali notturni della movida milanese tra cui “Hollywood” e “The Club”.

L’autorità giudiziaria ne hanno disposto il sequestro, facendo scattare gli arresti domiciliari per 5 persone, mentre altre 19 risultano indagate nell’ambito dell’inchiesta su presunte mazzette per addomesticare i controlli nei locali notturni.

Il tempio del divertimento milanese chiude i battenti a seguito dell’indagine svolta dalla Procura di Milano, che è partita dall’inchiesta “Vallettopoli” e dai presunti fotoricatti di Fabrizio Corona, quando alcuni testimoni confessarono l’uso di cocaina all’interno dei bagni dei locali. Agli arresti domiciliari è finito anche il presidente del Sindacato italiano dei locali da ballo, Rodolfo “Rudy” Citterio.

L’inchiesta, che è stata coordinata dal pm Frank Di Maio. Durante le indagini su Vallettopoli gli investigatoripiazzarono delle microcamere all’interno del locale per documentare il via vai dei vip e di gente della televisione che si intratteneva nei bagni a consumare cocaina e altre droghe. Importantela testimonianza rilasciata dalla showgirl Belen Rodrigueznella deposizione del 27 marzo del 2007. “È noto che all’Hollywood circoli cocaina, un po’ come in altri locali, e mi è capitato anche domenica scorsa di vedere all’interno del bagno esterno al privè tre ragazze cubane che assumevano cocaina. – racconta la showgirl argentina e continua – Ho fatto uso di cocaina insieme a Francesca Lodo, a casa sua, solo due volte nei primi giorni di gennaio 2007. In entrambe le occasioni la droga me l’ha data Francesca. Non so dove Francesca la prenda, ma sono certa del fatto che ne fa assai uso. Lei mi invitava spesso ad andare nei bagni dell’Hollywood, le domeniche sere in cui stavamo insieme con tutti i componenti del gruppo Lele Mora, ma io non la seguivo perché temevo l’effetto della cocaina”.

Alle confessioni di Belen si aggiungono quelle di altri nomi tra cui Alessia Fabiani e Fernanda Alessa che avrebbero rivelato, nelle deposizioni del 2007, di aver fatto uso di cocaina nel locale.

La cocaina veniva consumata nel privè, accompagnando bicchieri di champagne o nei bagni del “Hollywwod”. Secondo il gip “più persone e in più tempi ed occasioni, avendovi accesso quali clienti, avevano fatto dei privé e dei bagni dei due locali luogo abituale di convegno utile al consumo di sostanza stupefacente”.

Dalle intercettazioni è stato possibile aprire un’ulteriore inchiesta, curata dalla Quinta sezione della Squadra Mobile, riguardante i reati contro la pubblica amministrazione a carico di dipendenti e funzionari del Comune e della Regione Lombardia, che, dietro presunte mazzette, si sarebbero attivati per far aprire o per impedire la chiusura coatta di alcuni locali milanesi. Secondo l’accusa, avrebbero anche avvertito i gestori che ci sarebbero stati dei controlli o posticipavano i controlli per permettere alle discoteche di effettuare i lavori necessari per essere in regolare, che sarebbero stati dati in appalto sempre agli stessi studi amici. Tra i documenti ci sarebbe un’intercettazione nella quale Emiliano Bezzon, ex comandante della polizia locale di Milano, parla con Citterio, chiedendogli di fargli sapere quali sono i locali dove si spaccia, in modo da intervenire con un blitz delle forze dell’ordine. Bezzon risulta indagato nell’inchiesta, per abuso d’ufficio e rivelazione di segreto d’ufficio.

Le ordinanze di custodia cautelare sono a carico di 5 persone, tra cui 3 legati alla proprietà degli “Hollywood” e “The Club”, accusati di agevolazione nell’uso di droga: Alberto Baldaccini, socio della Vimar Srl, società proprietaria dell’Hollywood, di Davide Guglielmini, gestore della nota discoteca di corso Como, e di Andrea Gallesi, responsabile del privè. Gli altri due nomi sono quelli di Aldo Centonze, dipendente dell’ufficio del demanio del Comune di Milano, e di Rodolfo Rudy Citterio, membro della commissione comunale di vigilanza sui locali e presidente del Sindacato dei locali da ballo (Silb). Sul capo di entrambi grava l’accusa di corruzione, concussione e falsità materiale. Tra i 19 indagati risultano esserci diversi funzionari, dirigenti e dipendenti del Comune e della Regione, oltre ai pusher della discoteca.

 

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