Italia

Ddl carceri, no a domiciliari “automatici”

Angelino AlfanoROMA. Il governo riscrive il ddl Alfano sulle carceri con tre emendamenti presentati in commissione Giustizia alla Camera.

Tra le novità lo stop all’automatismo per cui l’ultimo anno viene scontato ai domiciliari. A decidere se consentire la detenzione domiciliare sarà il magistrato di sorveglianza.

Il primo dei tre emendamenti del governo, tutti a firma del sottosegretario Giacomo Caliendo, sostituisce l’articolo 1 del ddl Alfano ribadendo che la pena detentiva, non superiore a 12 mesi, anche se costituente parte residua di maggior pena, “è eseguita presso l’abitazione del condannato o altro luogo pubblico o privato di cura, assistenza e accoglienza, di seguito denominato ‘domicilio”‘ ma a decidere è il magistrato di sorveglianza sulla base di una relazione sulla condotta che gli viene trasmessa dall’istituto penitenziario.

La relazione deve essere corredata da un verbale di accertamento della idoneità del domicilio. In base a questo viene anche esclusa l’ipotesi che il domicilio nel quale l’immigrato sconta l’ultimo anno possa essere il Cie. Tra gli emendamenti del governo uno prevede, inoltre, l”‘adeguamento dell’organico del corpo di polizia penitenziaria alla situazione emergenziale in atto”. Per questo viene prevista la possibilità con decreto del ministro della Giustizia di abbreviare i corsi di formazione iniziale per gli agenti del corpo di polizia penitenziaria. Il termine per i sub-emendamenti è fissato per domani alle 10.

“Sono state accolte alcune istanze che avevamo posto sin dall’inizio come la cessazione dell’automatismo dell’ultimo anno a casa, l’accertamento della pericolosità da parte del magistrato e il potenziamento delle forze dell’ordine”. Così Nicola Molteni, componente leghista in commissione Giustizia alla Camera valuta positivamente le modifiche proposte dal governo in commissione Giustizia al testo sulle carceri. “Finalmente – dice anche Matteo Brigandì – non si parla più sic et simpliciter di prendere i detenuti e portarli a casa. Ora bisognerà fare i conti con l’oste e l’oste in questo caso sono i magistrati”.

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