Italia

Mandò autista a comprare cocaina, deputato siciliano espulso dall’Udc

Salvatore CintolaPALERMO.Il deputato regionale siciliano, Salvatore Cintola, 68 anni, dell’Udc, è indagato per peculato. Avrebbe mandato l’autista a comprare cocaina tramite la sua segreteria.

Il nome del parlamentare è agli atti dell’inchiesta che ha portato, mercoledì mattina, all’esecuzione di 29 ordinanze di custodia cautelare. Tra i destinatari dei provvedimenti c’è la 34enne Sabrina Di Blasi, ex segretaria di Cintola, accusata di spaccio, che avrebbe acquistato cocaina sia per uso personale che per lo stesso Cintola.

REATO NON CONFIGURABILE. I fatti risalgono al 2005 e adesso la segretaria lavora in un’organizzazione sindacale.Ma “il reato di peculato, contestato a Cintola nel 2006, è stato subito archiviato”, ha spiegato il procuratore aggiunto Maria Teresa Principato. “Non c’è nessuna prova, infatti, – spiega il magistrato – che effettivamente l’autista di Cintola sia andato dalla segretaria e ci sia stato lo scambio denaro-droga tra l’autista e la donna o che comunque non ci fossero altri motivi istituzionali per cui l’auto facesse il tragitto”. L’archiviazione, ha aggiunto il pm Principato, sarebbe stata decisa anche in base a una recente sentenza della Cassazione che stabilisce che il reato di peculato non è configurabile se l’auto blu è utilizzata non esclusivamente per scopi istituzionali. Cintola, exeuroparlamentare e senatore (carica da cui si è dimesso nel settembre 2009 per entrare nell’Ars- l’assemblea regionale siciliana)è stato comunque segnalato all’autorità amministrativa, insieme ad altre 24 persone, come assuntore di stupefacenti.

“ODIO LA DROGA”. Cintola, da parte sua, respinge al mittente tutte le accuse e riferisce all’Agi: “Odio la droga e non ne ho mai fatto uso. E poi nel 2004 non ho utilizzavo l’auto blu perché, nonostante fossi assessore al Bilancio, per una questione di moralità politica avevo deciso di usare la mia auto privata. Successivamente fui costretto a fare uso della vettura della Regione”.

UDC LO SOSPENDE E NE CHIEDE ESPULSIONE. Il segretario nazionale dell’Udc Lorenzo Cesa, apprese le notizie riguardanti l’operazione di questa notte della sezione narcotici della squadra mobile di Palermo, ha sospeso Cintola dal partito, proponendo l’espulsione immediata dal partito e chiedendo al capogruppo all’Assemblea Regionale, Rudy Maira, di procedere all’espulsione immediata anche dal gruppo. “Al di là dell’accertamento dei fatti, che ci auguriamo avvenga al più presto – afferma Cesa in una nota – la condotta morale tenuta da Salvatore Cintola, che già da tempo con le sue scelte politiche si era di fatto collocato fuori dall’Udc, appare incompatibile con i valori dell’Unione di Centro e rende improponibile la sua permanenza nel nostro partito”. “Come si vede da questa vicenda – conclude Cesa – facciamo bene a difendere la possibilità dei magistrati, in collaborazione con le Forze di Polizia, di avvalersi delle intercettazioni, che sono uno strumento fondamentale per la lotta alla criminalità”.

L’OPERAZIONE. Le indagini che mercoledì mattina hanno portato all’esecuzione di 29 ordinanze di custodia cautelare (nove delle quali notificate in carcere e una annullata perché l’indagato è deceduto) per spaccio di cocaina e hashish sono state avviate in seguito a notizie confidenziali raccolte da un piccolo spacciatore, nome in codice “Dolly”. Sono state così scoperte in Sicilia due organizzazioni con struttura piramidale che si rifornivano dalla Campania, per la cocaina, e dalla Calabria per l’hashish. Ad alcuni degli arrestati è stata contestata anche l’associazione per delinquere. Sequestrati 60 chili di hashish e 4 di cocaina, oltre a duemila banconote false, da 20 e 50 euro, per un valore complessivo di 75mila euro. “Si tratta di due bande molto organizzate – ha spiegato il procuratore aggiunto Maria Teresa Principato che ha coordinato le indagini assieme ai pm Marcello Viola e Emanuele Ravaglioli – Il punto fondamentale è la facilità con cui a Palermo si può reperire cocaina, eroina e hashish. Sono i mafiosi che foraggiano il traffico, anche se Cosa nostra sta dietro alle organizzazioni. Poiché le pene per spaccio di droga sono alte, la mafia preferisce infatti lavorare in retroguardia”. Il questore Alessandro Marangoni ha spiegato che due fornitori di medio livello, i cugini Salvatore e Enrico Alfano, coprivano il rione Brancaccio mentre la famiglia Caltabellotta la zona di corso Pisani. Proprio il marito di Alessandra Catabellotta, Giorgio Napolitano, sarebbe stato il fornitore di fiducia di alcuni “insospettabili” come la segretaria del deputato Cintola, Sabrina Di Blasi. Un altro degli arrestati, Ciro Di Napoli, si occupava di smerciare la droga nel catanese. Un chilo di cocaina, avvolta in un involucro, è stata inoltre trovata nel serbatoio di carburante dell’auto con cui due degli arrestati hanno fatto il viaggio tra Napoli e Palermo.

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