Italia

Appalti pubblici, dopo Scajola spunta il nome di Verdini

Denis VerdiniROMA. Denis Verdini, uno dei coordinatori nazionali del Pdl, è indagato dalla procura di Roma per corruzione nell’ambito dell’inchiesta riguardante un presunto comitato d’affari che si sarebbe occupato, in maniera illecita, di appalti pubblici, in particolare i progetti sull’eolico in Sardegna.

Si tratta di un’altra inchiesta partita da Roma e che si incrocia con le indagini sulla “cricca” dei Grandi Eventi, gli appalti del G8, della Maddalena, che dopo il caso Scajola fa tremare ancora il centrodestra. Sarebbero una trentina i politici coinvolti negli affari del G8 e si parla di altri parlamentari ma anche di ministri di questo e dei governi passati, inseriti, a titolo di favore, nel giro di compravendite immobiliari non limpide dal punto di vista fiscale.

Il quotidiano Repubblica, in un articolo a firma di Francesco Viviano, riporta che ancora una volta la banca di Verdini, Credito cooperativo fiorentino, già perquisita dai Ros il 20 febbraio scorso, è stata visitata ieri dai carabinieri. Gli investigatori inviati dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal sostituto Rodolfo Sabelli erano alla ricerca del passaggio di un certo numero di assegni dei quali gli inquirenti intendono accertare la provenienza e la destinazione.

In procura c’é un grande riserbo sulla natura delle indagini in corso. Gli accertamenti su quello che si ritiene essere stato un giro di appoggi e di promesse per favorire alcuni imprenditori sono stati avviati nel 2008 nel quadro di un’altra indagine avviata dalla Direzione distrettuale antimafia. Oltre a Verdini sono indagati, tutti per concorso in corruzione, anche l’uomo d’affari Flavio Carboni, il costruttore Arcangelo Martino, il consigliere provinciale di Iglesias Pinello Cossu, il consigliere dell’Arpa di Sanremo Ignazio Farris, e un magistrato tributario, Pasquale Lombardi.

In quest’altra indagine, che appare quasi parallela a quella nella quale sono stati coinvolti ed arrestati i funzionari pubblici Angelo Balducci, Claudio Rinaldi, Fabio De Santis e l’imprenditore Diego Anemone, sono coinvolti altri deputati e senatori, che avrebbero chiesto ed ottenuto l’aiuto di Verdini su intercessione del senatore Marcello Dell’Utri, il cui nome è più volte spuntato nelle intercettazioni telefoniche della Procura di Roma.

Secondo Repubblica i punti di convergenza dell’inchiesta di Firenze e Perugia sul G8, di quella sui Grandi Eventi, della Maddalena, e quella recentemente avviata dalla Procura di Roma sarebbero tre: la Sardegna, il Credito Cooperativo Fiorentino, di Denis Verdini, e la “Propaganda Fide”, l’ente religioso del Vaticano che gestisce uno dei più grossi imperi immobiliari di Roma e d’Italia. Per tutti coloro che sono coinvolti l’ipotesi di reato è quella di corruzione.

L’inchiesta era partita, come quella sul G8 e dei Grandi Eventi, da Tempio Pausania e da Sassari. In Sardegna si indagava sui grandi affari già conclusi e ancora da concludere intorno al summit G8, poi spostato all’Aquila, sul business dell’eolico e sulla costruzione delle carceri alle quali era particolarmente interessato Diego Anemone tramite alcune delle sue società, ad esempio quella di Bruno Ciolfi che si è aggiudicato l’appalto per la costruzione del carcere di Sassari. Seguendo i percorsi monetari di tutti questi personaggi, gli investigatori hanno scoperto che alcuni notissimi imprenditori si sarebbero rivolti a Flavio Carboni per cercare ed ottenere appoggi politici, elargendo fondi in parte transitati nella banca fiorentina di Verdini e dirottati poi verso altre società che, come quella costituite da Anemone e dagli altri componenti della cricca, servivano, secondo gli investigatori, per distribuire tangenti a politici ed amministratori pubblici.

Nelle intercettazioni di alcuni indagati sono però spuntati nomi di personaggi eccellenti che, allo stato attuale, non risultano indagati. Nomi che vengono fatti più e più volte nelle conversazioni telefoniche tra Flavio Carboni ed un magistrato tributarista Pasquale Lombardi (indagato). Lombardi avrebbe creato una sorta di rete che comprende magistrati, politici ed imprenditori, tutti indirettamente intercettati dai carabinieri di Roma che da qualche anno monitoravano gli affari di Carboni. E proprio seguendo Lombardi gli inquirenti avrebbero scoperto l’intreccio che ora fa tremare un’intera classe dirigente. In particolare ha destato l’attenzione dei carabinieri una visita che Lombardi fece a Verdini, un incontro improvviso e non preannunciato per paura delle intercettazioni telefoniche. Da qui i militari dell’Arma avrebbero accertato che Verdini fece un favore ad un senatore del suo partito per estinguere un mutuo. Ma i favori e i mutui per acquisti di immobili e ristrutturazioni sarebbero parecchi, per questo, dopo le dimissioni di Scajola, le poltrone “traballanti” potrebbero moltiplicarsi.

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