Italia

Ru486, Fazio ai governatori leghisti: “C’è una legge, la leggano”

da sin. Zaia e CotaROMA. Ineo governatori leghisti del Piemonte e delVeneto, Cota e Zaia, hanno annunciato di non voler distribuirela pillola abortiva Ru486. Ma dal governo si levano voci critiche.

Ilministro della Salute Ferruccio Fazio ricorda: “C’è una legge, se la leggano. E, anche se sembra ovvio dirlo, tutte le leggi vanno rispettate”. In un’intervista a Repubblica, il ministro invita tutte le Regioni ad “attenersi alle indicazioni del Consiglio superiore di sanità che prevedono, nel rispetto della legge 194, che la pillola Ru486 venga data in ricovero ordinario fino all’avvenuto aborto”.

REAZIONI. “Le dichiarazioni di Zaia e Cota? Euforia da vittoria elettorale”, afferma il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, secondo cui “quando si assumono ruoli da governatore bisogna rispettare la legge. Nessuna Regione può pensare di poter proibire ciò che è concesso e regolato dalla 194”. Anche Alessandra Mussolini (Pdl), intervistata dal quotidiano Affaritaliani.it, ricorda che “abbiamo una legge che deve essere rispettata. Su questa questione rischiamo di diventare guelfi e ghibellini”. Ma una critica arriva anche dall’interno della Lega, e in particolare dal sindaco di Verona Flavio Tosi, che si smarca dal governatore veneto e compagno di partito Zaia: “Non sono d’accordo né con chi sbandiera la Ru486 come un rimedio a problemi legati a rapporti sessuali facili, ma neanche con chi dice che non bisogna assolutamente utilizzarla”.

ZAIA VA AVANTI. Ma, nonostante le polemiche anche all’interno della maggioranza di governo, Zaia non sembra avere ripensamenti. “Nell’ambito della 194 abbiamo delle grosse perplessità rispetto alla sperimentazione perché ci sono stati dei morti. – dice ad Affaritaliani.it – Resto contrario dal punto di vista etico. Stiamo talmente banalizzando la questione che la Ru486 rischia di diventare l’aspirina delle minorenni. Interpreto appieno le parole del Papa, al di là della legge c’è anche una questione etica. L’ho fatto con gli Ogm, lo faccio anche con questa pillola”.

COTA FRENA. Roberto Cota ha invece precisato il senso delle sue parole: “Ho sempre avuto una posizione chiara, mai contro la legge. Quello che ho detto in questi giorni sono le stesse cose che ho detto in campagna elettorale”. Eppure proprio le sue dichiarazioni avevano fatto pensare ad una crociata della Lega contro la pillola abortiva, soprattutto per quel passaggio secondo cui le pillole potevano restare a marcire nei magazzini. “Tutto è partito – ha ricostruito Cota – da una domanda di Belpietro a Mattino 5. Mi ha chiesto cosa avrei fatto delle confezioni del farmaco in arrivo. Alla domanda se avrei lasciato gli scatoloni nei magazzini io ho risposto affermativamente. Da questa mia affermazione è poi nato tutto il dibattito. Io ho detto che la mia posizione è per la difesa della vita e che, per quanto riguarda la Ru486, non la pensavo come la precedente presidente Bresso a favore di un impiego disinvolto di questa pillola, ossia senza ricovero. E ho aggiunto che intendevo affiancare in ospedale delle associazioni pro vita. Successivamente ho motivato il perchè di queste mie dichiarazioni che è legato al fatto che l’uso di questa pillola è potenzialmente molto pericoloso per la donna e per questo necessita di molta cautela. Confermole mie dichiarazioni e dato che siamo in attesa delle linee guida da parte del ministero della Salute ho detto ai direttori generali delle Asl piemontesi di aspettare la mia entrata in carica e di affrontare poi insieme il problema”.

ROCCELLA. Il sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella, invece,in un’intervista a Repubblica, parla dei rischi dellaRu486: “Non è un farmaco miracoloso, anzi ha molte ombre, basti pensare alle 29 morti, 5 in Gran Bretagna, di cui non si è scritta una riga. C’è il rischio di una banalizzazione dell’aborto non sul piano personale ma sociale, a causa di questo continuum chimico che sarà proposto alle donne, con l’idea di poter tornare a casa subito dopo l’aborto”. Ma la pillola, spiega Roccella, “ha molti più effetti collaterali e più eventi avversi dell’aborto chirurgico”. Il sottosegretario, quindi, si dice “favorevole a un protocollo unitario, possibilmente condiviso con le Regioni, per l’utilizzo della Ru486”.

ARRIVANO PRIME SCATOLE. Intanto, le prime confezioni di Ru486 sono partite alla volta della Puglia, dove sono circa 200 le donne che hanno abortito con la pillola Ru486 nelle due strutture in cui è stata compiuta la sperimentazione, il Policlinico di Bari e l’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce.

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