Marcianise - Capodrise - Portico - Recale - Macerata Campania

La Paranza “Ranogne e ‘nguille”

 MARCIANISE. Un ritmo forte e deciso, un suono scandito su tamburi da vecchie e giovani mani dalle origini contadine, che ricorda a tratti arcaiche sonorità guerresche, …

… battiti travolgenti accompagnati da schiocchi di nacchere che si intrecciano in veloci movenze inusuali, questa atmosfera ci accompagna nella paranza di musica popolare “re ranògne e ‘nguille”, la prima vera paranza di ballo e canto sul tamburo del circondario di Marcianise.

Un insieme di suonatori, ballatori e cantatori spontanei composto da Giovanni Monte il capoparanza, Luca De Simone, Ciro Raucci, Carmen Lammardo, Pasqualina Ricciardi, Alessandro Del Bene, Roberto Conchiglia, Valentina Colella, Angela Di Sivo, Antonella Lampitelli, Giulia Schiavo, Angela Laurenza, Paolo Cuccaro e Raffaele Negro. Questa allegra compagnia, sta portando nelle feste popolari campane il ballo e canto sul tamburo secondo la tradizione marcianisana e dintorni, nella maniera più autentica e genuina, una tradizione conosciuta come ‘o ball e l’urz, che comprende con piccole differenze anche le cittadine di San Marco Evangelista, Capodrise, San Nicola la Strada, con echi a Portico di Caserta e Maddaloni.

Bastano pochi colpi ncopp ‘o tammurr e intonare strofe prolungate, per accendere quella miccia di sfogo di danzatori che hanno voglia di trasmettere tutta una cultura, secoli di usi e costumi, allora si crea il cerchio di persone, tutte con lo sguardo puntato sulla coppia che danza per ore, curiosi e appassionati che indirettamente partecipano con le loro incitazioni , con la curiosità di vedere chi si stancherà per primo o chi verrà messo da parte dall’inserirsi prepotente di un altro danzatore. Insomma è come assistere ad uno spettacolo corale dove tutti sono i protagonisti, ma con una grande differenza, non c’è esibizione ma solo voglia di esprimersi e divertirsi.

Il nome della paranza, tradotto in italiano “rane e anguille” è nato per caso molto scherzosamente ma con una sua logica, l’appellativo è quello di due animaletti d’acqua dolce sinonimi di agilità ed energia, le stesse caratteristiche che contraddistingue la paranza nei suoi cerchi di tammurriata, ma ancora il nome identifica anche l’area geografica in cui nasce la paranza e la sua tradizione musicale, fino a pochi decenni fa l’agro del basso casertano in particolar modo quello marcianisano, era caratterizzato da tanti canali dovuti anche all’abbondanza di acque sorgive, utilizzati per l’irrigazione delle colture e la macerazione della canapa, habitat ideale per questi nostri animaletti, che hanno dato una certa identità all’agro.

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