Esteri

Usa, via a processi civili contro preti pedofili

 Benedetto XVI NEW YORK. Via libera ai processi civili contro i preti accusati di pedofilia negli Usa.

La Corte suprema ha deciso di non esprimersi sul ricorso del Vaticano nel caso di un cittadino dell’Oregon che ha denunciato di avere subito abusi da un sacerdote e ha tolto l’ultimo ostacolo all’avvio del processo civile. Esaminando il fascicolo “Anonimo contro Santa Sede”, i giudici hanno riconosciuto che il Vaticano può essere considerato civilmente responsabile delle azioni dei preti pedofili.

Intanto,Benedetto XVI ha istituito un nuovo dicastero, nella forma del Pontificio Consiglio, con il compito di “promuovere una rinnovata evangelizzazione nei Paesi dell’Occidente che stanno vivendo una progressiva secolarizzazione della società e una sorta di eclissi del senso di Dio”. Il Papa ne ha dato l’annuncio durante la celebrazione dei primi vespri della solennità dei santi Pietro e Paolo, nella basilica romana di San Paolo fuori le Mura. Rivolgendosi alla delegazione ortodossa presente, il Papa ha sottolineato la valenza ecumenica della decisione di creare un nuovo Consiglio: “La sfida della nuova evangelizzazione interpella la Chiesa universale e ci chiede di proseguire con impegno la ricerca della piena unità tra i cristiani”. Fonti non ufficiali del Vaticano hanno riferito nelle scorse settimane che il Papa avrebbe scelto monsignor Rino Fisichella, attualmente presidente della Pontificia Accademia per la vita, come guida del nuovo dicastero, ma nell’omelia Benedetto XVI non ha fatto menzione alla personalità prescelta.

Il caso analizzato dalla Corte suprema americana riguarda il reverendo irlandese Andrew Ronan, morto nel 1992. Il Vaticano è accusato di averlo trasferito in diverse città, nonostante ripetuti casi di molestie sessuali su minori. Il cittadino dell’Oregon, John V. Doe, ha denunciato di aver subito abusi negli anni ’60 nella scuola cattolica che frequentava. La Santa Sede ha presentato un ricorso invocando il diritto all’immunità che spetta agli Stati sovrani: questo diritto, su cui si era espressa favorevolmente l’amministrazione Obama, è stato poi respinto in vari gradi di giudizio. La Corte suprema ha ora deciso in via definitiva di non fermare l’azione legale, che considera il Vaticano corresponsabile degli abusi. Ronan fu mandato a Chicago all’inizio degli anni Sessanta, dopo la sua ammissione di molestie su un minore in Irlanda, dove guidava una parrocchia. Il prelato ha poi lavorato alla St. Phillip High School nella città dell’Illinois fino al 1965, ma anche lì è stato protagonista di almeno tre atti di pedofilia. È stato infine trasferito alla St. Albert Church di Portland, nell’Oregon, dove Doe lo conobbe quando era quindicenne come “prete, tutore e consigliere spirituale”.

“L’azione della Corte è una risposta alle preghiere di migliaia di sopravvissuti alle molestie sessuali dei preti, che finalmente avranno una chance di avere giustizia. – ha commentato Jeff Anderson, il legale che difende la vittima – Ringraziamo i giudici per il coraggio con cui hanno lasciato che l’azione legale vada avanti. Finalmente c’è la possibilità di chiudere le ferite”. Il legale del Vaticano Jeffrey Lena sottolinea che avrebbe preferito risolvere la questione a livello della Corte suprema, ma – aggiunge – la decisione “non significa che eravamo in errore nell’interpretazione della legge”: “I giudici di Washington hanno valutato che il caso non meritava di essere esaminato al loro livello per ora”. Secondo Lena, il fatto che il ricorso non sia stato accolto “non è una indicazione di mancanza di accordo con la nostra posizione, è semplicemente una determinazione da parte dei giudici che non volevano scegliere questo caso come veicolo per chiarire la legge su questo punto”. L'”Anonimo contro Santa Sede” torna ora alla Corte distrettuale dell’Oregon e il dibattito sarà incentrato sulla teoria che il prete in questione era dipendente del Vaticano. “Tutto il resto è stato eliminato. Per prevalere, l’altra parte deve dimostrare che, in base alla legge, Ronan era impiegato della Santa Sede” conclude Lena.

BELGIO. Sempre sul fronte dello scandalo pedofilia, in Belgio si è dimessa la commissione nominata dalla Chiesa per esaminare i casi di abusi sessuali sui minori, guidata dallo psichiatra Peter Adriaenssens. Questi ritiene che le contestate perquisizioni della polizia siano state la dimostrazione della mancanza di fiducia delle autorità giudiziarie nel lavoro del team: “Non potevano che agire in questo modo solo a fronte della convinzione che noi volessimo nascondere le cose, truffarli in un qualche modo. Invece io mi sono fatto come punto d’onore quello di lavorare in piena trasparenza”. Il professore si è dichiarato “scioccato” per le perquisizioni della Procura di Bruxelles, dicendosi preoccupato per la privacy delle vittime che avevano scelto di riferire alla commissione gli abusi sessuali subiti dai preti. Istituita nel 2000 come organo indipendente, la commissione intendeva essere un interlocutore privilegiato delle vittime di presunti abusi da parte di sacerdoti, diaconi, catechisti o operatori pastorali, ricevendo le denunce e fornendo un’adeguata assistenza psicologica, medica e legale. Nel sito web si riferisce che l’ente informa i vescovi e le autorità ecclesiastiche competenti delle denunce.

VIENNA,SCUSE AL PAPA. In Vaticano l’arcivescovo di Vienna, il cardinale Christoph Schoenborn, ha presentato le proprie scuse al Papa: a maggio aveva accusato l’ex segretario di Stato vaticano Angelo Sodano di aver offeso le vittime di abusi sessuali e di aver insabbiato a suo tempo l’inchiesta sugli atti di pedofilia compiuti dall’allora capo della diocesi viennese Hans Hermann Groer. Ricevuto in udienza a San Pietro, Schoenborn ha espresso a Benedetto XVI il proprio “dispiacere” per le interpretazioni date ad alcune sue affermazioni. Dopo l’udienza riservata, sono stati invitati all’incontro anche lo stesso Sodano, attuale decano del collegio cardinalizio, e il segretario di Stato in carica, il cardinale Tarcisio Bertone. Benedetto XVI ha ricordato a Schoenborn che solo il Papa può criticare o muovere accuse a un cardinale. “Si ricorda che nella Chiesa, quando si tratta di accuse contro un cardinale, la competenza spetta unicamente al Papa; – si legge nella nota ufficiale della Santa Sede – le altre istanze possono avere una funzione di consulenza, sempre con il dovuto rispetto per le persone”. In alcune conversazioni con i giornalisti, Schoenborn aveva criticato il termine “chiacchiericcio” – usato da Sodano in merito allo scandalo pedofilia – perché considerato offensivo verso le vittime degli abusi.

L’arcivescovo di Vienna aveva poi accusato Sodano di essere il capofila dell’ala della Curia romana che, negli anni passati, ha insabbiato le accuse di pedofilia che condussero il suo predecessore, Groer, alle dimissioni nel 1995. Schoenborn, spiega la nota, “aveva chiesto di poter riferire personalmente al Sommo Pontefice circa la presente situazione della Chiesa in Austria”. Con Sodano e Bertone, aggiunge, “sono stati chiariti e risolti alcuni equivoci molto diffusi e in parte derivati da alcune espressioni del cardinale Schoenborn, il quale esprime il suo dispiacere per le interpretazioni date. In particolare, la parola “chiacchiericcio” sarebbe stata usata per indicare “il coraggio che non si lascia intimidire dal chiacchiericcio delle opinioni dominanti””. Schoenborn ha poi chiarito il senso di recenti dichiarazioni su alcuni aspetti dell’attuale disciplina ecclesiastica.

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