Italia

Caso Marrazzo, Cassazione: “Fu vittima di un’imboscata”

 ROMA. L’ex governatore della Regione Lazio Piero Marrazzo fu “chiaramente vittima predestinata di un’imboscata”.

Con tali motivazioni la Corte di Cassazione ha depositato le carte dell’inchiesta sul traffico di cocaina e prostituzione legata ai transessuali nella quale è coinvolto anche Marrazzo. Con l’accusa di ricatto, la Cassazione ha anche confermato la misura cautelare nei confronti dei carabinieri della Compagnia di Roma Trionfale, Luciano Simeone e Carlo Tagliente che sorpresero Piero Marrazzo col trans Natalie: “I due carabinieri hanno impedito a Marrazzo di tirarsi su i pantaloni perché la ripresa in mutande aveva, evidentemente, per i fini perseguiti dagli indagati, ben maggiore effetto e ben altro valore, così ben altro valore avrebbe avuto la scena del crimine se fosse stata opportunamente condita dalla presenza di droga. Vi fu una accurata preparazione di quella scena, che prevedeva non solo la presenza della droga ma anche, nello stesso tavolino, accanto al piatto che la conteneva, della tessera personale della vittima, affinché non vi fossero dubbi sulla identificazione del personaggio al quale non si voleva dare scampo”.

Nella sentenza 15082 inoltre la Cassazione ha anche specificato l’inattendibilità del trans Natalie che si sarebbe messa d’accordo con i due carabinieri anche perché questi ultimi “non avevano verbalizzato il loro intervento, né informato i superiori, né sequestrato lo stupefacente rinvenuto nell’abitazione, né proceduto alla perquisizione dell’appartamento”. Nessuna colpa, invece, per l’agenzia Masi e del fotografo Massimiliano Scarfone, per quanto riguarda il tentativo di vendita del video poiché “l’acquisto del video non si è mai concretizzato e i possibili acquirenti ne sospettavano la legittima provenienza e avevano acquisito il parere di un legale”. In particolare, la suprema Corte sottolinea che Massimiliano Scarfone, Domenico Masi, Carmen Pezzuti e Marco Cinquegrana, persone contattate dai carabinieri per vendere il video, non sono né indagati, né indagabili per ricettazione: “Il loro ruolo è solo quello di testi che hanno fatto riferimento alle proposte di acquisto del filmato dichiarando di esserne stati interessati e di aver esaminato quella proposta di acquisto proprio a causa del dubbio sulla legittima provenienza del filmato con la verifica della sua provenienza e con l’acquisizione del parere di un legale, al fine di verificare la legittimità dell’operazione. Questa circostanza consente di escludere l’intenzione dei soggetti di procedere, comunque, anche in violazione di precise norme di legge, all’acquisto del video, peraltro mai concretizzato”.

Si dice finalmente sereno Piero Marrazzo dopo aver appreso le motivazioni emesse dalla Corte di Cassazione: “Ho sempre atteso con serenità le decisioni dei giudici, a loro avevo raccontato la verità e la verità è che io ero la vittima in questa vicenda. – ha detto all’Adnkronos l’ex presidente della Regione Lazio – Ora ci sarà il tempo e il modo, con calma e nel rispetto della giustizia e degli investigatori di raccontare questa verità”.


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