Italia

Direzione Pdl, scontro in diretta Berlusconi-Fini

Silvio Berlusconi e Gianfranco FiniROMA. Lite in diretta tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini durante la direzione nazionale del partito, convocata per affrontare il “dissenso” del presidente della Camera rispetto alla linea politica della maggioranza.

Tra i due sono volate parole grosse davanti allo stato maggiore del Pdl e delle telecamere.Il Cavaliereha aperto i lavori attorno alle 10.30 esortando la platea a sedersi, congratulandosi per il risultato elettorale e rivendicando i successi del suo governo.

Poi ha spiegato che il Pdl è un partito “democratico” e si è impegnato a convocare entro l’anno il primo congresso. “I risultati ci premiano, – ha poi detto il presidente del Consiglio – lo dicono anche i sondaggi. Il governo ha un apprezzamento del 48% e il presidente del Consiglio ha un consenso bulgaro del 63%. Dati applauditi dalla platea, ma non da Fini.

I COORDINATORI. La parola è poi passata ai coordinatori del partito. Sandro Bondi, in particolare, ha scaldato la platea urlando a gran voce che nel Pdl “non ci sono uomini liberi e servi” e ha attaccato alcuni intellettuali di centrodestra, in particolare il professor Campi e il dottor Rossi di Fare futuro (fondazione legata a Fini), a suo parere troppo critici con il partito e con il suo leader, “una personalità che come riconoscono tutti giganteggia sugli altri”, e ha chiesto di prendere le distanze da chi “vuole denigrare un uomo e un leader al quale ciascuno di noi deve molto”. “Non vogliamo un partito con tanti intellettuali e pochi elettori”, ha aggiunto Bondi, esortando il centrodestra a non lasciarsi contagiare “dalla stessa sindrome che ha segnato la disfatta della sinistra”, ovvero lo scollamento dalla realtà.Ignazio La Russa ha invece spiegato che le storie di An e Forza Italia sono compatibili all’interno del Pdl e che non devono essere divise. E ha evidenziato come la Lega non abbia battuto il Pdl, nonostante certe letture del voto di fine marzo. Anche Berlusconi ha evidenziato questo aspetto, ribadendo che “il Pdl non è al traino della Lega”: “I nostri elettori sono tre volte quelli della Lega, noi abbiamo 20 ministeri e loro 3 ministri ma in realtà 2 ministeri: un decimo rispetto a quelli del Pdl. E in 89 consigli dei ministri i verbali non hanno mai registrato una occasione in cui il Pdl si sia dovuto fare indietro rispetto ad una proposta della Lega o avesse dovuto dire sì a qualcosa di non condiviso”.

FINI.

Poi è stata la volta di Fini che ha definito l’appuntamento di oggi “necessario” per fare chiarezza. E ha detto subito di vedere attorno a sè “l’atteggiamento puerile di chi vuole nascondere la polvere sotto il tappeto”. “Avere delle opinioni diverse rispetto al presidente del partito la cui leadership non è messa in discussione – ha poi detto Fini – significa esercitare un diritto-dovere. E’ possibile derubricare delle valutazioni diverse come se si trattasse di mere questioni di carattere personale?”. “E’ stata una caduta di stile – ha poi aggiunto rivolto a Bondi – citare questioni polemiche nel confronto del presidente del consiglio quando sono stato io oggetto di forti polemiche e attacchi mediatici da giornalisti lautamente pagati da stretti famigliari del presidente del Consiglio”. Poi l’ex leader di An ha rivendicato l’esigenza di un Pdl “davvero democratico”. “Siamo in una giornata che cambia le dinamiche del Pdl. – ha detto Fini – E non ci può essere chi viene messo al rogo. In tutte le famiglie politiche europee la leadership forte è frutto di una sintesi tra posizioni anche diverse”.

Sul rapporto con la Lega: “Al Nord stiamo diventando la loro fotocopia, siamo appiattiti sulle loro posizioni”. Fini ha citato le politiche contro l’immigrazione, la mancata abolizione delle province, la mancata privatizzazione delle municipalizzate, tutti temi cari ai Lumbard. “Bossi sa esattamente cosa vuole e lo raggiunge con grande difficoltà”. E dalle elezioni, per il numero uno di Montecitorio, è venuto fuori in tutta la sua prepotenza lo squilibrio tra Pdl e Lega: “Nel 2010 la Lega risulta prima in nove province del nord, nel 2005 non lo era in alcuna. Ed è passata dal 19 al 25% del nostro elettorato”. La sudditanza nei confronti della Lega, ha sottolineato, la si vede anche nella mancanza di una posizione del Pdl sulle celebrazioni per il 150esimo dell’Unità d’Italia, “che alla Lega non interessa”. Altro tema la legalità, “che vuol dire – ha detto Fini – più dell’elenco puntiglioso di operazioni delle forze dell’ordine: serve riforma della giustizia ma non bisogna dare l’impressione che serva a garantire sacche maggiori di impunità. E qualche volta l’impressione c’è, quando si ipotizzava la prescrizione breve era questo il messaggio che si dava”.

LO SCONTRO.

Dopo Fini, ha ripreso la parola Berlusconi, che ha subito attaccato il leader di Montecitorio: “E’ la prima volta che sento queste cose, non mi sono mai arrivate proposte in tal senso”. Fini, seduto in prim fila, ha cercato di replicare e sono volate parole forti. “Tu – ha aggiunto Berlusconi – nei giorni scorsi hai detto di esserti pentito di aver fondato il Pdl”, e intanto Fini protestava. Poi Berlusconi ha cercato di attenuare i toni, dicendo di accogliere con favore la proposta di Fini di un coordinamento dei governatori del Pdl per analizzare le modalità con cui attuare il federalismo fiscale. Quanto alla Lega, il Cavaliere ha ricordato che il partito di Bossi “ha fatto proprie le posizioni che erano di An sull’immigrazione e che poi sono state abbandonate”. Una”frecciata” diretta allo stesso ex leader di An, che parlando di immigrazione aveva ricordato i valori ispiratori del Partito popolare europeo, a cui il Pdl fa riferimento. Quanto alle province, ha detto Berlusconi, abbiamo chiesto l’eliminazione delle province inutili, non delle province in sè: “Perché l’abolizione delle province – ha sottolineato il premier – porta ad un risparmio di soli 200 milioni perché costi e competenze passerebbero alle regioni (tranne gli emolumenti dei consiglieri provinciali) e sarebbe una manovra che scontenterebbe i cittadini”.

Lo scontro però è continuato poco dopo: “I tuoi rilievi – ha detto Berlusconi rivolgendosi a Fini – sono cose che rappresentano percentualmente una piccola parte rispetto a tutto quello che si è fatto. Valeva la pena mettere in discussione il ruolo super partes di presidente della Camera per fare contrappunto quotidiano a noi?”. Poi l’accusa di non avere neppure partecipato alla campagna elettorale per salvaguardare la terzietà dell’incarico istituzionale. “Non sei voluto neanche venire a piazza San Giovanni – ha sottolineato Berlusconi -, chi ha un ruolo istituzionale non può esprimere opinioni politiche, altrimenti lascia il suo ruolo e fa politica nel partito”. Secca la replica di Fini dal pubblico: “Sennò mi cacci?!”.

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