Palma Campania

Cocaina, alleanza ‘ndrangheta-camorra: 16 arresti, sequestrati beni per 80 mln

Guardia di FinanzaCASERTA. Beni per un’ottantina di milioni di euro sono stati sequestrati dalla Guardia di finanza nel corso dell’operazione contro sedici narcotrafficanti legati al clan della ‘ndrangheta dei Barbaro di Platì ed a quello dei La Torre di Mondragone, collegati con i Casalesi.

All’operazione hanno partecipato i militari del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Catanzaro, finanzieri di Mondragone e dello Scico di Roma. L’inchiestaè stata coordinata dalla Dda di Reggio Calabria.

La cocaina proveniva da Venezuela e Colombia,la banda di narcotrafficanti calabresi e casertani poi la distribuiva in tutta Italia e nel nord Europa. Lo snodo principale del traffico era il porto olandese di Amsterdam, ma la droga arrivava in qualsiasi porto, italiano od europeo, ritenuto idoneo dai trafficanti.

Nel corso dell’operazione, denominata “Tamanaco” (dall’albergo di Caracas, in Venezuela, dove avvenivano gli incontri nel corso dei quali i narcotrafficanti concordavano gli scambi di droga)i finanzieri hanno sequestrato 700 chili di cocaina giunti nel porto di Livorno in un container con pelli essiccate. Durante le indagini, i finanzieri si sono serviti anche di uno strumento informatico denominato “molecola” ideato dallo Scico della Guardia di finanza, di concerto con la Direzione nazionale antimafia, che serve a monitorare i flussi finanziari e verificare eventuali anomalie.

LE INDAGINI. Le indagini, avviate agli inizi del 2005 dal Gruppo Operativo Antidroga di Catanzaro sotto la direzione della Dda di Reggio Calabria, portavano subito ad individuare una prima importazione di sostanza stupefacente dal Sud America che l’organizzazione (composta come detto e come si vedrà meglio da elementi della ‘ndrangeta reggina e della camorra casertana) stava pianificando con il fornitore sudamericano Vittorio Belgiovane, 70 anni, un noto broker di origini italiane ma residente stabilmente in Venezuela, referente di un’organizzazione colombiana di narcotrafficanti che egli stesso si pregiava di annoverare tra le prime al mondo per volume d’affari.

la droga sequestrata

(clicca per ingrandire)

LA “REGIA” ITALIANA.

La regia italiana dell’operazione era in mano a Giuseppe Barbaro, 42, elemento di spicco dell’omonima cosca di Platì (Reggio Calabria), all’epoca latitante per altri fatti e, successivamente, arrestato dai finanzieri del Goa di Catanzaro il 12 dicembre 2008 dopo circa due anni di latitanza. Quest’ultimo operava in stretta sinergia con altri malavitosi calabresi e, soprattutto, con alcuni esponenti della criminalità organizzata campana e laziale, fra cui Giovanni Sciacca, 51, Emilio Boccolato, 58, e Antonio Rea, 59. In tale ambito, l’attenzione degli investigatori si concentrava sulla figura di Antonio Rea, soggetto insospettabile e con uno stile di vita molto regolare e defilato ma che, in realtà, costituiva l’elemento di collegamento tra l’intera organizzazione radicata in Italia e il fornitore sudamericano Vittorio Belgiovane, di cui era l’esclusivo referente e portavoce. Proprio un viaggio di quest’ultimo in territorio italiano nell’agosto del 2005, prontamente monitorato dai militari del Gico di Catanzaro, rafforzava l’ipotesi investigativa secondo cui l’organizzazione era in procinto di concretizzare l’acquisto di una consistente partita di droga. Il venezuelano, infatti, era giunto da Caracas a Roma Fiumicino per pianificare gli ultimi dettagli dell’importazione che, secondo quanto emergeva dalle intercettazioni telefoniche ed ambientali, sarebbe dovuta avvenire con la spedizione, via mare, di un container contenente ufficialmente pelli bovine essiccate quale carico di copertura della sostanza stupefacente occultata all’interno.

700 CHILI DI DROGA. Grazie ad una minuziosa attività investigativa condotta nei giorni immediatamente successivi all’incontro, si riusciva a risalire al porto venezuelano da cui sarebbe partita la nave (La Guaira), al nome di quest’ultima (“Cala Palma” della Costa Container Lines S.p.a.), al porto di destinazione (Livorno) e, perfino, ai dati identificativi del container su cui viaggiava lo stupefacente. Il 14 settembre del 2005, dopo una breve sosta di cabotaggio nel porto di Vado Ligure (Sv), la nave giungeva nel porto toscano e, all’apertura del container i militari del Goa di Catanzaro e quelli della Compagnia di Livorno individuavano, occultati sotto un carico di copertura costituito da pelli bovine essiccate, circa 700 chilogrammi di cocaina purissima, uno dei maggiori sequestri realizzati in Italia negli ultimi anni.

OLANDA.

Le indagini successive consentivano di chiarire e specificare ulteriormente coinvolgimenti e responsabilità degli odierni arrestati, in Italia ed in Olanda paese, quest’ultimo, nel quale l’organizzazione italiana poteva contare su una rete di trafficanti locali, già noti alla polizia di Amsterdam. Trattasi, in particolare, di Pasquale Pagliaro, 45 anni, di origini campane ma stabilmente residente in Olanda, dove agiva in stretta sinergia con una alcuni soggetti olandesi identificati in Jerry Gallant, 57 anni, alias “il codino”, Richard Kramer, 47, Suzette De Rijp, 50, alias “la signora” e, in ultimo, ma non in ordine di importanza, Greg Remmers, 62, pluripregiudicato, ritenuto dalla Polizia dei Paesi Bassi, personaggio di notevole spessore criminale. In tale contesto, preziosa è stata la cooperazione fornita dalla polizia olandese che, in tempo reale, ha assicurato un continuo flusso di informazioni sui soggetti monitorati e sui loro movimenti nonché l’ascolto reciproco delle conversazioni che avvenivano in quel paese.

IMPIEGATE SOFISTICATE APPARECCHIATURE. L’intera attività investigativa si è svolta con il costante coordinamento, anche a livello internazionale, della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga, che ha altresì fornito un determinate supporto logistico ai militari operanti, specie laddove si è reso necessario l’impiego di sofisticate apparecchiature tecniche. Parallelamente alle descritte investigazioni, i finanzieri del Gico di Catanzaro, dello Scico di Roma e della Tenenza di Mondragone hanno condotto mirate indagini economico-finanziarie, condotte anche con l’ausilio di un innovativo applicativo informatico denoninato “molecola”, ideato e realizzato dallo Scico, in collaborazione con la Direzione Nazionale Antimafia, grazie alle quali è stato possibile di ricostruire in capo ai principali indagati notevolissimi complessi patrimoniali costituiti, prevalentemente, da beni immobili, attività commerciali e quote societarie, detenuti sia direttamente sia attraverso l’impiego di prestanome. L’esame del materiale investigativo raccolto in sede di indagini di p.g. e i successivi accertamenti economico-finanziari hanno permesso di accertare che alcuni indagati, ricorrendo ad un complesso intreccio di rapporti societari in continuo mutamento, erano riusciti ad effettuare notevoli investimenti in beni e società, alcuni dei quali in maniera ufficiale, altri ricorrendo a soggetti prestanome, utilizzando le considerevoli disponibilità finanziarie rivenienti dall’attività delittuosa posta in essere.

I BENI SEQUESTRATI. I conseguenti provvedimenti di sequestro preventivo dal Gip del Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della locale Procura distrettuale, colpiscono i seguenti beni per un valore stimato in 80 milioni di euro: 16 attività economiche, fra ditte individuali e società; 25 quote societarie, per svariati milioni di euro; 7 automezzi; 12 immobili tra terreni e fabbricati 2 polizze assicurative.

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