Italia

Brancher va dai giudici e annuncia dimissioni da ministro

Aldo Brancher ROMA. Il ministro Aldo Brancher ha annunciato nell’aula del tribunale di Milano dove è sotto processo per le vicende legate alla fallita scalata alla banca Antonveneta le proprie dimissioni.

Dopo giorni di violente polemiche quindi, Brancher ha deciso di lasciare prima che in Parlamento si arrivasse a discutere la mozione di sfiducia individuale presentata da Pd e Idv. Brancher in tribunale ha anche rinunciato al legittimo impedimento, a cui aveva deciso di far ricorso subito dopo la nomina a ministro (prima al Federalismo, poi al Decentramento, anche se le deleghe precise ancora oggi non sono state pubblicate sulla Gazzetta ufficiale).

Brancher è accusato di appropriazione indebita e ricettazione in relazione a somme pari a circa 1 milione di euro ricevute dall’ex president edella Bpi Giampiero Fiorani, durante il tentativo di scalata all’Antonveneta.

In una dichiarazione spontanea Brancher ha spiegato i motivi per i quali ha voluto rinunciare al legittimo impedimento “affinché finiscano strumentalizzazioni e speculazioni” ha detto, e al giudice monocratico Annamaria Gatto ha “anticipato la mia decisione di dimettermi da ministro”.

BERLUSCONI: “BENE, COSI’ EVITIAMO POLEMICHE INGIUSTE”. “Ho condiviso la decisione di dimettersi da ministro” ha commentato a caldo Silvio Berlusconi. “Conosco e apprezzo ormai da molti anni Brancher e so – ha aggiunto il premier – con quanta passione e capacità avrebbe potuto ricoprire il ruolo che gli era stato affidato. La volontà di evitare il trascinarsi di polemiche ingiuste e strumentali dimostra ancora una volta la sua volontà di operare esclusivamente per il bene del Paese e non già per interessi personali” ha spiegato attraverso una nota il capo del governo. “Sono certo che superato questo momento – aggiunge Berlusconi – Brancher potrà, come sempre, offrire il suo fattivo contributo all’operato del governo e alla coalizione”. A spingere Brancher verso le dimissioni era stato lo stesso premier. Durante un vertice serale ad Arcore, il Cavaliere avrebbe convinto l’esponente Pdl della insostenibilità della situazione e dei rischi che l’immenente mozione di sfiducia avrebbe comportato sulla tenuta della maggioranza e nei rapporti con il Quirinale.

BOCCHINO: “CHAPEAU A BRANCHER”.

La decisione di Brancher di lasciare l’incarico di governo dovrebbe a questo punto far allentare la tensione tra il presidente del Consiglio e Gianfranco Fini. E le parole di Italo Bocchino lo dimostrano. “Chapeau a Brancher. Con le sue dimissioni e la rinuncia al legittimo impedimento il ministro ha sgombrato il campo dagli equivoci e favorito la soluzione di uno dei problemi più spinosi interni al Pdl” ha detto il parlamentare vicino al presidente della Camera. “Ci fa piacere aver avuto ragione – ha aggiunto – difendendo in maniera pignola il principio di legalità che non può essere offuscato dal sospetto di una nomina vera a sottrarre l’imputato dal suo giudice naturale. Il primo atto del ‘ghe pensi mi’ berlusconiano va incontro alle nostre richieste e siamo fiduciosi che lo stesso accadrà su intercettazioni, manovra e vita interna del Pdl”.

OPPOSIZIONE ESULTA. Pd e Idv esultano per le dimissioni di Brancher e parlano di una vittoria delle opposizioni. “Le dimissioni del ministro Brancher dimostrano che quando l’opposizione prende una iniziativa politica al di là dei numeri e dei rapporti di forza in parlamento, può ottenere dei risultati importanti” ha detto Dario Franceschini, capogruppo alla Camera dei democratici.

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