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Boss dei Belforte si fingeva malato: rispedito in carcere

Gennaro BuonannoMARCIANISE. Gennaro Buonanno, 59 anni, alias “Chiocchino”, ritenuto al vertice del clan camorristico dei Belforte di Marcianise (Caserta), è stato arrestato e condotto in carcere alle prime luci dell’alba a Roma.

I carabinieri della stazione Tor Dé Cenci lo hanno catturato mentre si trovava già agli arresti domiciliari per le condizioni di salute descritte dalle sue cartelle cliniche. Accertamenti dei militari hanno invece consentito di scoprire che in realtà il suo stato di salute era ottimo a differenza di quanto descritto dal quadro clinico.

Buonanno dovrà ora trascorrere in carcere 11 anni per violazione sulla legge delle armi, estorsione e associazione per delinquere finalizzata alla gestione del traffico di sostanze stupefacenti tra Milano, Brescia e l’hinterland Casertano.

Prelevato dai carabinieri, il pregiudicato ha tentato nuovamente di evitare le sbarre accusando malori ma i militari, dopo averlo fatto visitare in ospedale, lo hanno ammanettato e rinchiuso nel carcere di Rebibbia.

L’uomo fu destinatario, nel maggio 2009, di un’ordinanza di custodia cautelare insieme aSalvatore Belforte, 48 anni, capo dell’omonimo clan detto anche dei “Mazzacane”; Pasquale Cirillo, detto “’O Pecuraro”, 37 anni; Felice Napolitano, detto “’O Capitone”, 45 anni; Francesco Zarrillo, detto “Sarocchia”, 40 anni. Tutti erano già detenuti, tranne Buonanno, ristretto agli arresti domiciliari. Le accuse erano di concorso in omicidio pluriaggravato, con l’aggravante di avere agito al fine di agevolare le attività dei clan camorristici “Belforte”, egemone a Marcianise, e “Natale” di Caivano (Napoli). Il provvedimento riguardava l’omicidio di Giovanbattista Tartaglione, esponente del clan Piccolo (detto anche dei “Quaqquaroni”), compiuto il 22 settembre del 1996 a Caivano.

Le indagini, supportate dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Giuseppe Marino, esponente del gruppo Natale-Marino, che materialmente partecipò all’omicidio, Antonio Gerardi e Michele Froncillo, entrambi organici al clan Belforte, fecero luce su uno dei più efferati delitti commessi nel corso della sanguinosa faida di camorra che contrappose nel corso degli anni ’90 i Belforte e i Piccolo per il predominio nelle attività illecite a Marcianise.

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