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Cosentino si dimette da sottosegretario e attacca Fini e Bocchino

Nicola Cosentino ROMA. Nicola Cosentino rassegna le proprie dimissioni da sottosegretario all’Economia. La decisione è arrivata mercoledì seradopo un vertice a Palazzo Chigi con Silvio Berlusconi e con lo stato maggiore del Pdl.

Erano presenti, tra gli altri, i tre coordinatori del partito, compreso Dennis Verdini, a sua volta coinvolto nell’inchiesta sulla cosiddetta “P3”. La scelta di fare un passo indietro, che l’ormai ex sottosegretario ha giustificato con il proposito di occuparsi maggiormente del Pdl in Campania, evita così la conta interna alla maggioranza sulla mozione di sfiducia, presentata da Idv e Pd,che in mattinata era stata calendarizzata alla Camera per mercoledì prossimo. Una scelta, quest’ultima, che il presidente di Montecitorio, Gianfranco Fini, aveva preso in autonomia non essendo stato raggiunto un accordo nella conferenza dei capigruppo, scatenando però l’irritazione di Pdl e Lega, che volevano evitare un confronto su questo tema nel mese di luglio.

“UNA PERSECUZIONE”. Cosentino, per il quale era già stato chiesto l’arresto in merito a presunti legami con la camorra dei casalesi (richiesta respinta dalla giunta della Camera) e che ora è coinvolto nello scandalo P3 e sul presunto tentato complottocontro il governatore campano Stefano Caldoro(quandola cricca avrebbe fatto circolare notizie su unavicenda simile a quelladi Marrazzo e dei trans, per evitare la candidatura del socialista a favore di Cosentino), ha spiegato in un comunicato i motivi delle dimissioni: “In relazione alle vicende recentemente apparse – afferma – riguardanti alcuni episodi accaduti durante la campagna elettorale per le elezioni regionali della Campania, alcuni rappresentanti dell’opposizione hanno ritenuto di poter presentare una strumentale ed infondata mozione di sfiducia che già di per se non potrebbe che apparire irricevibile. Queste mozioni sono soltanto le ultime di una lunga serie che hanno connotazioni chiaramente persecutorie e che tentano di colpire politicamente tutto ciò che con grande lavoro e con oggettivo successo ho potuto costruire proprio in Campania consentendo al centrodestra di ottenere risultati mai sperati prima”.

ATTACCO AI FINIANI. Poi l’attacco a Fini e a Italo Bocchino, che, a nome dei finiani, aveva detto di voler “valutare” la sfiducia in Parlamento: “Oggi – prosegue Cosentino nella sua nota – governiamo 181 comuni, 4 provincie su 5 e la Regione dopo essere stati sempre all’opposizione. Il presidente della Camera con solerzia degna di miglior causa, dopo che già per due volte proprio alla Camera dei Deputati analoghe mozioni erano state votate e respinte con larga maggioranza, così come anche una al Senato, ha ritenuto di volerle calendarizzare in tempi brevissimi basandosi quindi soltanto su indimostrate e inconsistenti notizie di stampa. Tale atteggiamento ben si comprende ove si conoscano le dinamiche politiche in Campania e coloro che sono i più stretti collaboratoridell’onorevole Fini, quale l’onorevole Bocchino, che da anni, senza successo, tenta di incidere sul territorio non già per interessi del partito bensì per mere ragioni di potere personale e che alla prova elettorale è sempre stato sconfitto. È risibile cheFini voglia far passare le sue decisioni come se derivassero da una sorta di tensione morale verso la legalità quando si tratta soltanto di un tentativo, anche assai scoperto, di ottenere il potere nel partito tramite Bocchino”.

COMPLOTTO CONTRO CALDORO. Sul caso Caldoro: “Ho avuto modo tramite i miei legali – afferma l’ex vice di Tremonti – di approfondire le questioni che sono state indicate dalla stampa e riprese nelle mozioni ed ho potuto, come era ovvio, verificarne l’assoluta inconsistenza”. “L’ipotesi della violazione della cosidetta Legge Anselmi è evidentemente talmente fuori dalla realtà da rasentare il paradosso”. “Non solo – spiega ancora Cosentino – non vi è stata da parte mia alcuna attività di dossieraggio ma mi sono premurato nell’interesse del partito quale coordinatore regionale di espletare tutte le opportune verifiche di notizie che, dopo il caso Marrazzo, potevano apparire problematiche. E sono stato proprio io ad appoggiare con il massimo dell’impegno come coordinatore regionale la candidatura di Stefano Caldoro garantendogli un risultato straordinario. Sono quindi assolutamente sereno che la mia totale estraneità non potrà che essere più che comprovata da qualsivoglia indagine”.

“MI DEDICO AL PARTITO IN CAMPANIA”. “Parimenti proprio per questa intima tranquillità – conclude l’esponente del Pdl – non posso e non voglio esporre il Governo di cui mi onoro di far parte e al cui successo ho contribuito di rimanere colpito mediaticamente per tali inconsistenti vicende. Ho quindi deciso di concerto con il Presidente Berlusconi di rassegnare le mie dimissioni da sottosegretario per potermi completamente dedicare alla vita del partito, particolarmente in Campania, anche al fine di contrastare tutte quelle manovre interne ed esterne poste in essere per fermare il cambiamento”.

LA REPLICA DI FINI. Per il presidente della Camera, Gianfranco Fini,le dimissioni di Cosentino sono state un atto doveroso e indispensabile: “Dimettersi anche per potersi meglio difendere in sede giudiziaria era per l’onorevole Cosentino un atto indispensabile e doveroso di correttezza istituzionale, anche per una evidente e solare questione di opportunità politica”. Rispetto alle accuse mosse dall’esponente campano del Pdl il presidente della Camera ha detto: “Quello che dice mi lascia del tutto indifferente”.

REAZIONI DELL’OPPOSIZIONE.

Secondo il leaderdell’IdvAntonio Di Pietro “era ora: soltanto chi non ha il senso del limite poteva pretendere di fare il sottosegretario con l’accusa di aver fatto parte di una associazione camorristica”. “Oggi abbiamo chiesto per Cosentino – aggiunge l’ex pm – che il Parlamento discuta immediatamente l’autorizzazione al suo arresto”. Secondo l’ex magistrato, il sottosegretario dimissionario “deve consegnarsi alla magistratura come tutte le altre persone, perché vogliamo al governo del Paese persone che non commettono reati”. “Oggi tutti i cittadini – conclude il leader dell’Idv – si sono resi conto che Berlusconi li ha presi in giro facendo credere che votando lui stavano meglio loro. Invece sta meglio lui e qualche amico suo”.
Soddisfazione anche nel Pd che, per bocca di Enrico Letta, afferma che “la maggioranza con le dimissioni di Cosentino dimostra di essere alle corde. Quella di oggi è la rivincita di due soggetti politici sull’arroganza del premier. E’ la rivincita del Pd che ottiene un altro risultato dopo le dimissioni di Brancher ed è la rivincita di Fini che dimostra di poter mettere sotto politicamente Berlusconi più di quanto i ragionamenti sui numeri dei mesi scorsi lasciavano intendere”. Pierferdinando Casini ritiene che “le dimissioni di Cosentino sono un gesto di ragionevolezza. Resta il rammarico che abbia aspettato la presentazione della mozione di sfiducia: in certi casi la sensibilità non è forma ma sostanza”.

TENSIONI. Il caso che non solo ha alimentato la tensione nel Popolo della Libertàtra berlusconianie finiani, con il premier Berlusconi che, confermando la propria difesa a Cosentino, aveva minacciato: “Chi voterà la mozionesarà messo fuori dal partito”, ma che haminato di nuovo i rapporti, rinsaldatisi negli ultimi giorni, tra Pdl e Udc: infatti il partito di Casini, seCosentino non si fosse dimesso,avrebbe detto ‘Si’ alla sfiducia. Tra l’altro, per Berlusconi questa storia della P3 è solo un “polverone”:”Non state a leggere i titoli dei giornali.Si tratta di quattro sfigati pensionati che si mettono insieme per cambiare l’Italia. Ma se non ci riesco io…”, ha detto riferendosi a Flavio Carboni e soci.

PDL CAMPANO. Invece che da sottosegretario, sembrava che Cosentino avesse intenzione di dimettersi da coordinatore campano del Pdl dopo essere stato coinvolto nell’inchiesta insieme a Verdini e al senatore Marcello Dell’Utri. Tuttavia, non è escluso che si aprirà una nuova polemica anche per il ruolo che il politico di Casal di Principe ricopre al massimo vertice del partito in Campania. Si era già parlato degli eventuali successori: il presidente della commissione agricoltura della Camera, Paolo Russo, la deputata Nunzia De Girolamo, coordinatrice beneventana, il deputato “irpino-lombardo” Marco Milanese, consigliere politico del ministro dell’Economia Giulio Tremonti, e il senatore Pasquale Giuliano, coordinatore provinciale di Caserta.

CALDORO VA AVANTI. Da parte sua, Caldoro in questi giorni ha incassato il sostegno degli alleati della coalizione di centrodestra ed è deciso ad andare avanti: il primo passo è stata la nomina di Vito Amendolara, ex presidente della Coldiretti, ad assessore all’Agricoltura in sostituzione del dimissionario Ernesto Sica, anch’egli implicato nel presunto tentato complotto.

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