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Ischia, sequestrato cantiere caserma Forestale: indagato il sindaco

 ISCHIA. La Procura della Repubblica di Napoli ha disposto per la seconda volta il sequestro preventivo di un terreno di circa 800 metri quadrati della pineta del Castiglione, nel Comune di Casamicciola (Ischia), area adibita alla costruzione di una caserma del Corpo Forestale dello Stato.

Ad eseguire il sequestro questa mattina la Guardia di Finanza di Ischia. La misura, richiesta dall’ufficio dell’aggiunto Aldo De Chiara e concessa dal Gip, è stata operata a carico del Provveditorato opere pubbliche della Campania che ha acquisito la titolarità del sito. Un primo analogo provvedimento era stato disposto dalla Procura di Napoli il 13 ottobre scorso, ma poi, in seguito a chiarimenti espressi dal provveditorato opere pubbliche della Campania, era stato concesso il dissequestro sulla base del fatto che ‘le opere pubbliche dello Stato non necessitano di permesso per costruire’. Ripresi i lavori con il taglio di circa 80 pini sono avvenuti i lavori di scavo e la realizzazione delle fondamenta della costruenda caserma. Durante i lavori l’associazione di volontariato ‘Assopini’ di Ischia, con la presidente, Teresa Sena, ha nuovamente presentato in Procura un articolato esposto denuncia con la richiesta di sequestro dell’area.

Nell’ambito dell’inchiesta sono indagati con l’accusa di falso in atto pubblico Giuseppe Ferrandino, attuale sindaco di Ischia ed ex sindaco di Casamicciola, gli architetti Silvano Arcamone e Liviana Buono, il geometra Mazzella ed il titolare dell’impresa edile Parravicini.

L’ipotesi investigativa è che, per aggirare i rigorosi divieti di edificazione sull’isola, sottoposta a vincoli paesaggistici, “la caserma stia sorgendo su una particella catastale diversa da quella originariamente destinata dal Comune”. Agli atti dell’inchiesta c’é il verbale di interrogatorio del tecnico comunale che aveva ricevuto il compito di realizzare il frazionamento per l’individuazione dell’area. Il tecnico, è scritto nel decreto di sequestro, non solo sottolinea “l’erroneità della particella, bensì anche l’individuazione dolosa e falsa della medesima, peraltro disattendendo un provvedimento dell’autorità giudiziaria in cui nessun diritto veniva concesso al Comune su quel determinato territorio del quale era mero gestore”.

Per il gip, la tesi sostenuta dal provveditore alle Opere pubbliche Carlea e dall’architetto Buono “che, di fatto, assume lo svincolo totale da ogni normativa in forza della qualificazione dell’opera quale statuale, appare davvero incongrua, atteso che, a voler dar fondamento alla stessa, anche in un’area paesaggistica protetta integralmente si potrebbe costruire in assenza di ogni vincolo, non tenendo in alcun conto la competenza dell’amministrazione preposta alla tutela del medesimo”.

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