Cesa

L’ombra dei casalesi su ricostruzione a L’Aquila: arrestato imprenditore cesano

Raffaele BencivengaCESA. Il clan dei Casalesi aveva tentato di infiltrarsi negli appalti per la ricostruzione post terremoto a L’Aquila. all’interno tutti i nomi, i particolari e i video

Sei persone sono state arrestate dalla Guardia di Finanza di Roma, nell’ambito dell’operazione “Untouchable”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli,con le accuse di associazione a delinquere di stampo mafioso e riciclaggio. 500 i finanzieri che hanno preso parte al blitz tra la Campania e il Basso Lazio.

Secondo le indagini condotte dai finanzieri del Gico del Nucleo Polizia Tributaria di Roma, gli arrestati sono espressioni economiche del clan camorristico casertano,in particolare della fazione che fa riferimento a Francesco Schiavone detto “Sandokan”, con propaggini anche in altre Regioni d’Italia e in particolare nel Lazio, in Abruzzo e in Toscana. In pratica, i finanzieri ritengono di aver smantellato il braccio imprenditoriale dei casalesi.

tre dei sei arrestatiL’operazione, inoltre, ha consentito di monitorare le infiltrazioni della camorra casalese nelle commesse per la ricostruzione della città de L’Aquila, intercettando colloqui telefonici con i quali gli arrestati disponevano l’invio del denaro necessario a finanziare le imprese costituite nel capoluogo abruzzese, per loro conto, con il fine di aggiudicarsi i lavori per la ricostruzione. Gli stessi avrebbero poi riciclato soldi per conto del clan e acquisito appaltigrazie al sistema dei subappalti.

GLI ARRESTATI. Dalle indagini è emerso il rapporto tra il clan dei casalesi e il presidente dell’Unione cooperative aquilane Antonio Cerasoli, destinatario di una misura di custodia cautelare, respinta però dal gip. Gli altri soggetti coinvolti sono Michele Gallo, 37 anni di Frignano; Tullio Iorio, 36 anni di San Cipriano d’Aversa, che circa un mese fa era finito in carcere nell’ambito di un’altra operazione che aveva svelato i suoi rapporti d’affari con Nicola Schiavone, figlio del boss “Sandokan”;Marcello Bianco, 37 anni di Casal di Principe, che aveva costituito diverse societa’ impegnate oltre che in Abruzzo, anche in Toscana e nel Lazio; Angelo Zaccariello, 53 anni di Frignano,titolare di un’area di servizio sequestrata a Casal di Principe, Luigi Pagano, 40enne di Aversa che aveva reinvestito in nuove attività le entrate del clan, e Raffaele Bencivenga, imprenditore 50enne di Cesa, il quale sarebbe stato impegnato in un altro affare per conto del clan: quellodegli appalti per la Salerno-Reggio Calabria.

DITTA TRASFERITA DA FRIGNANO A L’AQUILA. Per ottenere appalti per la ricostruzione, era stata spostata da Frignano (Caserta) a L’Aquila la sede di una società che fa capo a Michele Gallo. I pm Giovanni Conzo, Raffaello Falcone e Maria Cristina Ribera, insieme alprocuratore aggiunto Federico Cafiero de Raho, hanno sottolineato come sono state fondamentali le intercettazioni. In questo modo è stato per esempio possibile ricostruire il piano orchestrato dagli imprenditori abruzzesi e da quelli Casalesi per aggiudicarsi gli appalti. In particolare Michele Gallo, parlando con il collega aquilano, chiede: ”Ma voi come state situati? Riusciamo a fare i lavori, no?”. L’abruzzese risponde: ”Si, si, a farli si’, si puo’ fare anche per la zona di Ocre: e’ stata quella meno colpita”.

SEQUESTRI. Tra i beni sequestrati 21 aziende, una delle quali, la Gam Costruzioni, con sede a L’Aquila, già operante nella ricostruzione; 118 immobili, di cui due ville lussuose a Casal di Principe; 33 tra auto e moto, tra cui anche una Ferrari e una Chrysler; quote societarie per un valore nominale di 600mila euro; numerosi rapporti bancari. Contestualmente, eseguite 80 perquisizioni in uffici e abitazioni nella disponibilità degli indagati.

INDAGATI 4 FUNZIONARI DI BANCA. Tra gli indagatianche quattro funzionari di banca che, secondo gli inquirenti, “nella consapevolezza di agevolare l’attività dell’associazione camorristica, hanno favorito l’operatività degli imprenditori ‘intoccabili’ attraverso la concessione di finanziamenti ovvero consentendo sistematicamente l’effettuazione di movimentazioni sui conti correnti senza la previa autorizzazione dei titolari”.In questo modo, sarebbero state eluse anche le disposizioni antiriciclaggio in materia di segnalazioni per operazioni sospette. L’accusa per tre dei funzionariè quella di favoreggiamento, per un altro di concorso esterno all’associazione camorristica.

LE IMPRESE COINVOLTE LAVORANO ANCORA. 51, complessivamente, le persone denunciate per associazione a delinquere di stampo mafioso, favoreggiamento, intestazione fittizia di beni e abusivo esercizio di atttività finanziaria. Per gli inquirenti, l’organizzazione ha accumulato illecitamente con appalti e subappalti un ingente patrimonio nelle province di Caserta, Roma, Latina, L’Aquila, e Olbia-Tempio Pausania. Sempre dalle intercettazioni è emerso che il clan stava cercando anche di aggiudicarsi lavori per l’autostrada Salerno-Reggio Calabria. “Le imprese coinvolte in questo sistema stanno lavorando. Non sappiamo in che misura, ma sono tutt’ora operative”, ha sottolineato il procuratore de Raho.

IL RAPPORTO TRA GALLO E CERASOLI. Michele Gallo, spiega il gip, “nella sua veste di imprenditore strettamente collegato al clan dei Casalesi”, secondo quanto emerso dalle indagini aveva “coltivato intense relazioni operative con Cerasoli, caratterizzate da ingiustificati trasferimenti patrimoniali operati dal primo in favore del secondo anche al fine di munirsi di uno strumento giuridico necessario per ottenere il conferimento di lavori (nella veste di appaltatore o subappaltatore) nell’ambito della ricostruzione successiva al sisma”.

Numerose le telefonate intercettate tra l’imprenditore abruzzese e quello campano legato alla camorra, sia prima sia dopo il terremoto. Il 3 febbraio 2009, per esempio, Cerasoli chiama Gallo e gli chiede: “Senti un po’, eh, mi servirebbero altri 4mila. Me lo puoi fare sullo stesso conto? Eh, poi mi fai fare il solito fax così almeno metto a posto un’altra cosa”. Nel prosieguo del colloquio, Cerasoli fa presente a Gallo – a dimostrazione, scrive il gip, “della esistenza tra di loro di uno stabile rapporto di contribuzione finanziaria del secondo verso il primo” – che a breve provvederà alla restituzione di una parte di quanto da lui dovuto all’interlocutore poiché egli é in attesa di “un contributo di 92mila euro erogato da un ente pubblico, tra cui te li ridò sicuramente quei 30 che avevamo fatto, poi l’altro lo vediamo”. Al riguardo, Cerasoli afferma di essere in procinto di trasmettere un documento attestante “lo stato d’avanzamento, l’ho già preparato per 68.000 euro”.

Tramite gli accertamenti bancari eseguiti dalla Guardia di Finanza si è acclarato che il 3 febbraio 2009 la Gallo costruzioni ha fatto un bonifico, dell’importo di 4mila euro in favore di Alessandra Talamini, moglie di Cerasoli. Inoltre, dall’estratto del conto corrente intestato alla srl Gallo costruzioni, è stato individuato un ulteriore bonifico, dell’importo di 16.000 euro, fatto il 27 gennaio 2009 sempre in favore della Talamini.

La sede che Cerasoli aveva trovato per la Gam costruzioni si trova all’Aquila in via Fuori Porta Napoli, quartiere Parco di Sole. Il capitale sociale ammonta a 10mila euro, amministratore unico è Pasquale Pagano, cognato di Michele Gallo. La Gam era stata creata “su direttiva rivolta da Gallo al proprio referente in territorio abruzzese Cerasoli onde dotarsi di uno strumento operativo da utilizzarsi per prendere parte al lucroso affare della ricostruzione post terremoto a L’Aquila”.

Un’altra telefonata intercettata tra i due imprenditori risale al 9 aprile. “Cerasoli – scrive il giudice – fa presente a Gallo che egli è ancora in attesa: ‘Di sapere un’altra cosa di quegli altri novantadué, così riferendosi al contributo di 92mila euro che dovrà erogargli un ente pubblico, e che: ‘Poi sto a preparare tutto un discorso della ricostruzione di qua’, così segnalando all’interlocutore che egli si sta attivando per fare ottenere alle imprese loro riconducibili i lavori post sisma. Infine Gallo conclude: ‘Va bene, dottore, non vi preoccupate… ora provvedo io dai… non vi preoccupate state tranquillo’. Gallo informa il cognato Pagano che l’indomani avrebbe dovuto recarsi insieme a lui ad Ateleta per visionare un lavoro la cui esecuzione era stata affidata a Cerasoli: ‘Senti, dovremmo andare a vedere un lavoro domani, sempre qui vicino Ateleta… e bisogna fare… tutte cose di marciapiedi… sono centottantamila euro di lavoro, questi hanno dato tutto… tutte le cose in mano a lui, al dottore Cerasoli'”.


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