Italia

Inchiesta G8, altri 15 casi di acquisti truccati. Testimone accusa Lunardi

Pietro LunardiROMA. Sulla scia del caso del ministro Claudio Scajola sono emersi altri 15 nuovi casi simili dal fascicolo della procura di Perugia.

Secondo gli inquirenti, che stanno cercando di chiarire la vicenda degli appalti pubblici concessi per i Grandi Eventi, ci sarebbero altre compravendite di case avvenute attraverso passaggi illeciti di denaro. Chiamato in causa anche stavolta l’architetto Angelo Zampolini, collaboratore dell’imprenditore Diego Anemone, che non ha mai nascosto di aver messo a disposizione i propri depositi per questo tipo di situazioni.

Attualmente è la Guardia di Finanza che sta verificando al documentazione bancaria, in particolar modo l’attenzione è focalizzata sulle transazione di soldi che in maniera anomala passavano da un conto corrente, poiché si ritiene che esse possano svelare il versamento delle tangenti. Quello che maggiormente ha insospettito gli inquirenti è stato il fatto che per tali passaggi di soldi si tenesse in contro sempre le stesse persone e cioè un funzionario della Deutsche Bank ed un notaio che si occupava delle stipule.

A dare una mano alle indagini è stato soprattutto il racconto di Laid Ben Hidri Fathi, il tunisino che per anni è stato autista e factotum dell’imprenditore Angelo Balducci, il quale ha affermato che furono consegnate diverse buste e tra i destinatari c’erano anche dei ministri. L’unico nome pronunciato dal tunisino è stato quello dell’ex ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi. Infatti le indagini si stanno concentrando su un appartamento in via Sant’Agata dei Goti, nel quartiere Monti di Roma, che Claudio Rinaldi avrebbe acquistato per il figlio dell’ex ministro, attualmente proprietario dell’immobile. Sotto la lente d’ingrandimento anche un palazzo in via dei Prefetti, sempre a Roma, che la famiglia Lunardi avrebbe acquistato dall’ente religioso “Propaganda Fide” di cui Balducci era consigliere.

Secondo gli inquirenti Rinaldi starebbe in una posizione di conflitto di interesse. Contraria l’opinione del legale di Rinaldi, Titta Madia che ha affermato: “Il mio assistito ha sempre svolto attività professionale privata e in questa veste ha collaborato con il gruppo Anemone”.

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