Esteri

La macchia nera arriva in Louisania: Obama dice stop alle trivellazioni

 È stata definita la maggiore catasrofe ambientale degli ultimi decenni: i danni sono irreparabili e superano le aspettative degli esperti.

La macchia nera di greggio che inquina le acque del Golfo Persico nelle prime ore del mattino è arrivata sulle coste della Louisiana, mettendo in agitazione il governo americano. Il governatore della Louisiana Bobby Jindal, ha avvertito che la chiazza di petrolio “minaccia le risorse naturali dello stato” e ha chiesto al dipartimento della Difesa di “finanziare il dispiegamento di circa 6.000 membri della Guarda Nazionale per contribuire all’opera di bonifica”.

Il fenomeno e i danni sono incontrollabili e gli esperti dicono che non possono prevedersi gli effetti. “Il disastro è inarrestabile, sulle coste si riverserà l’80% di greggio”, chiarisce Ezio Amato, responsabile del servizio emergenze ambientali in mare dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), oggi in forza alle Nazioni Unite.Ogni giorno le acque sono invase da 5 barili di greggio che mettono a dura prova la flora e la fauna delle coste americane: per liberare le acque dalla piattaforma petrolifera ci vorranno almeno tre mesi. Il problema grave è che il petrolio è sceso ad una profondità di 1500, intaccando un ecosistema sconosciuto alla scienza, un ambiente imperturbato fino ad oggi che non conosce ne giorno ne notte, ma che subirà pesantemente i danni di questo disastro ambientale. Il greggio sta inquinando le acque da circa 11 giorni da quando una petroliera britannica della compagnia British Petroleum è affondata apportando danni irreparabili all’ecosistema.

Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, che si tiene costantemente informato sull’avanzare del greggio, ha decretato lo stato di emergenza ambientale anche per il Texas, l’Alabama, il Mississippi, la Florida. I pescatori dell’area ha passato tutta la notte a raccogliere gamberi prima che la macchia nera avanzi e li intrappoli nella sua morsa: a rischio infatti ci sono centinaia di specie di pesci ed uccelli e altre forme di vita già messe in pericolo dal passaggio dell’uragano Katrina, che metterebbero in ginocchio le attività di pesca dell’area. La macchia di petrolio e i tentativi di incendio che si innestano per fermare la sua corsa hanno cominciato a far sentire i propri effetti proprio nella città colpita dall’uragano: a New Orleans infatti numerose sono state le denuncie dei cittadini che hanno richiesto test per verificare il tasso di tossicità dell’aria visto che questa era diventata molto pesante. Non a caso oggi il ministro interno della sicurezza, Janet Napolitano, e la collega dell’Epa, Lisa Jackson, raggiungeranno sul posto il ministro dell’Interno Ken Salazar, per eventuali aggiornamenti e verifiche.

Anche Obama si dice pronto a voler combattere il fenomeno: ha allertato l’esercito della Difesa che si armerà di ogni risorsa disponibile per frenare l’incessante moto. È disposto a rimetterci i propri soldi, anche se il danno è stato causato da una petroliera britannica, ma al momento l’unico pensiero è rendere minore il panorama di danni già abbastanza vasto. Anche la compagnia petrolifera britannica comincia a prendersi le sue responsabilità e assieme alla Guardia Costiera americana hanno messo in piedi una grande operazione di contenimento: la British Petroleum si è rivolta al Pentagono per avere accesso alle tecnologie militari che permettono di monitorare la situazione a 1500 metri di profondità cercando di riparare la conduttura rotta. A questo però di aggiungono le barriere di gomma e i sette sistemi di scrematura che la Guardia Costiera utilizzerà per tenere a bada la chiazza nera.

“Abbiamo una strategia di barriere di gomma per le aree costiere di Mississippi, Alabama e per la Florida ,Occidentale” dice il capitano della Guardia Costiera, Steve Poulin. Barak Obama ha fatto sapere inoltre che il problema assume anche valenza politica: sono state infatti sospese le trivellazioni sulle coste statunitensi e tal proposito il presidente degli Usa ha detto: “Non ci sarà nessuna trivellazione in nuove aree fino a che non ci sarà una adeguata verifica di quel che è successo e di quello che viene proposto altrove”. Alla sua voce si aggiunge anche quella del consigliere della Casa Bianca, David Axelrod, che è concorde alla proposta varata dal presidente. Intanto stamane la compagnia petrolifera britannica ha perso molti punti in borsa anche in seguito alla notizia che sarà la compagnia stessa a pagare i costi di bonifica del territorio invaso dal petrolio.

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