Campania

Avellino, arrestato il boss Salvatore Cava

 AVELLINO. Salvatore Cava, il capo dell’omonimo clan camorristico di Quindici (Avellino) è stato catturato dagli agenti della Squadra Mobile di Avellino e Napoli.

Cava,26 anni, accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso e di numerose estorsioni, e inserito nella lista dei cento latitanti più pericolosi, è stato arrestato a Pago Valle Lauro, a pochi chilometri da Quindici, dagli uomini della Squadra Mobile di Avellino e Napoli.

Il capoclan, che da due anni aveva fatto perdere ogni traccia, si trovava in una villetta del centro irpino al confine con la provincia di Napoli, di proprietà di un uomo che gli investigatori considerano un fiancheggiatore del clan Cava.

Una caccia paziente e determinata quella della polizia,che ha dovuto fare i conti con quella che il questore di Avellino, Antonio De Iesu, ha definito la “assoluta omertà” dell’ambiente. Cava stava riposando quando gli agenti, armi in pugno, hanno fatto irruzione nella villetta di via Calata Angiero. Il boss non ha opposto resistenza. In casa non sono state trovate armi ma soltanto una modesta somma di denaro in contante e alcuni rilevatori di microspie per segnalare eventuali intercettazioni ambientali e telefoniche da parte degli investigatori.

Arrestati anche quelli che sono considerati i suoi consapevoli fiancheggiatori: si tratta di marito e moglie, entrambi di 47 anni, incensurati, lui operaio della provincia di Napoli, lei casalinga originaria di Salerno, da tempo residenti a Pago Valle Lauro a cui una terza persona, in via di identificazione, avrebbe fatto conoscere Cava.

Il boss emergente, come hanno spiegato il procuratore della Dda di Napoli, Rosario Cantelmo e il pm Francesco Soviero, che ha coordinato sul campo le indagini affidate al capo della Squadra Mobile di Avellino, Pasquale Picone, teneva le fila di quel che era rimasto del clan dopo gli arresti di due anni fa quando nell’operazione “Tempesta” vennero arrestate 28 persone tra capi e affiliati e stava riorganizzando la propria rete criminale con l’obiettivo di stabilire una marcata presenza dell’organizzazione nei comuni del nolano. Cava era stato sul punto di essere catturato due mesi fa quando gli agenti della Squadra Mobile di Avellino lo intercettarono di notte nelle campagne di Quindici ma anche grazie all’oscurità e alla pioggia battente riuscì a dileguarsi. Ma la professionalità, la pazienza e soprattutto “olio di gomito”, come ha detto il procuratore Cantelmo, hanno consentito agli agenti delle questure di Avellino e Napoli di arrivare al risultato pur non potendo contare su testimonianze e collaborazioni di sorta.

A rendere ancora più difficile la sua cattura, il fatto che Salvatore Cava, come suo padre, Biagio, attualmente in carcere, non usava telefoni né computer ma comunicava con i familiari e gli affiliati attraverso “pizzini” . Tra gli elementi che hanno contribuito a identificare la casa in cui si nascondeva, vi è anche un carico di fuochi pirotecnici scoperti durante un normale controllo di polizia nella zona. Sarebbero dovuti serviri a festeggiare la nascita del secondo figlio di Salvatore Cava, il primo maschio della famiglia, nato qualche settimana fa in una clinica di Napoli a cui era stato dato il nome del nonno, Biagio, lo storico capo del clan.

“La cattura di Salvatore Cava rappresenta un duro colpo alla camorra. Lo seguivamo da tempo, parliamo di un boss in grande ascesa”. Così il questore di Avellino Antonio De Iesu commenta l’arresto del boss di camorra inserito nella lista dei cento latitanti più pericolosi. “Le indagini – ha sottolineato il questore – andavano avanti da più di due anni e siamo arrivati a lui senza soffiate. Cava, dopo l’arresto dei fratelli Russo – ha concluso De Iesu parlando con l’Ansa – stava cercando di espandere i suoi affari in tutta la zona compresa tra il Vallo di Lauro e il Nolano”.

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