Italia

Direzione nazionale Pdl: è il giorno del giudizio

Gianfranco Fini e Silvio BerlusconiROMA. Ufficialmente è stata convocata per fare il punto dopo i risultati elettorali delle Regionali e delle Amministrative, in realtà la convocazione nazionale del Pdl sarà il momento della verità.

A nulla sono valsi i pranzi e le cene varie che il premier Silvio Berlusconi ha organizzato dapprima con il leader della Lega Umberto Bossi e poi con il presidente della Camera Gianfranco Fini, la rottura c’è e diventa sempre più profonda. L’opposizione nella maggioranza, creata dal gruppo degli ex di Alleanza Nazionale rischia di frammentare il Pdl e a tal proposito il presidente del Consiglio ha rimarcato il suo disappunto, affermando: “Le correnti sono metastasi dei partiti. Il Pdl è un movimento che nasce dal popolo. Non ha correnti che fanno parte dei vecchi partiti. Mi auguro che non ci siano scissioni, mi darebbe fastidio accettare il dissenso”.

Il legame tra i due fondatori del Pdl è freddo e distaccato e lo dimostra la stretta di mano rapida e molto formale che Fini e Berlusconi si sono scambiati sul palco allestito a Villa Miani, in occasione del ricevimento per l’anniversario dello Stato di Israele. Stamattina dovrebbero rincontrarsi all’Auditorium di via della Conciliazione, dove si riunirà la direzione del Pdl. Berlusconi aprirà i lavori e avvierà il dibattito, mentre Fini dovrebbe prendere la parola in mattinata, nel pomeriggio il premier pronuncerà il suo discorso conclusivo.

Le basi per arrivare ad una rottura ci sono tutte, come sottolineano anche le dichiarazioni di Berlusconi,

innanzitutto, che non transige sulla compattezza della maggioranza di governo: “La minoranza che si voglia organizzare o meno per i fatti propri, si dovrà adeguare alla maggioranza, nel rispetto della disciplina di partito anche quando si vota in Aula”.

Fa riflettere anche la dichiarazione che Maurizio Gasparri, capogruppo Pdl al Senato ed ex fedelissimo di Fini, ha rilasciato al ‘Giornale’: “Spero che il partito non si laceri, in contrasto con la volontà degli elettori e consiglio ai finiani di fare un giro nei bar: gli elettori vogliono meno frammentazioni, meno partiti, più chiarezza. In An le correnti erano un contributo di pensiero, ma oggi credo che non abbiano senso”.

Infine la Lega, pomo della discordia in molte delle discussioni tra Fini e Berlusconi, taglia corto sulla possibile scissione del Pdl ipotizzando un ritorno alle urne: “Se non si dovessero trovare soluzioni ai contrasti nel Pdl la cosa migliore da fare è rivolgersi al popolo sovrano”.

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