Aversa

Convento Cappuccinelle, portata via l’ultima suora

 AVERSA. E’ avvenuto giovedì 20 maggio, nelle prime ore del mattino, il trasferimento di suor Maria Teresa.

L’ultima delle cinque cappuccinelle “dismesse” d’autorità dal monastero Maria Santissima Assunta di via Castello è andata via sul camioncino di Bruno, un autotrasportatore, insieme alle sue cose per raggiungere la sorella che vive ad Altamura in provincia di Bari. Ad accompagnarla, perché non viaggiasse da sola con un uomo, era la moglie di Bruno, non la sorella che pure aveva chiesto di esserci per assistere nel lungo viaggio Maria Teresa che è ammalata di diabete ed è in trattamento insulinico. La religiosa mandata dalla Santa Sede per un’ispezione pastorale durata tre anni non aveva dato il permesso, quasi la cappuccinella fosse un pericoloso delinquente da trasferire in altra struttura.

“Pazienza, però andare via da quella che era casa nostra è stato terribile, doloroso” ha commentato piangendo la monaca raggiunta al telefono. “Ci hanno sciolto dal voto di clausura tutte e cinque e adesso faremo le suore in casa, ma resteremo in famiglia fino a quando non avremo trovato un posto dove poter fare ancora vita claustrale tutte assieme” ha aggiunto ricordando l’ultima negazione arrivata dalla visitatrice inviata dalla Santa Sede per valutare il modo in cui conducevano la vita nel monastero.

In mezzo secolo di clausura ricamando merletti e corredi le cappuccinelle avevano messo da parte, su libretti bancari, delle piccole somme di cui in clausura, ovviamente, non potevano disporre ma avrebbero potuto farlo adesso che il voto di clausura è stata sciolto e disporre di un poco di denaro per chiunque abbia vissuto per cinquant’anni in isolamento poteva far comodo. In fondo anche ai carcerati in uscita si da il denaro guadagnato lavorando in cella per affrontare i primi tempi di rientro nel mondo, ma alle cappuccinnelle quelle somme non sono state concesse. Dovranno fare da sole perché non andranno in altri monasteri. Hanno rifiutato di essere separate e trasferite in quelli loro assegnati. “Non per mancanza di obbedienza – ha spiegato suor Maria Teresa – ma perché siamo malate e incapaci di fare i lavori che in un altro monastero dovremmo fare. Ad Aversa siamo entrate giovani, era casa nostra. Da Aversa dovevamo uscire solo da morte”. Non è stato possibile malgrado abbiamo chiesto “clemenza”.

Intanto, non accenna diminuire l’attenzione della popolazione aversana sulla vicenda. Da un lato la raccolta di firme promossa dalla Farmacia Golia al parco Coppola per dare solidarietà alle monache ha già raggiunto le mille firme, dall’altro la sinistra aversana ha lanciato ufficialmente l’allarme sull’ipotesi di possibili speculazioni. “La vicenda del monastero – hanno detto in proposito Marco Monica e Giovanni Savino – è inquietante sotto l’aspetto di una possibile speculazione edilizia. Si chiude il monastero, per farne che cosa non si capisce. Non vorremmo che il progetto di tutela dei beni culturali della nostra città sia quello adottato per l’ex convento di Sant’Agostino degli Scalzi, trasformato in lussuoso condominio. Crediamo che sia diritto di tutta la cittadinanza sapere cosa se ne farà del monastero delle Cappuccinelle, a che cosa è destinato e cosa c’è dietro questo vero e proprio blitz che ha portato alla chiusura del convento”.

Una richiesta che è condivisa da tutta la comunità aversana perché continuare a voler “lavare i panni sporchi in famiglia” da spazio alle più svariate e nefande ipotesi sul perché vero del trasferimento delle monache. In un periodo storico particolare nel quale non si esita ad accusare di pedofilia o semplicemente di proteggere la pedofilia persino il fratello di Papa Benedetto XVI, considerando l’esempio di Papa Giovanni Paolo II che ha applicato il motto evangelico “la verità vi farà liberi”, sarebbe opportuno che la Curia dicesse in maniera chiara e ufficiale come stanno le cose, magari esibendo il verbale dell’ispezione pastorale.

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