Campania

“Restauro fantasma”, Sepe: “Ho agito sempre per il bene della Chiesa”

Sepe e LunardiNAPOLI. Dalle carte dell’inchiesta spuntano 2,5 milioni per lavori mai completati in un palazzo di Propaganda Fide in piazza di Spagna.

Sulla pagine del Corriere della Sera la vicenda del palazzo di Propaganda Fide in piazza di Spagna che riguarda il cardinale Crescenzio Sepe, attuale arcivescovo di Napoli, indagato per corruzione. Il progettista è l’architetto Angelo Zampolini, che sette anni dopo diventerà noto per essere l’uomo di fiducia di Diego Anemone. L’impresa a cui sono affidati i lavori è la ditta Carpineto, che in una recente informativa del Ros viene definita “vicina” ad Angelo Balducci, ex Provveditore alle Opere Pubbliche. All’epoca dei fatti Sepe era prefetto di Propaganda Fide.

Su Repubblica, invece, le intercettazioni dell’ex ministro Pietro Lunardi citato per decine di casi e indagato per corruzione. Secondo quanto riferito da La Stampa, è stata anche una relazione della Corte dei conti a far decidere i pm di Perugia Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi a iscrivere sul registro degli indagati, per corruzione, il cardinale Sepe, vescovo di Napoli, ex prefetto della congregazione Propaganda Fide raquo; e l’ex ministro Lunardi.

RICHIESTA AUTORIZZAZIONE PER LUNARDI. Intanto, i pm di Perugia hanno chiesto l’autorizzazione a procedere nei confronti dell’ex ministro Lunardi. La richiesta è stata depositata sabato scorso al tribunale dei ministri di Perugia, contestualmente all’invio a Lunardi e al cardinale Sepe di un’informazione di garanzia. Riguardo a Lunardi, è stato ieri il suo difensore, l’avvocato Gaetano Pecorella, a sostenere che la posizione del suo assistito dovesse essere valutata dal tribunale dei ministri. Il legale aveva comunque sottolineato che dovrà essere il suo assistito a scegliere se sollecitare questa strada, non escludendo quindi la possibilità che Lunardi possa comunque presentarsi ai pm di Perugia per chiarire la sua posizione.

LEGALE SEPE: “NON C’E’ NULLA DI RILEVANTE”.

“Sarà una difesa molto poco impegnativa perché dalla ricognizione dei fatti che abbiamo eseguito insieme mi sembra che nella sua condotta non ci sia niente, e dico niente, di penalmente rilevante”. Lo dice l’avvocato Bruno Von Arx, legale del cardinale Sepe, nel corso della conferenza stampa del presule tenutasi alle 13 di lunedì. “L’accusa – aggiunge Von Arx – è di corruzione aggravata ma da quello che ho compreso si confondono, tempi, contenuti, date e prospettive di questi provvedimenti. Al più presto comunicherò ufficialmente della mia nomina e fisseremo la data dell’interrogatorio con i magistrati”. Già questa settimana? “Spero di sì. In una sede neutra, se questo semplifica le cose”. Il cardinale Sepe, sottolinea l’avvocato, “é una persona estremamente serena; credo che sia nel giusto perché non mi sembra che questi accostamenti con Lunardi e Bertolaso possano essere incasellati in un serio paradigma di corruzione”. Si avvarrà del Concordato? “Ci avvarremo – risponde Von Arx – delle prerogative che il nostro Codice riconosce trattandosi di un ministro del culto così elevato. Non rivendichiamo prerogative, chiederemo semmai una sede intermedia (per l’interrogatorio, ndr) per questo incontro con i magistrati ma oltre questo dobbiamo prospettare la nostra verità ed eliminare questo increscioso incidente”. Sepe, riferisce Von Arx, “é rimasto particolarmente colpito per l’affetto che la città gli ha dimostrato. Oltre che sereno é lucido e mi ha esposto i fatti in modo che io ho potuto esprimere i giudizi che vi ho dato”. “Indubbiamente la competenza di Perugia non esiste”, sottolinea Von Arx. “Ma noi crediamo – ha continuato il legale – di poter riuscire ad ottenere risultati positivi in tempi brevi”. “Ci auguriamo di convincere i pm di Perugia – ha aggiunto – che non hanno niente da addebitare al cardinale”.

“IL RESTAURO DEL PALAZZO RIGUARDA I SUOI SUCCESSORI”. “La pinacoteca della sede del palazzo di propaganda Fide non riguarda in alcun modo il cardinale Crescenzio Sepe, ma i suoi successori”, ha dettoVon Arx a margine della conferenza stampa. “Il cardinale di questa storia non ne sa niente”, ha sottolineato l’avvocato. “Si parla di Sepe ma c’era un comitato di tecnici dietro la valutazione del valore del Palazzo dei Prefetti. Il costo di un eventuale intervento di ristrutturazione era troppo oneroso per Propaganda Fide, che non ce l’avrebbe fatta con le sue risorse”, dice ancorail legale.”Si valutò quindi che era meglio venderlo in modo che qualcuno si facesse carico della ristrutturazione e degli inquilini”, una scelta che avrebbe così tutelato l’immobile. Alla domanda seil Palazzo fu venduto al ministro Lunardi a un prezzo quattro volte inferiore rispetto al valore oggettivo della struttura, Von Arx ha risposto: “Questo non è affatto vero, era una struttura fatiscente”.

SEPE: “TUTTO NELLA MASSIMA TRASPARENZA”.

In conferenza stampa è poi intervenuto il cardinale Sepe, leggendo una lettera. “Ho fatto tutto nella massima trasparenza”, ha chiarito l’arcivescovo, parlandodell’alloggio dato in uso a Guido Bertolaso, della vendita all’ex ministro Lunardi di un palazzetto in via dei Prefetti e poi dei lavori in messa in sicurezza di un lato del palazzo di Propaganda Fide in piazza di Spagna. “Ho fatto tutto avendo i bilanci puntualmente approvati dalla Prefettura per gli affari economici e dalla Segreteria di Stato la quale con una lettera inviatami a conclusione del mio mandato di prefetto volle finanche esprimere apprezzamento e stima per la gestione amministrativa”, ha detto il cardinale, ribadendo che, in merito a quanto da lui fatto da prefetto della Congregazione di Propaganda Fide, registrò anche la stima da parte della Segreteria di Stato. L’arcivescovo ha sottolineato: “Ho sempre agito secondo coscienza, avendo come unico obiettivo il bene della Chiesa”. “Neppure una vicenda giudiziaria può giustificare una così fredda elencazione di eventi senza mettere in campo una serie di altri elementi essenziali primo tra tutti il percorso di una vita sacerdotale nel quale la Croce non é mai un intoppo ma il segno dell’appartenenza a Cristo”. “Accolgo così in tutta umiltà la prova che oggi mi tocca – ha concluso – ma accanto ad essa avverto la serenità che non può nascere a caso ma è maturata via via, attraverso i diversi passaggi della mia vita”.

“L’EDIFICIO AVEVA SUBITO DANNI”. Sulla questione dei lavori del palazzo di Propaganda Fide in piazza di Spagna, Sepe riferisce: “Aveva subito una modificazione strutturale, nel senso che era stato registrato un notevole distacco della parete determinato, secondo gli accertamenti tecnici effettuati, da infiltrazioni di acqua sotto il fabbricato e dalle continue vibrazioni causate dal passaggio della vicina metropolitana”. “Fu accertata – ha continuato Sepe – la competenza dello stato italiano e furono eseguiti lavori di ripristino e ristrutturazione con onere parzialmente a carico della pubblica amministrazione”.

LA CASA PER BERTOLASO.

La disponibilità di una casa per Guido Bertolaso fu chiesta dal professor Francesco Silvano al cardinale Sepe, che incaricò lo stesso collaboratore di trovarne una, senza però esser poi messo a conoscenza né dell’ubicazione né delle modalità con cui l’appartamento fu concesso. Lo ha spiegato lo stesso prelato. “L’esigenza di una casa per Bertolaso -ha detto l’arcivescovo – mi venne rappresentata dal dottore Francesco Silvano. In prima istanza, gli feci avere ospitalità presso il seminario, ma mi furono rappresentati problemi di inconciliabilità degli orari, per cui incaricai lo stesso dottor Silvano di trovare altra soluzione”. Soluzione della quale, prosegue Sepe, “non mi sono più occupato né sono venuto a conoscenza sia in ordine alla ubicazione sia in ordine alle intese e alle modalità”. “Come è stato scritto sui giornali – ha concluso Sepe – Bertolaso aveva bisogno di vivere in un ambiente più sereno poiché aveva qualche difficoltà”.

“PAPA VOLEVA CHE RESTASSI A ROMA”. “Papa Benedetto XVI mi chiese con una certa insistenza di rimanere a Roma”. E’ un altro passaggio del discorso del cardinale Sepe. Ricordando il percorso che lo ha portato a Napoli, il presule ha sottolineato che fu sua la volontà di continuare il suo servizio alla Chiesa nell’azione pastorale “tra la gente, a Napoli”. Fu Ratzingera riferirgli che “si indicava il mio nome per Napoli e mi chiedeva che ne pensassi”, ha raccontato il cardinale. “Chiesi un po’ di tempo per riflettere e poi diedi la mia risposta: ‘Santità, il mio cuore già batte per Napoli. Vorrei che gli ultimi anni della mia vita fossero al servizio della Chiesa nell’azione pastorale, tra la gente'”. Stando alle parole dell’arcivescovo, il Papa gli ricordò che avrebbe potuto svolgere quel ruolo “ancora nella curia romana”. “Ma io ero felice – ha sottolineato Sepe – di aver scelto di ubbidire allo Spirito che mi inviava in questa nostra amata terra”. “Felice resto di quello che con voi, sacerdoti e fedeli – ha detto ancora – ogni giorno riesco a vivere in obbedienza alla verità di Cristo, al servizio degli ultimi, nel proclamare la giustizia”. “Accolgo così in tutta umiltà la prova che oggi mi tocca – ha aggiunto – ma accanto ad essa avverto anche la forza di una serenità che non può nascere a caso, maturata attraverso i diversi passaggi che da sacerdote, mi hanno condotto all’ordinazione episcopale, con la nomina a segretario della Congregazione per il clero”. E poi il cardinale ha ricordato quello che ha definito “l’esaltante esperienza” del Giubileo del 2000 a Roma, nella scia aperta dal concilio vaticano II”. “Giovanni Paolo II – ha concluso – lo volle come un evento profetico, passaggio tra due millenni, annuncio del Vangelo nel cambiamento del mondo”.

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