Italia

Brancher ministro del Federalismo. Di Pietro: “Coinvolto in Tangentopoli”

Aldo Brancher ROMA. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha firmato, su proposta del premier Silvio Berlusconi, il decreto di nomina dell’onorevole Aldo Brancher a ministro senza portafoglio.

La cerimonia di giuramento del nuovo ministro senza portafoglio si è svolta alle ore 13,15 al Palazzo del Quirinale.

Erano presenti, in qualità di testimoni, il segretario generale della Presidenza della Repubblica, consigliere di Stato Donato Marra, e il consigliere militare del Presidente della Repubblica, generale Rolando Mosca Moschini. Per il Governo erano presentiBerlusconi, il ministro dell’Economia e delle Finanze,Giulio Tremonti, il ministro per la Semplificazione normativa, senatore Roberto Calderoli, e il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio,Gianni Letta. A Brancher, già sottosegretario alle Riforme, andrà la delega per l’attuazione del federalismo.

DI PIETRO: “COINVOLTO IN TANGENTOPOLI”. “Ricordo che Brancher è persona involta in tangentopoli per fatti molto gravi. A me pare che il messaggio che si manda ai cittadini sia uno solo: il delitto paga e che conviene fare il delinquente perché magari si diventa anche ministro”.

PD: “NOMINA INUTILE”. “La nomina del Sottosegretario Brancher a ministro per il Federalismo è una inutile duplicazione di poltrone e un affronto agli italiani a cui vengono chiesti dal Governo enormi sacrifici”. Così Davide Zoggia, responsabile Enti locali del Pd, critica la nomina del nuovo ministro per l’Attuazione della riforma federale. “Vorremo capire – afferma Zoggia – per quale motivo, esistendo un ministero per i rapporti con le Regioni sia stato nominato un ministro per il Federalismo. Probabilmente dopo la manovra, che ha tolto risorse e speranze alla riforma federale, si è deciso di dare un contentino a Bossi con la nomina di un uomo di cerniera tra l’azienda Berlusconi e la Lega. Di fatto è stato istituito un simulacro per dare agli elettori leghisti l’illusione che si intenda veramente procedere sulla strada del federalismo. Si tratta solo dell’ennesimo spreco, una inaccettabile presa in giro di un governo che, ogni giorno, trova un escamotage per sfuggire alle proprie responsabilità”.

CHI E’ BRANCHER. Sessantasette anni, bellunese, un passato prima di sacerdote e poi di manager Fininvest, Aldo Brancher è un fedelissimo di Silvio Berlusconi e anche uomo di raccordo tra il Pdl e la Lega nord. All’epoca in cui portava la tonaca, Brancher era un sacerdote paolino e fu tra gli artefici del lancio di “Famiglia Cristiana” come braccio destro di don Mammana, il prete che portò al successo il settimanale cattolico. Lasciata la vita religiosa, Brancher viene attratto dalla galassia berlusconiana: le esperienze nel ramo pubblicitario maturate quando si occupava di Famiglia Cristiana gli spianano la strada di Publitalia. Passa poi alla Fininvest, dove si occupa sempre di pubblicità con una competenza particolare sugli spot per i partiti. E’ in quegli anni che il manager veneto finisce nei guai giudiziari.

Il pool di Mani Pulite, indagando sui conti Finivest, lo spedì tre mesi a San Vittore, sospettandolo di finanziamento illecito del Psi: accusa che, dopo la condanna in primo grado e in appello, cadde in Cassazione. All’indomani della tempesta giudiziaria, Brancher passa alla polltica. Nel 2001 entra in Parlamento e Berlusconi lo vuole nel governo come sottosegretario alle riforme e alla devolution. E’ lui che fa la spola tra Roma e la baita d Lorenzago in Cadore dove Calderoli, insieme agli altri “saggi” del centrodestra, riscrive la Costituzione in senso federalista. Di riforme e federalismo Brancher si è occupato fino a oggi come sottosegretario di Bossi. In tale veste ha partecipato a riunioni e vertici tra Bossi e Berlusconi.

Altri guai giudiziari sono venuti per Brancher anche in anni più recenti: attualmente é imputato nell’ambito del processo Antonveneta con l’accusa appropriazione indebita per aver ricevuto versamenti in contanti da Giampiero Fiorani.

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