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Cuffaro bis: chiesti 10 anni di carcere. Accusata anche la moglie

salvatore_CuffaroPALERMO.10 anni. E’ la condanna chiesta dai pm Nino Di Matteo e Francesco Del Bene per Salvatore Cuffaro.

“La gravità delle condotte poste in essere fa sì che Totò Cuffaro non meriti attenuanti, e dunque deve essere condannato al massimo della pena per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa”, hanno detto i due magistrati. Già condannato a sette anni per favoreggiamento aggravato, l’ex presidente della Regione Sicilia è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.La pena richiesta comprende la riduzione di un terzo della pena, essendoil rito abbreviato.

Il processo, denominato “Cuffaro-bis”, cerca di chiarire i rapporti tra l’ex governatore, l’imprenditore sanitario Michele Aiello e l’attuale pentito Francesco Campanella. L’udienzariprenderà a settembre. L’impianto accusatorio mette in relazione il senatore Udc e Aiello, quest’ultimo indicato dal pentito Nino Giuffré come anello di collegamento tra l’imprenditoria dal volto pulito e Bernardo Provenzano. Secondo i magistrati, Cuffaro aveva costruito un sistema di controinformazione che mirava a scopire le indagini sui rapporti fra mafia ed esponenti politici al fine di proteggere la rete criminale e dall’alto del suo ruolo istituzionale, Cuffaro riceveva informazioni riservate che passava ad Aiello in cambio della disponibilità delle strutture sanitarie per fare favori a elettori e amici.

“Fra i due (Cuffaro e Aiello) gli interessi comuni erano moltissimi – ha affermato Di Matteo durante la requisitoria, spingendosi a ipotizzare un rapporto societario tutto da provare fra Aiello e l’ex governatore – e, a ulteriore riprova, c’è anche il fatto che la moglie di Cuffaro, Giacoma Chiarelli,è stata protagonista di un trasferimento di quote che per pochi minuti ne ha fatto una socia dell’imprenditore”. Il legale ha raccontato ai magistrati che il 28 giugno del 2003, Cuffaro era a pranzo con Campanella che lo aveva avvertito, due, tre mesi prima delle indagini a suo carico.

Alle congetture del pm, Cuffaro, presente in aula, ha replicato con durezza, sostenendo che la moglie è estranea ai fatti e alle accuse che le vengono rivolte: i rapporti con la clinica di Bagheria non sarebbero da considerarsi scambi di favori, ma come semplici segnalazioni di persone che ne avevano bisogno. Secondo l’accusa infatti la signora Cuffaro “aveva ceduto ad Aiello le sue quote di una societa’ di laboratorio analisi e per questo è stata socia per poche ore di Aiello. L’esistenza di cessione di quota e lo straordinario interessamento di Cuffaro all’azienda di Aiello – ha detto Di Matteo – lascia sospettare che Cuffaro potesse essere legato ad Aiello da un rapporto societario di fatto, ma non ne abbiamo le prove”.

Di Matteo insiste sui collegamenti di Cuffaro con la malavita palermitana mettendo l’accento sui rapporti cin i soggetti rientranti nell’indagini e conclude infatti dicendo: “Ma se non abbiamo potuto dimostrare l’esistenza di un rapporto societario tra Aiello e Cuffaro – ha proseguito di Matteo – è stato ampiamente dimostrato come Cuffaro si è attivamente prodigato ad aiutare Aiello per l’inserimento delle prestazioni radioterapiche nel nuovo nomenclatore tariffario. Visto che non c’era una previsione normativa Cuffaro siè interessato personalmente, da presidente della Regione, della vicenda per fare applicare alle aziende di Aiello rimborsi di tariffe che erano state proposte dallo stesso Aiello”.

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