Esteri

Marea nera, Obama promette aiuti per il Golfo del Messico

 WASHINGTON. “Sono il presidente, la responsabilità ultima di questa crisi è la mia”. E alle popolazioni delle zone costiere interessate dalla deriva della marea nera fuoriuscita nel Golfo del Messico: “Non verrete abbandonati”.

Così il presidente Usa Barack Obama si è rivolto alle popolazioni colpite dall’emergenza ecologica seguita all’incidente alla Deepwater Horizon durante una visita alle zone più direttamente coinvolte dal disastro. Il capo della Casa Bianca ha promesso aiuti concreti per fare fronte alle conseguenze dello sversamento di greggio. “Mi prendo l’ultima responsabilità di questa crisi – ha sottolineato – sono il presidente e il compito spetta a me”. Obama ha usato per questa ultima frase un’espressione gia utilizzata da altri presidenti Usa come Truman: “Buck stops with me”.

Nel frattempo, appare sempre più chiaro che le prossime 12-18 ore saranno cruciali nel tentativo di fermare definitivamente la perdita. Lo ha affermato l’ammiraglio della Guardia Costiera Thad Allen, coordinatore delle operazioni di contenimento della marea nera. Il capo della Bp, Tony Hayward, ha preso invece più tempo: 48 ore. Al momento la fuoriuscita di greggio sembra bloccata, ma “è troppo presto per cantare vittoria” e i tecnici hanno ripreso a pompare fango e cemento nel pozzo. Hayward ha detto che l’operazione Top Kill per chiudere il pozzo petrolifero “sta andando abbastanza bene”.

La Camera dei Rappresentanti Usa, intanto,ha votato un provvedimento per quadruplicare le tasse su ogni singolo barile di greggio (da 8 a 32 centesimi) con cui finanziare un fondo speciale per ripagare i danni della marea nera nel Golfo del Messico. L’obiettivo è raccogliere circa 12 miliardi di dollari in 10 anni.

Il riversamento di greggio in mare dal 20 aprile scorso, anche in base alla migliore delle stime, è ormai complessivamente di 68 milioni di litri, una quantità superiore a quella della Exxon Valdez in Alaska, considerata finora la peggiore catastrofe ambientale negli Stati Uniti (allora furono 42 milioni di litri di greggio a riversarsi in mare). Contrariamente a quanto annunciato dalla Bp, che ha sempre parlato di una perdita di 5 mila barili al giorno di greggio dalla falla sul fondo del Golfo del Messico, secondo le stime preliminari del governo Usa sono usciti invece 12-19 mila barili al giorno. È quanto ha determinato il Servizio geologico americano (Usgs).

Obama ha anche detto che il colosso petrolifero British Petroleum “è responsabile di questo orribile disastro» e che dovrà ripagare «fino all’ultimo centesimo per i danni causati”. Il presidente ha rifiutato le accuse rivolte alla sua amministrazione di aver lasciato il controllo delle operazioni di emergenza nelle mani di Bp, dicendo che ogni mossa della società viene approvata dalla Casa Bianca in anticipo. “Bp opera sotto la nostra direzione”, ha detto. “Ogni azione o decisione chiave che prendono deve essere prima approvata da noi”. La Bp ha speso finora 930 milioni di dollari per attenuare la catastrofe. Tuttavia una squadra di magistrati e investigatori federali guidata dal Dipartimento della Giustizia Usa sta lavorando per una possibile incriminazione penale della British Petroleum. Secondo il quotidiano statunitense Los Angeles Times, in effetti, gli inquirenti nelle ultime tre settimane hanno raccolto “con discrezione” prove in Louisiana per capire se la Bp abbia violato normative federali sulla sicurezza e fuorviato il governo di Washington sostenendo di essere in grado di porre fine rapidamente all’incidente ambientale.

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