Italia

Finanziere turco rapito a Rimini: liberato dalla polizia

 RIMINI. La squadra mobile della Questura di Rimini ha liberato un cittadino turco che era stato sequestrato a scopo di estorsione (ma la notizia era stata tenuta segreta) il 14 maggio scorso da un commando di cinque persone armate.

La polizia ha arrestato nove uomini, otto italiani di varie regioni, e un etiope. La vittima – spiega una nota della Polizia – è Adnan Sakli, sottoscrittore di valuta corrente e proprietario di un istituto di credito statunitense, con la quale la gang avrebbe goduto di una transazione monetaria di 27 miliardi di euro in cambio della liberazione dell’ostaggio.

Sakli, cardiopatico grave e sottoposto a intensa cura farmacologica, sarebbe deceduto se fosse rimasto privo per giorni dei medicinali di cui ha bisogno. Il turco, che ha anche passaporto statunitense,era statosequestrato nella sua casa a Rimini, poi con la minaccia delle armi trascinato su una vettura di grossa cilindrata e poi su un camper, con cui veniva portato in Toscana e imprigionato in un cascinale a Chiusi.

Nel riserbo più assoluto sono stati rapidamente individuati i leader della banda. Nelle loro conversazioni telefoniche usavano un linguaggio criptato, e comunque le intervallavano su più mezzi di comunicazione: telefono, Skype, Voip, E-mail a orari prestabiliti e pianificati, e avevano fiancheggiatori professionisti. La cellula principale operava a Roma, dove si è diretto il pool investigativo coordinato dal capo della mobile riminese, Nicola Vitale. Scoperti collegamenti con un paio di persone a Verona, addette alla traduzione di documenti che Sakli avrebbe dovuto firmare per portare a termine l’ingente operazione finanziaria. Individuati anche i carcerieri che avevano il compito non solo di sorvegliarlo, ma anche di scortarlo negli spostamenti fino a Roma.

Il blitz, in cui è avvenuta la liberazione l’uomo esono stati arrestati quattro dei carcerieri,è stato messo in atto il 18 maggio, quando uno dei capi avrebbe dovuto completare col sequestrato la transazione miliardaria. Dopo la liberazione e le cure, Sakli ha indicato il resto dei malviventi, solo con pseudonimi o caratteristiche somatiche. La polizia dai pochi elementi è comunque riuscita a risalire all’intera gang e il pm di Bologna Enrico Cieri ha così potuto disporre il fermo di altri cinque indiziati.

I NOMI. Questi i nomi dei nove arrestati:Francesco Proietto, 59 anni, di Santa Maria di Licoria (Catania); Michele Giovanni Amandini, 64, di Deder (Etiopia); Gaetano Scafa, 59, di Torre Annunziata (Napoli); Raul Di Bernardo, 51, di Tagliacozzo (L’Aquila) (questi quattro sono stati arrestati a Roma); Carlo Giuseppe Nicolosi, 50, di Palermo, arrestato a Pavia; Marco Ottavi, 51 anni, di Monterotondo (Roma), preso a Verona; Salvatore Badalamenti, 59, di Montelepre (Palermo), preso nel capoluogo siciliano; Paolo Quaglierini, 58, di Campiglia Marittima (Livorno), in manette a Verona; Fabio Deana, 61, di Riese Pio X (Treviso), catturato a Milano. Durante le perquisizioni sono state trovate in loro possesso documentazioni che comprovano l’appartenenza al progetto criminoso.

RAPITORI GIA’ PRONTI A FIRMARE PROCURA. Poco prima di essere bloccati dalla polizia, in una zona centrale di Roma, i rapitori di Sakli stavano per accompagnarlo da un notaio della Capitale. Qui avrebbe dovuto firmare una procura con cui i sequestratori avrebbero poi potuto prelevare il denaro corrispondente ai titoli vantati dall’uomo e intestati a varie banche europee (nessuna italiana). Al momento del blitz il documento non era stato ancora firmato. Nessun dettaglio in più sulla tipologia dei titoli è stato fornito dagli inquirenti nella conferenza stampa, che si è svolta a Bologna. E’ questo, del resto, uno degli aspetti più oscuri della vicenda, oltre alla reale titolarità da parte del finanziere turco di quei titoli dal valore astronomico e sui suoi presunti rapporti professionali con la Federal Reserve.

AL VAGLIO LA POSIZIONE DEL TURCO. Accertamenti sono in corso anche per verificare se Sakli abbia precedenti penali. L’uomo – hanno precisato gli investigatori – era in Italia da un paio di mesi e non per motivi di lavoro. Non ha un’abitazione a Rimini ma era ospite di una coppia di amici che vive in zona mare. E’ qui che il 14 maggio intorno alle 7.30 Sakli è stato prelevato da 5-6 persone che, armate e con una pettorina della polizia, hanno detto di essere agenti della questura di Pescara. Poi l’hanno caricato a forza su una macchina e portato via. A denunciare il sequestro alla polizia di Rimini sono stati subito dopo i due amici pensionati. L’uomo – spiegano gli investigatori – ha sostenuto con gli inquirenti di essere in possesso di titoli per centinaia di miliardi di euro e di dollari e di avere entrature direttamente nella Federal Reserve statunitense. Di sicuro c’é che è stato trovato un documento in lingua inglese, tradotto anche in italiano, relativo a titoli statunitensi per il valore astronomico di 27 miliardi di euro e che i rapitori hanno cercato di far trasferire da Sakli nella loro proprietà, per poi aprire conti correnti in Lussemburgo e in altre città europee. Quel documento – a quanto si è appreso – è stato affidato ai periti della Banca d’Italia per decifrarne la portata. I suoi sequestratori devono avere avuto informazioni privilegiate se hanno puntato su di lui e proprio su quel titolo del valore di una finanziaria da lacrime e sangue. La mente sarebbe stata Michele Giovanni Amandini, detto “Miscel”, etiope di nascita ma milanese d’adozione. E proprio nel capoluogo lombardo sarebbe molto noto alle forze dell’ordine e anche agli ambienti finanziari come truffatore. Che Sakli fosse “sottoscrittore di valuta corrente” lo scrive la polizia in una nota. Ma tra gli stessi inquirenti, in attesa di riscontri, c’é più di un dubbio su alcune sue dichiarazioni. Che le investigazioni stanno cercando di sciogliere.

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