Sant’Antimo

Clan Puca, sequestrato centro benessere a Cesa

 CESA. Maxi sequestro di beni mobili e immobili per un valore di 150 milioni di euro a carico di Pasquale Puca, capo dell’omonimo clan attivo nel comune di Sant’Antimo (Napoli).

Sono stati gli agenti della sezione misure di prevenzione patrimoniale, della divisione anticrimine della questura, in collaborazione con il Commissariato di Polizia Frattamaggiore, a ad aver eseguito a carico di Puca, 43 anni, meglio conosciuto come ‘o minorenne’.

Le indagini della polizia, coordinate dalla Procura, hanno consentito di svelare un patrimonio ingente intestato a Puca ed ai suoi familiari. Rientrano tra i beni sequestrati, 65 appartamenti, 7 società specializzate nella costruzione e vendita immobiliare, un grosso punto Snai ed un centro benessere di 3 piani, ubicato a Cesa (Caserta), terreni ed altro.

Era noto come “‘o minorenne” per il “carisma criminale” mostrato fin da giovanissimo. Racket, usura, operazioni commerciali nel settore edile, fra Frattamaggiore, Sant’Antimo e Casandrino, nel Napoletano. E’ questo il business che permette a Pasquale Puca, 64 anni, capo dell’omonimo clan, di accumulare un ingente patrimonio. E nel provvedimento di sequestro – il più consistente degli ultimi 2 anni per la Questura di Napoli – c’é anche un enorme centro di scommesse, sulla via Appia, fra Melito e Aversa. Resterà in funzione, sotto la guida del Tribunale. Sessantacinque immobili nuovissimi, con appartamenti anche di 200 metri quadrati: c’é dentro una grossa fetta di cubature abusive. Il punto Snai sulla Appia, un centro benessere di tre piani a Cesa (Caserta), ben sette società specializzate nella costruzione e vendita immobiliare; diversi terreni. La differenziazione delle attività in cui si riciclano ormai i beni della criminalità organizzata, hanno sottolineati gli inquirenti in una conferenza stampa, rende particolarmente difficile l’individuazione dei beni richiedendo analisi sempre più sofisticate.

“Alcune proprietà erano riconducibili ai familiari di Puca. La società del punto Snai, ad esempio, era pro quota del figlio Lorenzo, ma si trovava in un immobile, di enormi dimensioni, di proprietà del padre”, ha spiegato il vicequestore aggiunto Nunzia Brancati, della divisione Anticrimine guidata da Piera Romagnosi. “E’ importante colpire le tasche e i patrimonio di persone che delinquono e che appartengono alla criminalità organizzata – ha commentato il questore di Napoli Santi Giuffré, in conferenza stampa -. Provvedimenti del genere sono talvolta anche più lesivi, per la camorra, di quelli restrittivi”.

Pasquale Puca, in carcere dal 2009 per l’omicidio, di cui è responsabile in concorso con altri, del boss di un clan rivale, Francesco Verde (‘o Negus), mosse i primi passi nel crimine quando era un adolescente. La prima condanna per associazione a delinquere di stampo mafioso risale al ’92: per fatti commessi pero’ negli anni ’80, quando aveva 17 anni.

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