Esteri

Spie russe, il Cremlino accusa gli Usa

 MOSCA. I dieci cittadini russi arrestati negli Stati Uniti non hanno commesso nessuna azione contro gli interessi americani.

Così il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha difeso le presunte spie catturate dall’Fbi. “Stiamo parlando di cittadini russi andato negli Stati Uniti in momenti diversi e che non hanno commesso alcuna azione diretta contro gli interessi Usa”, ha spiegato Lavrov, chiedendo alle autorità americane di garantire agli arrestati di essere assistiti dai consolati russi. Il ministero degli esteri russo, in viaggio a Gerusalemme, ritiene che gli arresti delle presunte spie russe in Usa siano “infondati” e che perseguano “obiettivi biasimevoli”, rievocando i tempi della guerra fredda. Mosca si rammarica inoltre che tutto ciò avvenga sullo sfondo del recente reset nei rapporti russo-americani.

“Non ci sono chiari i motivi che hanno spinto il ministero della giustizia Usa ad esibirsi con dichiarazioni pubbliche fatte nello spirito di passioni spionistiche dei tempi della guerra fredda”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli esteri russo Andrei Nesterenko, definendo gli arresti “privi di fondamento” e “indecenti”. “Esibizioni di tale genere si sono verificate anche in passato, quando i nostri rapporti tendevano a miglioravano”, ha proseguito. Nesterenko ha espresso “profondo rammarico che ciò avvenga sullo sfondo del reset nei rapporti russo-americani lanciato dalla stessa amministrazione Usa”. Mosca dunque chiederà spiegazioni a Washington. Lo scandalo è esploso all’indomani del viaggio del leader del Cremlino Medvedev negli Stati Uniti, dove ha incontrato il presidente Obama prima e durante il G8 e il G20, rilanciando il reset iniziato lo scorso anno. E proprio Obama si è rifiutato di commentare la notizia degli arresti. Parlando di economia durante una conferenza stampa questa mattina, Obama si è limitato a rispondere “grazie” al giornalista che aveva chiesto un commento sulla questione.

La tv pubblica russa ha aperto il tg con la notizia degli arresti degli uomini dei servizi di sicurezza all’estero (Svr), senza diffondere le reazioni delle autorità ma insistendo sul fatto che i fermati non sono stati riconosciuti colpevoli. Dalla riforma postsovietica che ha smembrato il vecchio Kgb sono nati lo Fsb (i servizi di sicurezza interni, analoghi all’Fbi americano) e l’ancor più appartato Svr, destinato allo spionaggio internazionale ed equiparabile alla Cia. Le vette della segretezza spettano però al Gru, i servizi di intelligence militari, che dipendono direttamente dallo Stato maggiore.

Intanto, l’ex-vicecapo del Kgb Oleg Gordievsky conferma ai media Usa l’esistenza di almeno “40 coppie di talpe russe negli Stati Uniti”. Secondo Gordievsky, che nel 1985 è passato agli occidentali e vive adesso a Londra, conoscendo le tecniche dello spionaggio di Mosca le coppie scoperte dall’Fbi sono solo una piccola percentuale del numero totale. “Conoscendo le tecniche del Kgb, che può avere cambiato nome ma non i suoi metodi, vi sono almeno 500 agenti segreti negli Stati Uniti ed una quarantina sono sicuramente coppie”, ha detto l’ex-agente segreto.

Lunedì l’Fbi ha annunciato l’arresto di 10 sospette spie russe la cui missione, secondo i documenti del tribunale, era quella di cercare e costruire contatti in alcuni circoli politicamente influenti spacciandosi per civili. Gli agenti sono tutti accusati di spionaggio, un crimine che prevede una pena di 5 anni. Nove di loro sono accusati anche di riciclaggio di denaro e rischiano quindi fino a 20 anni di galera. Lo smantellamento di questa rete di spionaggio, è la conclusione di dieci anni di indagini dell’Fbi, secondo le autorità americane. Oggi un’undicesima presunta spia legata al gruppo è stata arrestata a Cipro.

La rete di spie russe smascherate dall’Fbi aveva ricevuto una serie di codici per identificare la identità dei loro contatti. Tra le frasi usate dalle ‘talpè: “Non ci siamo già incontrati in California la scorsa estate?”. “No, credo che fossero gli Hamptons”. “Potremmo esserci visti a Pechino nel 2004?”. “Si potrebbe, ma credo che sia accaduto ad Harbin”. “Mi scusi non ci siamo già incontrati a Bangkok nell’aprile dello scorso anno?”. “Non se se era aprile, penso che fosse in Thailandia a maggio”.

Tra gli arrestati anche tale Mike Zottoli di Seattle che si faceva passare per per italiano: “Sembrava europeo, per via dell’accento. Diceva che era italiano e sembrava italiano”, ha detto il vicino John Evans. Zottoli era l’alias con cui era conosciuto l’agente con la moglie “Patricia Mills” in una casa di Arlington in Virginia. L’uomo si faceva passare per banchiere d’affari, “Patricia” diceva che andava ancora a scuola. Nei documenti del tribunale Mike e Patricia sono indicati come “i cospiratori di Seattle”: “Erano inquilini ideali. I più simpatici del palazzo”, ha detto Evans che per nove anni è stato l’amministratore del condominio Beaumont Apartments nel quartiere multiculturale di Capitol Hill. “Zottoli” ha detto alle autorità di essere nato negli Stati Uniti ma secondo l’Fbi prima del 2001 non ha mai abitato negli Usa. La “Mills” secondo i documenti della Corte è canadese e risiede in America dal 2003. Nel 2006 una perquisizione nel loro appartamento di Seattle nel 2006 aveva portato al sequestro di una radio a onde corte e taccuini a spirale con codici segreti usati per decrittare messaggi radio.

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