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Bondi: “Nulla a che fare con faccendieri”. Anemone scarcerato

Sandro BondiROMA. Niente a che fare con “faccendieri” e anzi, il merito di aver agevolato il lavoro della magistratura.

E’ quanto rivendica il ministro dei beni culturali, Sandro Bondi, in una nota con la quale replica alle notizie apparse oggi circa la nomina di Riccardo Micciché a direttore dei lavori per il restauro dei Grandi Uffizi. La promozione di Micciché è al centro di un’informativa dei carabinieri contenuta negli atti depositati dalla procura di Firenze per il giudizio immediato di Angelo Balducci, Fabio De Santis, Francesco De Vito Piscicelli e

dell’avvocato Guido Cerreti nell’ambito di un troncone dell’inchiesta sui grandi appalti.

Sono stati intanto scarcerati per scadenza dei termini di custodia cautelare, Diego Anemone, il costruttore considerato una delle figure centrali dell’inchiesta di Perugia sugli appalti, e Mauro Della Giovanpaola.

ANEMONE. Dopo che informazioni discordanti si erano susseguite durante tutta la giornata di sabato sull’orario sulla sua scarcerazione per evitare l’assedio dei giornalisti, Anemone, ha lasciato la nuova casa circondariale di Rieti alle 6,20 di domenica mattina. Anemone è considerato dagli inquirenti la figura chiave dell’inchiesta condotta dalla procura di Perugia sugli appalti per i cosiddetti Grandi eventi – dai mondiali di nuoto a Roma al G8 che si doveva tenera alla Maddalena, ma anche le celebrazioni per il 150/o anniversario dell’Unità d’Italia.Come lui, ha lasciato il carcere anche Mauro Della Giovampaola, uno dei funzionari pubblici che operavano all’interno della Struttura di missione relativa al vertice degli otto Grandi inizialmente programmato in Sardegna. È infatti terminata la custodia cautelare in carcere disposta per il reato di concorso in corruzione dal Gip del capoluogo umbro Paolo Micheli nei loro confronti e a carico dell’ex presidente del consiglio superiore dei lavori pubblici Angelo Balducci e dell’ex sovrintendente alle opere pubbliche della Toscana Fabio De Santis. Questi ultimi due sono però ancora detenuti perché per entrambi i pm di Firenze hanno ottenuto il processo con il rito immediato, per un’altra vicenda, l’appalto dei lavori per la scuola marescialli.

L’INCHIESTA.

L’inchiesta era partita proprio da Firenze il 10 febbraio scorso, quando il gip aveva disposto gli arresti dei quattro, la “cricca” secondo una delle definizioni emerse dalle carte. Un provvedimento adottato in via d’urgenza con il contestuale trasferimento del fascicolo a Perugia per il coinvolgimento dell’ex procuratore aggiunto di Roma Achille Toro (indagato per corruzione e favoreggiamento); tra gli indagati eccellenti anche il capo del Dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso. Secondo la ricostruzione accusatoria, Anemone, anche tramite persone e società a lui riferibili o collegate, diede quelle che negli atti giudiziari sono state definite “utilità” (l’uso di telefoni cellulari e di auto, arredi per la casa ma anche il pagamento di prestazioni sessuali) a diversi funzionari pubblici per compiere atti contrari ai loro doveri d’ufficio connessi all’affidamento e alla gestione degli appalti per i Grandi eventi. Una volta approdato il fascicolo a Perugia, i pm Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi, insieme al procuratore Federico Centrone, hanno chiesto per Anemone, Balducci, De Santis e Della Giovampaola una nuova misura cautelare per corruzione. Provvedimento disposto dal Gip il 27 febbraio scorso per la durata di tre mesi e la cui efficacia è terminata oggi. L’inchiesta perugina è però in pieno svolgimento.

SCAJOLA SARA’ ASCOLTATO. Martedì approderà davanti al tribunale del riesame l’appello dei pm contro la decisione del Gip di non concedere gli arresti dell’architetto Angelo Zampolini, del commercialista Stefano Gazzani e dell’ex commissario dei mondiali di nuoto a Roma Claudio Rinaldi. Il giorno successivo il Gip esaminerà la richiesta della procura di commissariare le aziende del gruppo Anemone. Venerdì sarà quindi sentito come persona informata dei fatti l’ex ministro Claudio Scajola, coinvolto nell’indagine per l’acquisto di un’abitazione anche con assegni circolari dell’architetto Zampolini, che gli inquirenti sospettano siano riconducibili ad Anemone.

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