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Negata la protezione al boss Spatuzza. Dubbi dei finiani, accuse dalla sinistra

Gaspare Spatuzza ROMA. Il boss della mafia Gaspare Spatuzza non è stato ammesso al programma di protezione. Lo ha deciso la Commissione centrale del Viminale.

La proposta, avanzata dalle procure di Firenze, Caltanissetta e Palermo che indagano sulle stragi di via D’Amelio e del ’93,è stata rifiutata perché il pentito ha cominciato a fare le sue dichiarazioni oltre il limite di 180 giorni. Restano confermate “le ordinarie misure di protezione ritenute adeguate al livello specifico di rischio segnalato”.

MANTOVANO: “HA FATTO DICHIARAZIONI A RATE”. “Lo Stato non può mettere il suo timbro sulla lealtà e l’affidabilità di chi si muove a fare rivelazioni a così lunga distanza di tempo dal momento in cui ha deciso di collaborare”. Lo afferma il sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano, spiegando al Corriere della Sera la decisione della commissione centrale sui pentiti del Viminale, da lui presieduta. “La commissione ha deciso – aggiunge Mantovano – che Spatuzza rimane comunque sottoposto alle ordinarie misure di protezione ritenute adeguate al livello specifico di rischio segnalato”. Intervistato anche daLaStampa, Mantovano spiega che Spatuzza è ‘attendibile’ in quanto ‘indica alcuni particolari sulla 126 utilizzata per uccidere Paolo Borsellino che sono stati riscontrat’. “Ma noi – sottolinea il sottosegretario – dobbiamo impedire le dichiarazioni a rate”.

GRANATA (FINIANI): “CHIEDEREMO MOTIVAZIONI”. Il deputato Pdl e vicepresidente della commissione Antimafia, Fabio Granata, del gruppo dei “finiani”, si dice “colto di sorpresa come tutti”. “Non è successo molte volte, a mia memoria, – sottolinea Granata in una intervista a La Stampa -con tutte le procure che indagano sulle stragi del ’92 e ’93, cioé Firenze, Palermo e Caltanissetta, e la Superprocura antimafia, che ci fosse tanta collegialità nella richiesta. Non vorrei ora che la polemica si aprisse non tanto su ciò che Spatuzza ha detto ma su ciò che Spatuzza non ha detto”. “Ovviamente – aggiunge – la decisione avrà delle motivazioni che la commissione Antimafia chiederà subito, già tra oggi e domani, al ministero dell’Interno. Le leggeremo con attenzione”.

PROCURATORE CALTANISSETTA: “VOGLIONO OSTACOLARE VERITA'”. “In questi mesi di indagini difficilissime abbiamo ricevuto anche buste con proiettili e minacce di morte, ma mai avevamo avvertito resistenze nella ricerca della verità da parte della politica. La decisione della commissione di non ammettere Spatuzza al programma di protezione è il primo segnale negativo che arriva dalla politica”. E’ il commento del procuratore di Caltanissetta, Sergio Lari, pm di una delle procure che hanno richiesto il programma di protezione per il boss mafioso non autorizzato dalla commissione centrale sui pentiti del ministero dell’Interno. Intervistato da Repubblica, Lari spiega che la decisione “mette in difficoltà” i pm che stanno indagando. “Il collaboratore che ci ha consentito di riscrivere la verità sulla strage Borsellino – afferma – potrebbe anche fare marcia indietro. Spero davvero che non accada”. “Siamo di fronte alla decisione di un organo amministrativo – spiega inoltre il pm – che non incide sui profili di attendibilità del collaboratore. Per noi Spatuzza resta attendibile”.

PD: “DECISIONE GRAVISSIMA”. I senatori del Pd componenti della Commissione Antimafia hanno definito “un fatto gravissimo” e privo di qualsivoglia fondamento tecnico-legislativo la decisione del governo di escludere il collaboratore di Giustizia Spatuzza dal programma di protezione. “E’ solo una ritorsione – accusano i senatori – per le dichiarazioni fatte da Spatuzza nel processo dell’Utri. La commissione Antimafia non può restare inerte, deve intervenire e chiedere conto al governo di questa scelta”, hanno chiesto i senatori Giuseppe Lumia, Teresa Armato, Gianrico Carofiglio, Luigi De Sena, Silvia Della Monica, Costantino Garraffa, Maria Leddi, Alberto Maritati, Achille Passoni (Copasir). “E’ chiaro ormai – proseguono i parlamentari – che sulle stragi e sul sistema di collusione mafia-politica si vuole impedire alla magistratura di andare avanti. Chiediamo la revoca della decisione della Commissione adottata contro il parere della Procura nazionale antimafia e di ben tre procure distrettuali: Caltanissetta, Palermo e Firenze che considerano Spatuzza attendibile e utile alle indagini sulle stragi del ’92-’93”.

IDV: “VENDETTA POLITICA”. “La mancanza di protezione a Spatuzza è una vendetta politica. Un avvertimento e un’intimidazione rivolta a chi conosce i rapporti tra mafia e politica”. Lo afferma il capogruppo Idv alla Camera Massimo Donadi. “La sospensione da parte del governo del programma di protezione al collaboratore di giustizia che ha testimoniato al processo Dell’Utri – aggiunge Donadi – è un fatto gravissimo oltre ad essere quantomeno sospetta. Non è questo il modo di favorire la giustizia, ma evidentemente le priorità del governo sono altre”.

DE MAGISTRIS: “INTIMIDAZIONE A SPATUZZA”. “E’ un fatto inquietante”, aggiunge l’europarlamentare Idv Luigi De Magistris. “La magistratura che sta indagando sulle stragi di mafia del ’92-’93 e sui rapporti tra mafia, politica e istituzioni aveva chiesto questa misura protettiva nei confronti di un collaboratore che ha rilasciato dichiarazioni ritenute rilevanti e attendibili dall’autorità giudiziaria. La necessità di questa misura è stata valutata da tre procure importanti come Firenze, Palermo e Caltanissetta, oltre che confermata dalla Procura nazionale Antimafia. Per questo le affermazioni del ministro La Russa e di altri ‘fedeli’ di Arcore sono falsità pronunciate con la coscienza di mentire e di voler giustificare una scelta ingiustificabile. Il diniego del Governo (più volte caldeggiato e annunciato in passato dal sottosegretario Mantovano) appare come un’oggettiva intimidazione verso Spatuzza e quanti intendano rendere dichiarazioni sui rapporti tra mafia e pezzi deviati dello Stato, politica compresa. Un’intimidazione che non meraviglia se si tiene conto di chi sia il Capo del Governo: lo stesso fondatore di Fi che, insieme a Dell’Utri, viene considerato referente politico – conclude – di cosa nostra in uno dei periodi più oscuri della Repubblica”.

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