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Intercettazioni, si preannuncia un “Vietnam” alla Camera

immagine tratta da FacebookROMA. “Sarà un Vietnam per la maggioranza”. È “minaccioso” il vicesegretario del Pd Enrico Letta, annunciando battaglia alla Camera sul ddl intercettazioni, e assicurando che il Pd “farà di tutto” per cambiare il testo in Parlamento.

Ricorre all’ironia il capogruppo Pdl alla Camera Cicchitto: “Francamente non riusciamo a vedere Letta nei panni di un vietcong”. I democratici, per bocca di Dario Franceschini, si sono rivolti al presidente della Camera Gianfranco Fini e alla presidente della Commissione Giustizia Giulia Buongiorno con una lettera perché “non vengano soffocati i tempi del dibattito”.

FRANCESCHINI: “NESSUNA FORZATURA”. Il Partito Democratico “non accetterà alcuna forzatura” riguardo alla discussione del ddl che approda alla Camera dopo il via libera del Senato: secondo il regolamento di Montecitorio, sottolinea Franceschini, il provvedimento non potrà essere discusso in aula prima di settembre. “Fini distingua il suo ruolo politico dentro il Pdl e il suo ruolo di garanzia come presidente della Camera – è l’appello dell’esponente pd -. Il disegno di legge è alla Camera in terza lettura; è stato 14 mesi a Montecitorio in prima lettura, un anno e 15 giorni al Senato, dove ha subito delle modifiche rilevanti che lo hanno peggiorato. Per esaminarlo occorrono i tempi regolamentari. – scrive Franceschini – In base al regolamento della Camera il provvedimento non può arrivare in aula prima di settembre. Scriverò al presidente Fini e alla presidente Buongiorno chiedendo di evitare ogni forzatura e di rispettare gli articoli 24, 49 e 81 del Regolamento della Camera che assicurano precise garanzie; e cioè che il provvedimento stia due mesi in commissione; che ci sia il voto segreto, come è avvenuto in prima lettura; e che il contingentamento dei tempi possa avvenire dopo un mese di discussione. Sono evidenti – ha insistito il capogruppo del Pd – le esigenze di rispettare il regolamento; non si può soffocare il dibattito in commissione a giugno, per portare il provvedimento in Aula a luglio. Il calendario di giugno e quello trimestrale – sottolinea Franceschini – sono stati già approvati, e noi siamo contrari a cambiarlo; a questo punto lo può modificare solo una decisione monocratica del presidente Fini”.

PD: “MODIFICARE LA LEGGE”. Anche il segretario del Pd Pierluigi Bersani ha ribadito la volontà del Pd di fare muro: “C’è da combattere alla Camera, questi giorni saranno anche l’occasione per far comprendere meglio all’opinione pubblica l’enormità di quello che è avvenuto. – ha detto da Porto Torres – Nella manifestazione che abbiamo già convocato per il 19 sulla legge Finanziaria daremo grande spazio a questo tema democratico”. La presidente del Pd Rosy Bindi aggiunge: “Come opposizione sentiamo il dovere di modificare questa legge, che è contro la sicurezza dei cittadini perché lega le mani alla magistratura e contro la libertà di informazione perché mette il bavaglio alla stampa e a tutto il sistema informativo. Non accettiamo diktat da nessuno, – continua – tanto più da un presidente del Consiglio che continua a fare le leggi per sé e per i suoi amici, non certo per risolvere i problemi del Paese”.

IDV: “FINIANI DIMOSTRINO COERENZA”. Battaglia annunciata anche dall’Idv, che, per bocca del suo capogruppo Donadi, rimarca come questa rischia di diventare la vittoria dei berlusconiani sui finiani e invita i deputati fedeli al Presidente della Camera a mostrare la loro coerenza. Preoccupazione in giornata sono arrivate anche dall’ex presidente del Consiglio Romano Prodi che si è dichiarato preoccupatissimo.

ALFANO: “LA SINISTRA CONTRO LA PRIVACY”. Al Pd replica il ministro della Giustizia Angelino Alfano: “La sinistra pratica tecniche dilatorie e metodi perditempo che hanno un solo scopo: ignorare il diritto alla riservatezza e alla privacy dei cittadini. Per la sinistra l’art. 15 della Costituzione, semplicemente, non esiste”.

SCIOPERO IL 9 LUGLIO. Intanto, si alza il tono della protesta di giornalisti ed editori, mentre il Parlamento va avanti verso l’approvazione del disegno di legge sulle intercettazioni. Il via libera del Senato con la fiducia ha fatto scattare la leva dello sciopero da parte della Federazione nazionale della stampa, che ha dato l’annuncio del black out dell’informazione il 9 luglio. Una protesta che ha trovato l’immediato sostegno della Cgil. “Lo sciopero dovrà coincidere con la giornata finale di discussione del ddl. – ha detto il segretario della Fnsi, Franco Siddi – Quindi se sarà quella, altrimenti cambieremo la data”. Siddi ha quindi invitato tutta la categoria a mobilitarsi contro il disegno di legge, “mettendone in evidenza i pericoli con qualsiasi iniziativa”.

ORDINE GIORNALISTI: “DISOBBEDIENZA CIVILE”. Contro il disegno di legge sulle intercettazioni, l’ordine Nazionale dei Giornalisti (Odg) invoca “il dovere della disobbedienza civile”. Lo chiede in un comunicato, il segretario nazionale dell’Ordine, Enzo Iacopino, dopo l’annuncio in Senato del ddl Alfano. “L’Ordine risponderà in sintonia con gli altri enti di categoria a questa sfida – prosegue Iacopino – che è un atto di violenza alla Costituzione e ai cittadini italiani”. “In queste condizioni – conclude Iacopino – le proteste più estreme dei giornalisti sono inevitabile risposta alla ostinazione e alle chiusure della maggioranza. C’è il dovere della disobbedienza civile davanti a norme che violano il diritto costituzionale dei cittadini di sapere per valutare e compiere scelte consapevoli. Parla di “sciopero generale immediato contro l’attacco alla democrazia” il presidente dell’Unci (Unione Nazionale Cronisti Italiani) Guido Columba. “Il Paese deve capire l’attacco alla democrazia – dichiara Columba – i giornalisti hanno il dovere di lottare con tutte le armi contro il ddl Alfano”. Articolo21 chiama invece a “una grande manifestazione nazionale che sappia andare persino oltre quella straordinaria del tre ottobre e riesca a coinvolgere persino quelle associazioni e quei cittadini di destra che in queste ore, sulla rete per esempio, stanno manifestando un crescente disagio”.

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