Campania

Droga pagata con le ricevute del Bingo: 20 arresti nel napoletano

 NAPOLI. Consegnavano cocaina e hashish a domicilio e per farsi pagare, in alcuni casi, si facevano consegnare ricevute vincenti del Bingo o della Sisal.

In tal modogli acquirenti degli stupefacenti, pressatidagli spacciatori, potevano far fronte ai debiti. E’ quanto emerge dall’operazione coordinata dalla Dda della Procura della Repubblica di Napoli e che ha portato all’emissione da parte del gip del Tribunale di 20 misure cautelari, 13 in carcere e sei ai domiciliari (una persona è sfuggita), eseguite dai carabinieri della compagnia di Casoria (Napoli).

Le indagini, sviluppate tra la fine del 2007 ed i primi mesi del 2008,hanno rivelato l’esistenza di due diverse organizzazioni, entrambe dedite allo spaccio di sostanze stupefacenti, in particolare hashish e cocaina, principalmente operanti nel territorio dei comuni di Napoli ed Arpino di Casoria.

Gli investigatori hanno accertatocome le organizzazioni gestissero almeno due distinte piazze di spaccio: l’una presso la sala Bingo di via Stadera a Napoli – i cui gestori sono estranei alle indagini – e l’altra ad Arpino, organizzate con veri e propri turni di vendita e di servizi di vedette. Le organizzazioni disponevano di una fitta rete di appoggi, in particolare di incensurati – come evidenzia il procuratore aggiunto della Repubblica di Napoli, Rosario Cantelmo – nelle cui abitazioni lo stupefacente era nascosto e custodito. Si avvalevano anche di numerosi corrieri che procedevano alla consegna a domicilio dello stupefacente ai vari acquirenti coprendo una vastissima area della provincia di Napoli.

Sono emersi anche collegamenti tra alcuni degli indagati ed esponenti di rilievo della locale criminalità organizzata, e in particolare con persone vicine a Paolo Di Mauro, noto come ‘Paoluccio l’infermieré, successivamente arrestato, inserito, all’epoca dei fatti, nell’elenco dei 30 latitanti più pericolosi.

Individuata anche un’ulteriore cellula di persone, a loro volta destinatarie del provvedimento di arresto, specializzata nella realizzazione di furti con la tecnica del buco nei confronti di esercizi commerciali della provincia di Napoli, e di ricettatori, per i quali si è proceduto a piede libero, dei beni rubati. Tra un furto e l’altro, Massimiliano Del Piano trovava il tempo di cucinare saporiti piatti per un’amica. Nell’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip Andrea Rovida su richiesta del pm Francesco Valentini, ci sono alcune intercettazioni telefoniche in cui i ladri parlano delle attrezzature necessarie per scassinare e di come procurarsele; dalle conversazioni si comprende inoltre che, proprio per evitare il rischio di essere intercettati, i malviventi preferiscono tenersi in contatto via radio.

FURTI E “GASTRONOMIA”. Preparando un furto in due uffici di Casoria, tre ladri si “tassano” ciascuno di 200 euro per comprare gli attrezzi; Massimiliano Del Piano ne parla a un’amica per la quale ha fatto anche la spesa: “Senti un po’, ci sta… Stiamo finanziando un servizio. Abbiamo fatto una raccolta, va bene? Ora che scendi ne parliamo. Che ti volevo dire: vedi che ho preso un poco di provola ed un panino, ti ho portato due peperoni”. Chiede alla donna se le piacciono i peperoni, poi prosegue: “Li ho fatti… Li ho amalgamati un pochettino ieri perché mi mancavano le materie prime, tanto la provola è buona, tanto non fa male, ed un panino. Ci sentiamo dopo”. Finita la parentesi gastronomica, il ladro si lamenta del suo “lavoro” e riprende a parlare della somma per acquistare gli attrezzi da scasso: “Ci siamo ritirati tardi stanotte, siamo andati… Stiamo vedendo chi può finanziare un lavoro. Ci serve un finanziatore per questo lavoro che dobbiamo fare e ci servono i ferri adatti, hai capito?”. Raccolta la somma, i banditi procedono all’acquisto del necessario in un notissimo centro commerciale napoletano specializzato in attrezzature per il bricolage e il fai-da-te. L’incaricato è sempre Del Piano, cui un complice suggerisce: “Prendi due pacchi di batterie da Scaramuzza”. All’uscita, i complici si informano sul tipo di arnesi acquistati, in particolare sulle dimensioni della punta del trapano: “Che micce ti ha dato questo, sono buone le micce?”. Del Piano chiarisce: “Una miccia rossa mi ha dato, quella là con il dentino sopra i due pollici, lunga un venti centimetri”. Il giorno, dopo il furto viene messo a segno: passando attraverso una panetteria, i ladri sbucano in due uffici di via Benedetto Croce, a Casoria, e rubano contanti e assegni.

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