Esteri

Marea nera, un operaio della Bp: “Sapevano del sistema difettoso”

 WASHINGTON. Due miliardi di dollari, questa la cifra spesa finora dalla Bp per arginare la marea nera nel golfo del Messico. La stima è della compagnia petrolifera britannica, riportata da Bloomberg.

Le prospettive finanziarie per il colosso inglese sono tutt’altro che rosee. La banca svizzera Ubs ha sospeso le stime sul dividendo fino alla fine del 2012 perché non si può prevedere alcuna crescita in questo intervallo di tempo. La società ha detto di aver pagato 105 milioni di dollari di danni a quanti sono stati colpiti dal disastro e la settimana scorsa, dopo un incontro con il presidente Obama, ha depositato 20 miliardi di dollari in un fondo per i risarcimenti.

Intanto, peggiora il calcolo delle perdite di petrolio in mare: si tratterebbe di 100mila barili di petrolio al giorno, qualcosa come 15,9 milioni di litri, secondo un documento interno della società reso noto da un deputato americano. Finora il governo Usa aveva parlato di 60mila barili al giorno (9,5 milioni di litri). Un portavoce di Bp, Toby Odone, ha detto però che la stima si applicherebbe solo se un pezzo fondamentale dell’attrezzatura venisse rimosso: “Siccome non ci sono progetti di rimuoverlo, la stima è irrilevante”.

Nuove accuse alle Bp arrivano da un operaio che lavorava nella piattaforma Deepwater Horizon, sopravissuto all’incidente del 20 aprile. La società, ha rivelato l’operaio alla Bbc, sapeva che c’erano falle nel sistema di sicurezza settimane prima dell’esplosione. Tyrone Benton spiega che la falla non fu riparata, che il sistema di sicurezza difettoso fu semplicemente chiuso e che si fece affidamento su un secondo sistema. Benton aggiunge che la responsabilità della manutenzione di quell’attrezzatura era della compagnia proprietaria della piattaforma, la Transocean, che prima dell’incidente ha affermato di aver testato con successo il sistema. Si tratta, spiega la Bbc, del “blowout preventer” (Bop), in grado di tagliare e bloccare il flusso di petrolio dalla condotta principale. Il “cervello” del Bop, secondo la Bbc, sono delle unità di controllo (control pods) che rilevano l’eventuale presenza di irregolarità. “Abbiamo notato – racconta Benton – una perdita sull’unità di controllo e abbiamo informato gli uomini della compagnia”. Questi ultimi “stanno in una sala di controllo, da dove potevano accendere o spegnere quell’unità di controllo e accenderne un’altra, così da non dover interrompere la produzione”. L’operaio ha detto che il suo superiore ha informato via e-mail sia la Bp che la Transocean delle falle. Ma riparare l’unità di controllo (invece di attivarne un’altra) avrebbe significato un’interruzione temporanea dell’attività di trivellazione sulla piattaforma, che costava alla Bp 500mila dollari (circa 400mila euro) al giorno: dunque non è stato fatto nulla. Un comportamento “inaccettabile” secondo un esperto interpellato dalla Bbc, il professor Tad Patzek dell’università del Texas: “Se c’è un indizio che il Bop non sta funzionando a dovere, lo si dovrebbe riparare a qualunque costo”.

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